Posts Tagged ‘Ernani’

Riccardo Muti racconta Verdi su Rai 5

dicembre 3, 2014

Inizia da stasera (alle 21:15) su Rai 5 un ciclo di lezioni-concerto tenute da Riccardo Muti a Roma in cui il Maestro “racconta” alcune opere di Verdi.

Riccardo Muti legge Ernani al pianoforte

Riccardo Muti

Si comincia con Ernani, seguiranno Attila, Simon Boccanegra, Nabucodonosor. Il Maestro fa il maestro… Muti non è nuovo a iniziative del genere: anni fa era uscita in edicola una serie di DVD con CD allegato con lezioni-concerto dedicate a varie composizioni. È un bene che stavolta la Rai trasmetta in prima serata, sperando in una buona audience.

Riccardo Muti e il mimo: una gag in attesa del concerto

Muti a Firenze nei giorni scorsi ©La Repubblica

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ERNANI di Verdi (Bologna,2011) su Rai 5

ottobre 13, 2013

Continuano le celebrazioni verdiane con Ernani, stamane su Rai 5. Edizione già trasmessa lo scorso anno da Raitre e già replicata da Raiuno. Non so se meriti una ulteriore replica, difatti la scelta poteva cadere su edizioni migliori. La segnalai già lo scorso anno e rimando al post di allora:

https://musicofilia.wordpress.com/2012/08/20/ernani-di-verdi-bologna2011-su-rai-3/

AIDA su Rai 5 ed ERNANI su Rai 1

agosto 4, 2013
Cura e la Valayre in Aida

José Cura e la Valayre in Aida

Doppio appuntamento verdiano oggi sulle reti Rai: Aida, attualmente in onda su Rai 5, in una edizione dell’Arena di Verona registrata il 25 giugno 1999. Sylvie Valayre, José Cura, Larissa Diadkova, Leo Nucci sono gli interpreti principali, sul podio Daniel Oren, regia di Pier Luigi Pizzi.

Leo Nucci e Sylvie Valayre in Aida

Leo Nucci e Sylvie Valayre in Aida

Stanotte su Rai 1 Ernani nell’allestimento del Comunale di Bologna già trasmesso lo scorso anno da Raitre.

https://musicofilia.wordpress.com/2012/08/20/ernani-di-verdi-bologna2011-su-rai-3/

ERNANI di Verdi (Bologna,2011) su Rai 3

agosto 20, 2012

Si concluderà stanotte la breve stagione lirica agostana che Rai 3 concede a coloro che sono rimasti in città. Ernani di Verdi in un allestimento del Comunale di Bologna dello scorso anno che a quanto si legge non fu eccessivamente fortunato per indisposizioni varie dei componenti il cast. Sotto bersaglio anche la regia che, secondo i recensori, non sarebbe andata oltre l’amministrazione delle entrate e uscite dei personaggi.

Scena da Ernani a Bologna 2011 ©R.Casaluci

Protagonisti indicati nella locandina di Raitre: Roberto Aronica, Dimitra Theodossiou, Ferruccio Furlanetto. Direttore Roberto Polastri.

Ferruccio Furlanetto in Ernani ©R.Casaluci

Qualche commento:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/bologna-teatro-comunale-ernani

http://www.enricostinchelli.it/site/recensioni/219-bologna-un-problematico-qernaniq-.html

http://ilcorrieredellagrisi.blogspot.it/2011/05/bologna-il-lutto-si-addice-ad-ernani.html

Dimitra Theodossiou in Ernani ©R.Casaluci

Stanotte può essere l’occasione per verificare……

Dimitra Theodossiou e Roberto Aronica in Ernani ©R.Casaluci

“Giuseppe Verdi DVD Collection” con Panorama, Sorrisi ….

ottobre 23, 2009

Dopo la “Puccini collection” dello scorso inverno ecco la Verdi DVD Collection, in edicola allegata ai settimanali del gruppo Mondadori. Si parte con Aida, cui seguiranno Traviata, Rigoletto, Trovatore… ecc. fino a tutto gennaio, salvo ripensamenti editoriali.

Quindi primo numero Aida, in una edizione ripresa all’Arena di Verona circa 30 anni fa. Maggiore attrattiva la presenza di Maria Chiara, soprano che nel ruolo di Aida eccelleva in modo particolare, e di Fiorenza Cossotto nel ruolo di Amneris. Radames è Nicola Martinucci. A dirigere Anton Guadagno, direttore siciliano, scomparso nel 2002,  attivo soprattutto all’estero. Aveva una predilezione per Aida e spesso era chiamato a dirigerla. Un estratto dall’edizione: il duetto tra Aida e Amneris.

Come già avevo annunciato, il secondo numero è La Traviata. Si tratta della celeberrima edizione diretta da Georg Solti con Angela Gheorghiu nel ruolo di Violetta. Edizione già distribuita più volte in edicola in altre collane sia in VHS che in DVD. Scelta comunque sempre azzeccata, in quanto è forse la migliore edizione in video dell’opera. Spettacolo del Covent Garden del dicembre 1994 fu un successo strepitoso al punto che la BBC cambiò la programmazione tv per trasmetterla in diretta. La Decca ne fece immediatamente CD e video. Merito di Solti, che alla veneranda età di 82 anni debuttava in quest’opera e scelse per il ruolo principale la Gheorghiu, curandone in modo capillare la interpretazione. Accanto alla Gheorghiu l’ottimo Germont padre di Leo Nucci. Meno riuscita la scelta di Frank Lopardo come Alfredo. Comprimari che cantano in itanglese, come di solito alla ROH, almeno in passato. Allestimento tradizionale di ottimo gusto di Richard Eyre.

Due estratti dall’edizione:

Terzo numero: Rigoletto. Come avevo già scritto, edizione del Metropolitan di New York, direttore James Levine. Ripresa il 7 novembre 1977 è un esempio di che cosa era il Met nell’era Levine. Spettacoli molto tradizionali, non sempre belli e spesso vetusti; cast che accanto a vecchie glorie del teatro vedevano star del momento e comprimari di buon livello; direzione d’orchestra di Levine, spesso criticata per mancanza di idee originali, ma sempre fortemente teatrale, di passo incalzante, mai noiosa. In questo Rigoletto nel ruolo eponimo c’è una vecchia gloria del Met: Cornell Mac Neil che a 55 anni riesce ancora a essere un convincente Rigoletto. Accanto a lui due star: Placido Domingo e Ileana Cotrubas, allora presente in molti teatri e incisioni. I due saranno protagonisti della incisione dell’opera diretta da Giulini un paio di anni dopo. Justino Diaz è Sparafucile Isola Jones Maddalena. La regia di John Dexter è quanto di più tradizionale si possa immaginare, ma forse meglio così: si va sul sicuro. La ripresa tv di Kirk Browning è secondo gli standard del tempo e oggi potrebbe sembrare superata. Però si tenga presente che gli USA e il Met in questo campo erano circa 20 anni avanti a noi nel tempo.

Un estratto dall’edizione:

Quarto numero: Il Trovatore. Anche in questo caso edizione del Met. Conosciutissima e già distribuita in edicola in varie collane sia in VHS che in DVD. Trasmessa anche in tv lo scorso anno dalla rete Iris nel digitale terrestre free to air in un ciclo di opere in prima serata che purtroppo non ha avuto lunga vita. I pregi maggiori di tale edizione sono la presenza di Luciano Pavarotti e la direzione di James Levine. Il resto non è, a mio avviso, sullo stesso alto livello. Sherril Milnes nel 1988 cominciava a dar segni di stanchezza, Eva Marton ha voce potente, ma non mi sembra adatta al personaggio di Leonora,  Dolora Zajick canta bene, ma ha una dizione italiana che ne compromette in parte l’interpretazione, Jeffrey Wells è un Ferrando forse da dimenticare. Lo spettacolo ha la regia di Fabrizio Melano con le scene di Ezio Frigerio e i costumi della Squarciapino: nulla di memorabile, più che altro sembra il riciclaggio di altri allestimenti già visti all’epoca. Buona la ripresa tv a cura di Brian Large.

Ecco l’immancabile pira:

e un momento che vede insieme i tre protagonisti:

Quinto numero: Otello. Di nuovo Metropolitan, nuovamente James Levine. Nel ruolo eponimo Placido Domingo, che nel 1995 (anno della registrazione dello spettacolo) ne era forse il miglior interprete. Al suo fianco la Desdemona di Renée Fleming e lo Jago di James Morris. La regia dello spettacolo, molto tradizionale, è di Elijah Moshinskij e proviene dal Covent Garden. Se devo esser sincero non ho mai particolarmente apprezzato questa edizione: forse il tentativo del regista e del direttore di depurare l’esecuzione dell’opera di ogni possibile eccesso ha finito col produrre uno spettacolo corretto, ben cantato, ma tutto sommato un po’ carente di pathos. Comunque, al di là dei miei gusti individuali, è una produzione di buon livello, con momenti anche molto riusciti: fra tutti il finale del terzo atto, dove finalmente si riescono ad ascoltare (e anche vedere) le trame che nel concertato generale Jago continua a tessere.

Sesto numero: Nabucco. Un’edizione per certi versi storica. Teatro alla Scala 1986: spettacolo inaugurale. Segnò l’inizio dell’era Muti (se così posso definirla) e presenta il Maestro in un momento particolarmente felice . Muti è in luna di miele con la Scala e con il pubblico milanese e dà il meglio di sé in questo Nabucco. A mo’ di esempio questo video in cui un pubblico osannante chiede il bis del Va’ pensiero e Muti con “soddisfatta rassegnazione” lo concede.

A vederlo piange davvero il cuore a pensare al divorzio insanabile tra il Teatro milanese e Muti dopo un connubio di 19 anni. Renato Bruson è Nabucodonosor ed è veramente esemplare. Ghena Dimitrova (Abigaille) e Paata Burchuladze (Zaccaria) erano tra le presenze abituali della Scala di quegli anni. Voci torrenziali, tenute comunque a freno da Muti. Lo spettacolo ebbe la diretta tv Rai il 7 dicembre, la ripresa tv è di quel mago della regia televisiva che risponde al nome di Brian Large. Insomma un’altra Scala, un’altra Rai, un’altra Italia…. Migliori? Fate un po’ voi…

Col settimo numero, Don Carlo, torniamo al Met dell’era Levine. Spettacolo del 26 marzo 1983, regìa di John Dexter. Riassume al meglio le caratteristiche del Met di quegli anni. Lo spettacolo tradizionalissimo funziona bene grazie soprattutto alla grande presenza scenica dei protagonisti principali. Placido Domingo (Carlo), Nikolai Ghiaurov (Filippo II), Mirella Freni (Elisabetta) sono decisamente al meglio della loro vocalità e della loro capacità interpretativa. Notevole anche la Eboli della Bumbry. Meno convincenti l’Inquisitore di Ferruccio Furlanetto e soprattutto il Rodrigo di Louis Quilico. Ottima la direzione di Levine, che per questa edizione sceglie la versione in cinque atti con il Preludio e il Coro dei Boscaioli all’inizio. Scelta molto indovinata, in quanto il leitmotiv, che poi introdurrà il monologo di Filippo II, è già ascoltabile nelle prime note dell’opera. Proprio questo inizio è quello che voglio proporvi come esempio:

Una curiosità: giusto venti anni fa Raitre trasmise questa edizione in varie puntate pomeridiane, in un programma in cui si aveva la pretesa di trattare l’opera come una telenovela, partendo dal principio che così come concepita dagli autori non avesse senso in tv. Naturalmente l’esperimento durato un paio di mesi con vari titoli così smembrati fu un fallimento: non avvicinò nessuno al melodramma, irritò coloro che lo amavano, fece rivoltare in varie tombe musicisti che meritano di riposare in santa pace.

Ottava uscita: Macbeth. Stavolta un filmopera del 1987. Regista Claude d’Anna. Il film utilizza come “colonna sonora” l’incisione Decca diretta da Riccardo Chailly, registrata a tal fine. Il film non mi pare che abbia avuto in Italia una distribuzione nelle sale cinematografiche, in compenso fu trasmesso in tv dalla Rai in tarda serata. È, secondo me, insieme alla Carmen di Francesco Rosi e al Flauto Magico di Bergman il filmopera più riuscito. La parte musicale è di altissimo livello. Leo Nucci e Shirley Verrett sono due eccellenti protagonisti, sia per interpretazione musicale che cinematografica. Samuel Ramey (Banco) e Veriano Luchetti (Macduff) danno la voce a due attori. La Dama di Lady Macbeth è nientemeno che Anna Caterina Antonacci. La parte musicale fu registrata a Bologna, il film fu girato in Belgio al Castello di Bouillon. Dovrebbe essere compreso come bonus (nell’originale c’è) il making of del film.

Ecco un estratto del making of:

e relativa scena:

Come annunciato nei commenti recenti la nona uscita, già in edicola, è Un ballo in maschera. Bella edizione del 1991, già uscita più volte in edicola in altre collane. Metropolitan Opera House e James Levine, che di questa serie stanno divenendo i protagonisti assoluti. Lo spettacolo porta la firma di Piero Faggioni ed è molto tradizionale. Pavarotti è un ottimo protagonista, nella parte di Amelia Aprile Millo in una delle rare testimonianze della sua breve carriera, Leo Nucci è Renato. Florence Quivar (Ulrica) e Harolyn Blackwell completano il cast dei personaggi principali. Regia tv di Brian Large. Vi propongo il finale:

Decima uscita, con un po’ di ritardo nella distribuzione: Ernani. Edizione del Met diretta da Levine, tanto per non smentirsi. La regia è di Pier Luigi Samaritani ed è quanto di più tradizonale si possa immaginare. Il pregio maggiore dell’edizione è la presenza di Luciano Pavarotti, nel ruolo eponimo. Accanto a lui Leona Mitchell nel ruolo di Elvira, Sherril Milnes in quello di Carlo e Ruggero Raimondi in quello di Silva. La regia tv è di Kirk Browning e rende bene l’idea dello spettacolo.

Undicesimo numero, già in edicola: Falstaff. L’edizione è quella diretta da Giulini e ripresa al Covent Garden di Londra il 1982. Questo Falstaff, prodotto a Los Angeles e poi riproposto a Londra e a Firenze, segnò il ritorno del grande Maestro italiano al teatro lirico. Un grande ritorno che fece epoca. L’interpretazione di Giulini fu un po’ una svolta abbandonando i Falstaff vitalistici e un po’ macchiettistici per una visione meno buffa, più crepuscolare che fece storcere il naso a molti critici del tempo. Fece però scuola, da allora molti interpreti accolsero questa diversa prospettiva interpretativa , che oggi quasi quasi è la predominante. Cast vocale di grandissimo livello: Renato Bruson, Leo Nucci, Katia Ricciarelli, Lucia Valentini Terrani, Barbara Hendricks, Dalmacio Gonzales... insomma lo stesso dell’edizione discografica, che fu registrata live a Los Angeles. La regia è tradizionale (Giulini non avrebbe mai accettato diversamente). La ripresa tv è di Brian Large. Forse audio e video risentono un po’ gli annetti, ma ne vale comunque la pena: difficile trovare di meglio dal punto di vista artistico. Ecco il finale con gli appalusi trionfali a tutto il cast:

Con la dodicesima uscita, dopo un’escursione londinese, si torna puntualmente e fedelmente al Met e a Jimmy Levine. È comunque un bel ritorno poiché l’edizione di Stiffelio proposta merita attenzione, non solo perché si tratta di un’opera poco conosciuta, ma anche perché lo spettacolo e il cast sono di ottimo livello. Si potrebbe malpensare che uscendo fuori dalla routine il teatro newyorkese dia il meglio di sé e chissà che “peccando” non si colga nel segno. Lo spettacolo ha la regia di Giancarlo Del Monaco, molto curata e lineare, Domingo è un valido protagonista e la parte gli si addice, Sharon Sweet dà una delle sue prove migliori, Vladimir Chernov è un ottimo Stankar. Validissimi i comprimari con Paul Plishka nella parte di Jorg. Ecco un estratto dall’edizione: la prima e seconda scena del primo atto:

La tredicesima uscita rimane fedelissima al Met e a Levine: si tratta di una Luisa Miller del gennaio 1979. Il cast vocale presenta il meglio che il teatro newyorkese offriva all’epoca: Renata Scotto, Placido Domingo, Sherril Milnes. La direzione di Levine è ottima. Lo spettacolo è secondo tradizione. Ecco Domingo nell’aria di Rodolfo:

La collana, con la quattordicesima uscita, si avvia alla conclusione: il prossimo numero sarà l’ultimo. La forza del destino, in edicola da ieri, con una distribuzione ormai da caccia al tesoro, ripresenta per una ennesima volta il Metropolitan e Jimmy Levine. È uno spettacolo del 24 marzo 1984 che segnava l’addio della grande Leontyne Price al ruolo di Leonora sulle scene del teatro newyorkese. L’addio al Met avverrà l’anno successivo con Aida. Lo spettacolo ruota attorno a lei, che riceve già un’ovazione appena appare in scena e viene coperta da lanci di fiori alla fine. 57enne non è più la Price che incise la parte in una memorabile versione di 20 anni prima diretta da Schippers e neppure quella della versione successiva di 8 anni prima. La grande inteprete c’è sempre, la voce naturalmente non è più la stessa (altrimenti non sarebbe una serata d’addio). Sono eventi che in teatro hanno ragion d’essere e che bisogna vivere in loco, con l’emozione che comportano e con l’indulgenza opportuna, hanno senso anche in diretta tv; l’archiviazione in supporti come il DVD può non essere invece del tutto positiva se non si tiene conto di ciò che l’evento registrato è. In altre parole qui l’opera è più il mezzo che non il fine. Nel resto del cast emerge un ottimo Leo Nucci nella parte di Don Carlo. C’è l’occasione di ascoltare e vedere Giuseppe Giacomini nella parte di Don Alvaro, parte che in cui debuttò al Met 8 anni prima. Bonaldo Giaiotti è un appropriato Padre Guardiano. Isola Jones, presenza quasi fissa al Met in quegli anni  dove si contano più di 500 performance, è Preziosilla, sensualissima nella figura, forse un po’ meno nella voce. Enrico Fissore propone un Melitone un po’ sopra le righe. Energica la direzione di Levine, anche se in disco aveva fatto di meglio. La regia di John Dexter è tradizionalissima che più non si può. La ripresa tv di Kirk Browning privilegia i primi piani all’insieme, come nello stile di questo regista. Un breve estratto:

Col quindicesimo numero, uscito forse casualmente nella settimana in cui si ricorda l’anniversario della morte di Verdi, la collana è giunta al termine. Simon Boccanegra, edizione Met diretta da Levine. Un’edizione del 1984 con Sherril Milnes come protagonista. Al suo fianco Anna Tomowa-Sintow nel ruolo di Amelia, Vasile Moldoveanu nel ruolo di Adorno, Paul Plishka in quello di Jacopo Fiesco. La DGG (da cui la Mondadori ha principalmente attinto per questa collana) ha inserito in catalogo da poco questa edizione affiancandola a un’altra del Met del 1995 precedentemete pubblicata. A mio modestissimo parere nessuna delle due è particolarmente memorabile: siamo in entrambi i casi in produzioni che soddisfano ampiamente gli abbonati a una stagione d’opera, nonché i fortunati telespettatori di quelle reti che trasmettono anche in diretta le opere, ma che forse poi non meriterebbero di essere immortalate in DVD, tranne che la ragione non sia quella di testimoniare l’attività di un ente lirico in un determinato periodo. Il Simon Boccanegra conta numerose edizioni video, ma nessuna purtroppo che possa essere considerata al top, essendo scandalosamente assente quella che spiazzerebbe ogni possibile concorrenza ponendosi al vertice della storia dell’interpretazione operistica. Mi riferisco alla produzione scaligera diretta da Abbado negli anni 70, che la Rai trasmise in tv, ma che giace negli archivi in attesa (forse) di sdoganamenti. Varie le ipotesi su tale embargo: la Scala non concede i diritti? la infima qualità della ripresa tv Rai in audio e video? La seconda ipotesi sarebbe più verosimile: secondo una  fonte affidabile pare che la Rai riciclasse per queste opere degli ampex già utilizzati per le partite di calcio e che la voce del telecronista emergerebbe come sottofondo una volta effettuata la rimasterizzazione digitale. Vero? Non saprei, comunque più che possibile. Rodendoci un po’ di rabbia non possiamo far altro che ascoltare un estratto da questa dignitosa versione del Met in edicola da ieri: