Posts Tagged ‘Fauré’

Concerto dei Berliner Philharmoniker alla Waldbühne 2018 su 3sat

giugno 24, 2018
Wb

©M.Rittershaus

Il rituale concerto alla Waldbühne dei Berliner andrà in onda stasera dalle 20:15 in diretta TV su 3sat o su rbb, in diretta streaming sulla Digital Hall per i soli abbonati. È l’ultimo concerto diretto da Simon Rattle come direttore principale dell’Orchestra. Accanto a lui Magdalena Kožená solista in una scelta dei Chants d’Auvergne di Joseph Canteloube. In programma anche la Cuban Ouverture di Gershwin, la Pavane di Fauré, una scelta da Gayaneh di Kachaturian e I Pini di Roma di Respighi.

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“Casella e il Novecento europeo” alla Sinfonica Rai

novembre 18, 2011

Maledetti mali di stagione!!!! Affezione alle vie aeree superiori con attacchi di tosse… insomma non sono potuto andare al concerto 😦 Per una infelice coincidenza mi era già capitato quando Enrico Dindo sonava come solista in un altro concerto Rai. Per cui l’augurio che mi ero rivolto allora di aver occasione al più presto di risentirlo dal vivo con la OSN non ha avuto esito favorevole. Mi sono dovuto accontentare del surrogato dello streaming in diretta web. Era da molto tempo che non avevo avuto occasione di farvi ricorso e speravo in un miglioramento della qualità del servizio. No, niente da fare: forse un lieve miglioramento dell’audio, ma con il video siamo al livello delle peggiori clip postate su youtube, quelle riprese dai ragazzini col cellulare. Che pena! Se si pensa che non si tratta di una tv locale messa su da un parroco di campagna, ma dell’azienda pubblica radiotelevisiva italiana vien da piangere 😦

Quello che scriverò si basa su questa fruizione da quarto mondo, per cui mi limiterò a poco. Devo dire che per il programma proposto era uno dei concerti della stagione cui più tenevo e la sciagurata idea di penalizzarlo in monoturno (“poco interessante per il grande pubblico” pare sia stata la spiegazione) mi impedisce un possibile recupero stasera.

Debussy, Casella, Fauré, Stravinsky

Il pezzo forte della serata era sicuramente il Concerto op.58 per violoncello e orchestra di Alfredo Casella e non solo perché solista ne era Enrico Dindo, ma soprattutto perché pare fosse in prima esecuzione torinese. (Non saprei se prima Rai o prima in assoluto). Composto nel 1935 è un’opera di sommo interesse e bellezza, un vero capolavoro e trovo inspiegabile che sia così poco eseguita. Dindo, che lo eseguiva per la prima volta, se ne è dimostrato entusiasta interprete al punto che ne ha bissato l’ultimo movimento.

Daniele Rustioni ed Enrico Dindo

Daniele Rustioni, 28enne italiano molto attivo all’estero e in particolare a Londra, è un direttore dalle idee molto chiare e lo dimostra la compilazione del programma. È davvero deprimente che mentre in Italia nominiamo nelle nostre maggiori istituzioni musicali direttori provenienti da chissà quale paese straniero, i nostri facciano poi carriera e vengano giustamente apprezzati all’estero. Nemo propheta in patria? Non credo che sia solo questo. Ecco che cosa Rustioni dichiarava in una intervista a Repubblica “Che sta succedendo in Italia?”. “Qui sono tutti sconcertati”, dice. “Noi l’opera l’abbiamo inventata, eppure non sappiamo valorizzare le nostre risorse”….Di una cosa si accorse altrettanto precocemente, che in Italia per un giovane direttore, pur se di talento, non c’è spazio. “Che dovrei dire? Che ho tirato un respiro di sollievo quando ho avuto l’opportunità di scappare?”, sbotta. “Non voglio far troppe polemiche, ma se oggi ho l’opportunità di dirigere in Italia è solo perché arrivo dall’estero. Qui c’è una meritocrazia che da noi non esiste, e un apparato che permette di arrivare al top della carriera. Quando sono arrivato a Londra non avevo una lira, studiavo e basta, mi davo da fare accompagnando cantanti, facevo letteralmente lo schiavo in teatro per imparare. Ma è anche vero che il primo lavoro mi ha immediatamente garantito l’indipendenza economica”.

Le esecuzioni di ieri sera mi sono sembrate di alto livello, l’intesa con l’Orchestra anche. Un motivo personale di cruccio in più per aver perso il concerto 😦

I Quartetti per piano e archi di Fauré con De Fusco, Pieranunzi, Geminiani e Fiore alla Unione Musicale di Torino

novembre 2, 2010

Pagine non proprio frequenti nelle stagioni concertistiche, i Quartetti per pianoforte e archi di Gabriel Fauré meriterebbero di figurare di più nei cartelloni delle istituzioni musicali. L’Unione Musicale di Torino merita davvero una lode per averle proposte alla inaugurazione della serie pomeridiana domenicale e in una esecuzione affidata a dei fuoriclasse: la grande Laura de Fusco con Gabriele Pieranunzi al violino, Gabriele Geminiani al violoncello e Francesco Fiore alla viola.

Laura de Fusco

Evidente il retaggio brahmsiano in entrambi i quartetti, ma se nell’op.15 è più percettibile, nella più matura op.45 Fauré acquisisce una autonomia formale e una maturità compositiva che lo affranca dal modello ineludibile. Il culmine è l’etereo e quasi incorporeo Adagio non troppo, una delle più belle pagine non solo del Musicista francese, ma di tutta la musica da camera. L’esecuzione di altissimo livello ha conquistato il pubblico. Non poteva mancare l’omaggio a Robert Schumann nel suo bicentenario, naturalmente il meraviglioso Andante cantabile dall’op.47, la pagina che ognuno vorrebbe portarsi nell’ “isola deserta”….

Sir Andrew Davis e Nikolai Demidenko alla OSN Rai

ottobre 23, 2010

Sir Andrew Davis

Sir Andrew Davis torna sul podio della OSN a un mese dal Concerto per il Prix Italia e dai concerti a Besançon e Aix-en-Provence. Un ritorno gradito: Davis è un direttore di grande professionalità, in grado di affrontare qualsiasi repertorio sinfonico e operistico con risultati sempre notevoli. Si fece subito notare sin da giovanissimo e l’industria discografica cominciò a scommettere su di lui più di 30 anni: risalgono ad allora una bella integrale delle Sinfonie di Borodin realizzata con la Toronto Symphony, di cui era direttore principale e un disco dedicato a Fauré e Franck (gli autori proposti nel concerto Rai) con la New Philharmonia: proprio la Sinfonia in re minore, che ha diretto giovedì sera e in replica venerdì. Alla fine degli anni 80 Davis fu nominato a capo di due istituzioni britanniche per eccellenza: il Festival di Glyndebourne e la BBC Symphony. Proprio con la BBC ripristinò la tradizione di dirigere la Last Night of The Proms alla Albert Hall.

Andrew Davis in una Last Night of The Proms

Attualmente ricopre l’incarico di direttore principale della Lyric Opera di Chicago. Nel concerto Rai ha proposto due pagine francesi: la elegante e raffinata suite Masques et Bergamasques di Fauré e la Sinfonia in re minore di Franck. Evidente la sua capacità di far sonare al meglio l’Orchestra sia come insieme che nei singoli settori. Ma Davis è da sempre stato anche un ottimo accompagnatore e in questi due concerti torinesi lo è stato di di due eccellenti solisti, che hanno finito per rubargli un po’ la scena. Tanto più che si tratta di pagine in cui l’orchestra si pone in un ruolo marginale. Il giovanissimo Radulovic il mese scorso in Paganini, il grande Nikolai Demidenko in quest’ultimo concerto nel Secondo Concerto di Chopin.

Nikolai Demidenko

Russo di nascita e formazione, ma cittadino britannico da 15 anni, Demidenko è grandissimo interprete, anche se forse il suo nome non è altisonante come quello di altri suoi colleghi, probabilmente per una sua forma di antidivismo che rifiuta ogni esibizionismo gratuito sia nel modo di porgersi al pubblico sia nelle esecuzioni, in cui la ricerca dell’essenza musicale della pagina prevale di gran lunga sugli effetti epidermici. Il suo Chopin è pervaso di intima e casta poesia. Lo ha dimostrato a Varsavia lo scorso 1 marzo nel Concerto del Bicentenario (trasmesso in diretta tv all’estero e in diretta radio in Italia), così a Torino in queste due serate. Il pubblico torinese ha applaudito a lungo e calorosamente il grande solista, che ha concesso due bis, tra cui il meraviglioso Notturno op. postuma di Chopin, che ben si collegava al Secondo Concerto.

John Axelrod e Louis Lortie all’OSN Rai

novembre 20, 2009

John Axelrod

La simpatia, contagiosa e irresistibile, è la prima qualità che caratterizza John Axelrod, il giovane direttore texano che avevamo già conosciuto la scorsa stagione sul podio dell’OSN Rai. Fondatore dell’Orchestra X a Houston, sua città natale, è stato nominato direttore dell’Orchestre National des Pays de la Loire dopo un incarico quinquennale alla Luzerner Sinfonieorchester. La sua carriera è in costante ascesa e il suo repertorio, molto vasto, comprende le sinfonie dei maggiori compositori. Le sue interpretazioni sono caratterizzate da una notevole estroversione, che rende chiaro il significato generale della composizione; forse manca un approfondimento e una ricerca di nuove prospettive di lettura, ma credo che ciò esuli dai suoi obiettivi. Insomma Axelrod mira a lasciar soddisfatto e rassicurato il suo pubblico con performance ben eseguite e cerca di valorizzare gli strumentisti gratificandoli anche con un atteggiamento visibilmente empatico: è un piacere verderlo rivolgersi alle varie sezioni con un sorriso sincero e trascinante. Il brano più riuscito è stato a mio parere la Seconda Sinfonia di Schumann, in cui forse sembrava di scorgere l’ombra del grande Lenny che di Axelrod fu maestro e che di questa sinfonia fu sempre interprete massimo. Nella prima parte, preceduto dalla Pavane op.50 di Fauré, il Concerto op. 11 di Chopin, brano conosciutissimo, amatissimo dal grande pubblico, di frequente esecuzione nelle sale da concerto. Solista Louis Lortie, che nello scorso aprile aveva eseguito Mendelssohn insieme a Augustin Dumay.

Louis Lortie

Il pianista canadese, patito per le integrali, è soprattutto conosciuto per una fortunata e riuscita incisione dell’integrale raveliana, ma il suo repertorio è molto vasto e Chopin ha in esso un posto d’onore. Lo ha evidenziato con una bella performance del Concerto, dove al solista spetta la parte del leone, avendo l’orchestra il ruolo un po’ subordinato di mero accompagnamento. Forse anche per questo non mi è parsa tanto curata ieri sera la partecipazione orchestrale e nel secondo movimento (ma anche nel terzo) l’intesa tra solista e orchestra era tutt’altro che perfetta. Poche prove? probabile: i solisti giungono spesso in extremis e rimane il tempo di una sola prova oltre alla generale. È possibile che stasera le cose procedano meglio e che domani a Vercelli vadano benissimo. Scarso afflusso di pubblico, contrariamente a quel che prevedevo visto l’appeal del brano principe e del nome del solista. Boh? la concorrenza del Film Festival in corso? la campagna martellante di Topo Gigio contro i contagi influenzali? oppure la programmazione di brani di largo consumo anziché incrementare l’afflusso di pubblico ha finito per ridurlo? Su quest’ultima ipotesi (la meno confortante per una prospettiva a medio-lungo termine per l’Orchestra) non dispongo dei numeri necessari per esprimermi, però non mi dispicerebbe se qualcuno più informato e documentato di me lo facesse nei commenti.