Posts Tagged ‘Claudio Maria Micheli’

“Cavalleria Rusticana” e “Pagliacci” chiudono la stagione d’opera al Teatro Superga

Mag 10, 2010

Una chiusura di stagione davvero in grande, con due allestimenti curatissimi sotto ogni profilo. Cavalleria Rusticana e Pagliacci tornano a far coppia, dopo le separazioni e i divorzi che tante direzioni artistiche hanno operato costruendo in cambio connubi spesso stridenti e incongrui. Il Teatro Superga per coronare la conclusione della sua nona stagione lirica ha messo su due cast ragguardevoli, dando vita a due spettacoli che hanno giustamente entusiasmato il pubblico. Nella vita del teatro ci sono serate fortunate (anche se più che alla fortuna i risultati sono dovuti all’impegno e alla bravura di chi vi concorre) e quella di Sabato 8 Maggio di certo lo è stata per Nichelino. Spettacoli tradizionali con una regìa (di Guido Zamara) curatissima fin nei minimi dettagli: tanto buon gusto e nessuna banalità. Il Coro Puccini di Torino, diretto da Gianluca Fasano, che ha avuto una assidua collaborazione col Teatro, si è davvero coperto di gloria, dando prove magistrali in entrambe le opere. Claudio Maria Micheli, a capo dell’Orchestra che porta il nome del Teatro Superga, ha dimostrato che un bravo direttore d’opera sa come superare i problemi acustici dell’ambiente in cui agisce e che l’assenza di buca è spesso solo un alibi per colleghi meno attenti. In altri termini stavolta le voci sono state perfettamente percettibili da ogni parte della sala. Va comunque detto che si trattava di voci davvero eccellenti di interpreti che non si sono affatto risparmiati e hanno dato il meglio di sé.

In Cavalleria Rusticana Nila Masala è stata una Santuzza piena di temperamento, con una presenza scenica da grandissima interprete. Accanto a lei l’ottimo Turiddu di Young Hoon Shin, tenore coreano di prestigioso curriculum. Alfio era Ettore Nova, già applaudito come Don Pasquale, che ha dimostrato la sua poliedricità di interprete. Maria Vittoria Paba (Lola), che in questa stagione ha già collaborato in vari spettacoli, ha confermato la sua bravura. Elisa Bartoli ha impersonato efficacemente Mamma Lucia.

In Pagliacci un protagonista d’eccezione: Renzo Zulian, che di certo non  ha bisogno di presentazioni. Un Canio perfetto: intenso, commovente, con una voce che non fa rimpiangere veramente nessuno. È stato davvero un piacere poter rivedere e riascoltare Sandra Balducci (Nedda), che aveva aperto la stagione con una indimenticabile Violetta in Traviata. Anche questa volta un’interpretazione magistrale, che conferma la preparazione di un soprano che sicuramente raggiungerà alti traguardi. Ogni volta che ascolto Sergio Bologna (Silvio, ma anche il Prologo) non riesco a fare a meno di ammirarne la bravura estrema e la serietà di interprete misurato ed efficace. Ettore Nova è stato un ottimo Tonio e Silvano Paolillo, già applaudito quest’anno in almeno altre due produzioni, un efficace Beppe.

Applausi calorosissimi e meritatissimi a tutti gli interpreti: non si poteva immaginare una chiusura di stagione migliore.

L’applauso comunque più caloroso e meritato va al Comune di Nichelino e al suo Assessore alla Cultura. In una Italia, dove ci si ricorda della cultura e della buona musica solo quando bisogna operare tagli finanziari, sono un esempio preclaro di che cosa significa avere una giusta scala di valori e pensare all’elevazione culturale dei propri amministrati, senza badare a eventuali ritorni economici o elettorali. Se in Italia tutti agissero così vivremmo sicuramente in un Paese migliore.

Intanto è già pronto il cartellone della prossima stagione!!!

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LA TRAVIATA al Teatro Superga di Nichelino

ottobre 26, 2009

Sabato 24 ottobre: inaugurazione della Stagione Lirica 2009/10 al Teatro Superga. Per una coincidenza lo stesso titolo che ha aperto la stagione del Regio e che è ancora in corso di rappresentazione: La Traviata di Giuseppe Verdi. Sicché Domenica 25 nella conurbazione torinese si poteva scegliere tra due edizioni della stessa opera. Direi comunque che non si trattava di edizioni in concorrenza: al Teatro Superga non ci sono ambizioni di innovare la lirica con allestimenti che vorrebbero fornire nuove prospettive di lettura dell’opera rappresentata. Insomma tutto avviene secondo libretto e tradizione e gli spettatori non vengono costretti a decodificare proposte spesso criptiche. Devo dire che fa bene vedere una Violetta che non corre come una assatanata da un capo all’altro del palcoscenico (Salzburg) o fa contorsionismi su una tavola (Parma) o su un’alcova è intenta a prendere gli onorari delle sue prestazioni durante il preludio (Venezia); muore nella sua camera da letto e non in una corsia d’ospedale o in un androne condominiale o vicino a un trabattello durante la ristrutturazione in corso del suo alloggio. Inoltre non si insiste a sottolineare ed enfatizzare gli aspetti inevitabilmente squallidi della sua attività professionale: insomma non c’è alcun bisogno che gli spettatori vengano edotti con scene ad hoc sul fatto che in casa di Violetta e di Flora gli invitati non andassero a recitare il rosario o le novene, già il titolo è lapidario, non lascia dubbi e tanto basti. Quindi nessuna sorpresa, tutto come ai vecchi tempi e ci si può ancora commuovere di fronte alla vicenda di Violetta. E’ vero che poi gli spettatori all’uscita non fanno a gara a chi ha capito di più l’allestimento del regista e si limitano a commentare la bravura dei cantanti o l’inevitabile emozione che dà puntalmente il capolavoro verdiano, ma forse l’opera lirica continua a vivere proprio in questa sua capacità di coinvolgimento emotivo senza cui rischia di defungere.

Quindi nulla da aggiungere sull’allestimento, curato dal regista Guido Zamara: tradizionale, essenziale e decoroso. La sorpresa della serata è stata la protagonista, il soprano Sandra Balducci, chiamata a sostituire in extremis la titolare indisposta. Giovanissima e di bella figura rendeva già scenicamente il personaggio interpretato. Soprano lirico di coloratura (come viene definita) è l’ideale per essere Violetta, che nei tre atti passa dalla coloratura del primo atto, al lirico e drammatico degli altri due. La Balducci ha già convinto il pubblico durante il primo atto (d’altronde nel suo repertorio c’è persino la Regina della Notte!), ma li ha poi letteralmente conquistati nel secondo e nel terzo. In “Dite alla giovine..”, “Alfredo, Alfredo”, “Addio del passato”, con una voce che sembrava giungere dal profondo dell’anima è riuscita a siglare un’interpretazione intensa e coinvolgente, da artista matura, quasi in contraddizione con la sua giovanissima età.

Sandra Balducci

Sandra Balducci

Accanto a lei nel ruolo di Alfredo una conoscenza del Teatro Superga, Enrico Nenci, che nella scorsa stagione era già stato applaudito come Mario nella Tosca e soprattutto come Pollione (uno dei più convincenti da me ascoltati sulle scene negli ultimi anni) nella Norma. Un Alfredo generoso e ricco di slancio come ha da essere. Sergio Bologna, già applaudito lo scorso anno come Scarpia, si è confermato un ottimo baritono nel ruolo di Germont. Bella voce e linea di canto sempre corretta, senza eccessi e forzature, riesce a rendere persin meno antipatico del solito il personaggio di Germont padre. Buoni i comprimari da M.Vittoria Paba (nel doppio ruolo di Annina e Flora) a Silvano Paolillo (Gastone) a Valerio Garzo (il Barone), a Carlo Provengano (il Marchese) a Antonio Marani, già ascoltato in Tosca, nel breve ruolo del Dottore. Fondamentale il ruolo del Coro “Puccini” diretto da Gianluca Fasano e del Corpo di ballo “Studio Danza Narcisa”. Ho lasciato per ultimo il direttore, Claudio Maria Micheli, che per quanto giovane vanta già un buon curriculum e un vasto repertorio lirico e sinfonico corale. E’ riuscito nell’ardua impresa di equilibrare orchestra e palcoscenico in un teatro privo di buca e non nato espressamente per la lirica.

Claudio Maria Micheli

Claudio Maria Micheli

L’orchestra composta da giovanissimi aveva il nome “Orchestra del Teatro Superga”. Non saprei se sarà un complesso stabile o se si è trattato solo di un nome scelto per l’occasione. In ogni caso giovani valorosi che meritano ogni plauso.

Doveroso un encomio finale al Comune di Nichelino e ai suoi amministratori che in periodo di innegabile crisi, anziché piangere miseria e battere cassa proseguono costanti nella loro opera di elevazione culturale dei propri cittadini. Non solo la stagione si fa con i consueti otto spettacoli, ma il Teatro è stato parzialmente ristrutturato per renderlo più agibile e confortevole. Tutti vorremmo avere amministratori così.