Posts Tagged ‘Dvorak’

Concerto Honeck – Carbonare da S.Cecilia su Rai 5

gennaio 3, 2019

Stasera su Rai 5 in prima serata andrà in onda il Concerto eseguito la settimana precedente il Natale all’Auditorium Parco della Musica in Roma con Manfred Honeck sul podio dell’Orchestra di Santa Cecilia e Alessandro Carbonare, primo clarinetto dell’Orchestra, solista nel Concerto n.1 in fa minore op.73 di C.M.von Weber.

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Un momento del Concerto di Weber

La serata si è aperta con l’ouverture da Die Fledermaus di J.Strauss jr. ed è proseguita con l’ouverture da Poeta e Contadino di Suppé, il valzer Hereinspaziert di Zhierer, e una fantasia dall’opera Rusalka di Dvorak elaborata da Honeck.

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Manfred Honeck

Può essere interessante sapere che il programma del Concerto prevedeva in un primo momento due brani di Richard Strauss (suite da Panna Montata e dal Cavaliere della Rosa) sostituiti poiché comportavano un implemento di organico, che la riforma dei contratti a tempo indeterminato ha impedito.

(Foto di Musacchio,Ianniello e Pasqualini)

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James Conlon dirige Dvorák e Mahler alla OSN Rai

ottobre 27, 2017
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Mahler e Dvorak negli anni della composizione dei brani

Dvorák e Mahler sono due autori che stanno particolarmente a cuore a James Conlon. Con la OSN Rai vorrebbe affrontare l’intero ciclo sinfonico mahleriano (ha già diretto la Settima qualche anno fa e con la Quinta inaugurò la passata Stagione), a Dvorák ha dedicato già dei concerti monografici nelle stagioni passate e c’è da scommettere che nelle prossime farà altrettanto. Per il secondo concerto della Stagione in corso ha scelto L’arcolaio d’oro op.109 di Dvorák e Das klagende Lied di Mahler. Due fiabe con risvolti macabri e inquietanti, che forse si adattano anche alla imminente notte di Halloween . Nella prima un re si innamora di una fanciulla che viene uccisa e smembrata dalla matrigna per far sposare al re la di lei figlia, ma un indovino in cambio di un arcolaio d’oro ricompone il corpo della fanciulla, l’arcolaio attraverso il fruscio della ruota rivela al re la verità. Le due traditrici vengono date in pasto ai lupi ed il re sposa finalmente la fanciulla che ama.  Nella seconda due fratelli sono alla ricerca di un fiore rosso per poter sposare una arrogante e sprezzante regina, il fratello che lo trova viene assassinato dall’altro, ma un menestrello farà con un osso del fratello ucciso un flauto il cui suono riproduce il canto accusatorio del defunto. Andrà alle nozze e quel suono rivelando la verità farà svenire la regina e crollare il castello. Come è evidente i punti in comune sono molti almeno nel contenuto.

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James Conlon dirige L’Arcolaio d’Oro © Più Luce

L’arcolaio d’oro op.109 risale alla maturità del Compositore, è uno dei quattro poemi sinfonici ispirati alle ballate di K.J. Erben. Non gode di frequenti esecuzioni, almeno qui alla Rai di Torino: una sola 10 anni fa, quando furono eseguiti tutti e quattro distribuiti nell’arco dell’intera stagione. Non sarebbe male eseguirli nella stessa serata: chissà che prima o poi avvenga.

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Esecuzione de L’Arcolaio d’Oro © Più Luce

Das klagende Lied è l’opera 1 di Mahler. Composizione giovanile di genesi travagliata: Schmerzenkind (figlio del dolore) per usare la parola del Compositore. Vi lavorò intensamente, ma non riuscì a farlo eseguire. Fu bocciata al Beethoven Preis nel 1881, fu rifiutata da Liszt nel 1883, così dall’editore Schott nel 1891. Mahler rivide la partitura tagliando la prima parte, riuscì a farla pubblicare nel 1899 dall’editore Weinberger nell’edizione in due parti e venne eseguita nel 1901 in questa forma. Solo nel 1935 Alfred Rosé, nipote di Mahler, dirige per Radio Vienna la prima assoluta della composizione, in una versione mista: cioè Waldmärchen nella redazione del 1880, le altre due parti nella redazione del 1898. [ Stando alle indicazioni del programma così è stata eseguita ieri sera]. Ci vorrà il 1970 per l’esecuzione integrale in sala da concerto, nello stesso anno Pierre Boulez la inciderà in disco. Nel 1997 uscirà l’edizione critica dell’edizione 1880. Attualmente alcuni direttori eseguono la versione in due parti, altri la mista, alcuni come Kent Nagano quella del 1880. Alla Rai di Torino già nel 1973 si eseguì la partitura integrale sotto la bacchetta di Fulvio Vernizzi, ci vorrà il 1985 per un’altra performance con Zoltan Pesko nell’ambito di Settembre Musica, poi nel 1991 Aldo Ceccato la propose nella versione in due parti, infine nel 1997 Sinopoli la diresse per quel progetto mahleriano con la OSN che purtroppo la morte prematura interruppe. Dopo 20 anni la dirige Conlon con il concorso di validi solisti (Aga Mikolaj, Yulia Matochkina, Brenden Gunnell e Thomas Tatzl) e del Coro Filarmonico di Brno istruito da Petr Fiala.

Coro

Il Coro Filarmonico di Brno © Più Luce

Esecuzione di grande spessore, con Orchestra, Coro e Solisti in ottima forma.

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Esecuzione del Das klagende Lied © Più Luce

L’orchestra spesso però copriva le voci dei solisti, almeno così si percepiva dal mio posto. Ho come la sensazione che Conlon non abbia ancora familiarizzato molto con l’acustica dell’Auditorium Toscanini, che dopo il “rattoppo” è divenuta una sala più indicata per le chamber orchestra o i concerti solistici, che non per una orchestra a pieno organico: in questo caso necessita “abbassare il volume”.

i solisti

Applausi finali © Più Luce

 

James Conlon e Jennifer Koh alla OSN Rai.

maggio 6, 2016

Un intero concerto dedicato a musiche di Antonin Dvorák. James Conlon, direttore principale della OSN dalla prossima Stagione, mostra una particolare attenzione al Musicista ceco, di cui è convinto interprete.

AD v roce 1891, začíná vyučovat na pražské konzervatoři

Antonin Dvorák nel 1891, anno dell’ouverture Carnaval

La serata è iniziata con Carnaval op.92. L’ouverture fa parte di un trittico dal titolo Natura, Vita e Amore e le tre ouverture, a mio modestissimo avviso, andrebbero eseguite e ascoltate insieme (così l’Autore le presentò in prima assoluta nel 1892 a Praga e così furono una volta eseguite alla OSN Rai sotto la direzione del compianto Gerd Albrecht), in quanto c’è una continuità tematica che sfugge negli ascolti isolati. Carnaval si impose sulle altre due (anche se Othello ultimamente sta guadagnando terreno) ed è in repertorio stabilmente. Conlon ha sottolineato il ritmo frenetico e l’euforia della composizione con sonorità forse un po’ eccessive per l’Auditorium Toscanini.

James Conlon dirige l’OSN Rai © Più Luce

È seguito il Concerto in la minore op.53 per violino e orchestra. Ne è stata solista Jennifer Koh, affermatissima violinista al suo debutto alla OSN Rai. Il concerto è stato ed è un cavallo di battaglia di tutti i violinisti e sorprende che, se le informazioni sul programma di sala sono esatte, mancasse alla Rai da 25 anni.

Jennifer Koh nel Concerto di Dvorák alla OSN Rai © Più Luce

La Koh ne è stata sensibile interprete. Ha dato poi prova del suo virtuosismo nei due bis, accostati secondo lo stile dei suoi Bach and Beyond, e a un brano bachiano ha fatto seguito il I movimento (Prelude “obsession”) della Sonata op.27 n.2 di Eugène Ysaÿe che ha mandato il pubblico in visibilio.

Jennifer Koh esegue Ysaÿe © Più Luce

Nella seconda parte della serata la Settima Sinfonia op.70, che insieme alla Ottava e Nona è stata sempre tra le più eseguite dell’Autore. Conlon ne ha dato una intensa e tesa interpretazione. L’Orchestra ha dato il meglio di sé.

Conlon dirige la Settima di Dvorák © Più Luce

Applausi e ovazioni finali.

© Più Luce

Concerto di Capodanno dalla Fenice (completo?) su Rai 5

gennaio 9, 2016

Domani, 10 gennaio 2016, niente opera su Rai 5: sarà trasmesso, suppongo in versione integrale, il Concerto di Capodanno del Teatro La Fenice di Venezia. Come è noto la diretta del 1° gennaio è della sola seconda parte.

James Conlon prova con l’Orchestra della Fenice © M.Crosera

Insomma James Conlon sta andando forte in casa Rai da quando la sua nomina a direttore principale della OSN è stata ufficializzata. Poiché, con forte anticipo, l’avevo a suo tempo “auspicata” non posso che esserne più che contento.

Il concerto alla Fenice © M.Crosera

La prima parte del concerto comprende l’Ottava Sinfonia di Dvorák. In notevole contrasto con i brani della seconda parte, ma il Concerto in oggetto ha una doppia anima: è, nella prima parte, un concerto sinfonico della stagione sinfonica del Teatro, nella seconda che ha finalità mediatiche è una sorta di gala operistico, sullo stile degli operngala tedeschi.

Applausi con auguri al termine © M.Crosera

Segnalo nuovamente una recensione dell’intero concerto:

http://www.gbopera.it/2016/01/venezia-teatro-la-fenice-concerto-di-capodanno-2016/

Il prossimo concerto di Capodanno della Fenice sarà diretto da Fabio Luisi….: al 2017!!!

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Il concerto era “completo” e comprendeva la prima parte con l’Ottava Sinfonia di Dvorák. Nella seconda mancava il commento fuori campo di Roberto Chevalier. Ottima l’esecuzione della Sinfonia: Conlon ha in programma un concerto con l’OSN Rai interamente dedicato a Dvorák, ci sarà la Settima Sinfonia oltre al Concerto per violino e l’Ouverture Carnaval.

Il Quartetto Noûs a Torino per l’Unione Musicale

dicembre 2, 2015
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Il Quartetto Noûs

Bellissimo concerto al Teatro Vittoria con una formazione cameristica eccellente: il Quartetto Noûs. Nata nel 2011 al Conservatorio di Lugano in quattro anni ha raggiunto già traguardi notevoli vincendo premi tra cui il “Piero Farulli” e l'”Arthur Rubinstein-Una vita per la musica”. Ha un repertorio vasto che spazia da Haydn fino ai contemporanei. Per il concerto torinese è stata operata una scelta con brani che apparentemente distanti (Puccini: Crisantemi, Beethoven: Op.18 n.6, Dvorák: op.51) avevano un filo conduttore: la vena elegiaca. Il brano di Puccini è già definito “elegia” dall’Autore, il Quartetto beethoveniano ha la famosa “La Malinconia” prima sezione dell’ultimo movimento, quello dvorakiano ha la Dumka-Elegia  come secondo movimento (senza contare che il terzo è una Romanza altrettanto elegiaca). Scelta finissima quindi che denota già l’intelligenza interpretativa di una formazione che si è chiamata νούς termine greco che significa mente, razionalità. Esecuzioni a dir poco perfette, con una fusione tale da far pensare a un unico interprete. Un bis generoso (il Quartettsatz di Schubert) ha concluso la serata che avrebbe meritato un pubblico più numeroso e tale sarebbe stato di certo se non ci fosse stata la concorrenza della London Symphony al Lingotto e di una inedita Italia-Gemania musicale al Conservatorio per la OFT (già, la famosa “offerta musicale” torinese che impone troppo spesso scelte e dolorose rinunce).

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Quartetto Noûs