Posts Tagged ‘Gianandrea Noseda’

TRISTAN UND ISOLDE al Teatro Regio di Torino

ottobre 16, 2017

Dopo dieci anni torna al Regio di Torino il Tristan un Isolde di Richard Wagner, con un allestimento firmato Claus Guth e ideato per l’Opernhaus di Zurigo, dove fu rappresentato nel 2008 e nel 2015. Guth, spinto forse dal fatto che Zurigo è il luogo dove ebbe origine il Tristano, ambienta l’opera in un ambiente borghese di metà Ottocento che potrebbe corrispondere al Villa Wesendonck nei pressi di Zurigo, dove Wagner era ospitato da Otto Wesendonck, ricco uomo d’affari suo ammiratore.

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Villa Wesendonck nel 1857, epoca della composizione dell’opera

Come è noto, Wagner conosciuta Mathilde Wesendonck se ne innamorò follemente e travolto dalla passione interruppe la composizione del Siegfried per comporre il Tristan und Isolde.

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Mathilde Wesendonck

Molti biografi pretendono che i due non “consumarono” (chissà perché l’idealizzazione dei grandi debba comportare sempre la loro castità….): poco importa, in realtà la passione fu immensa, ma Minna, moglie del Maestro, intercettò delle lettere che mostrò a Otto, fu scandalo e la storia purtroppo finì. Insomma un triangolo, anzi quadrilatero, come tanti in questo mondo. Guth finisce con l’identificare Tristan con Richard e Isolde con Mathilde, ovviamente Otto diventa Re Marke, Brangäne è lo sdoppiamento di Isolde/Mathilde e Kurwenal, forse, lo sdoppiamento di Tristan/Richard: il tutto in ambiente borghese.

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Inizio dell’opera con Isolde sul letto e Brangaene alla finestra © Ramella e Giannese

Ovviamente niente mare, niente nave, niente marinai…. : una piattaforma girevole cambia continuamente gli ambienti in cui si sviluppa l'”azione”.

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Isolde e Tristan hanno bevuto il filtro © Ramella e Giannese

Questa lettura “borghese” dell’opera funziona? Forse sulla carta sì, sulla scena a mio modestissimo avviso no. Se all’inizio può destare interesse alla lunga (e sono cinque ore con gli intervalli) stanca nella sua incongruenza, soprattutto non desta emozioni. Ridurre il Tristano a una storia di corna potrà forse stimolare molte identificazioni nel pubblico (si spera non in Re Marke), ma finisce con lo svilirlo e non poco.

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Inizio del secondo atto © Ramella e Giannese

Se alcuni momenti sono riusciti, altri sono quanto meno imbarazzanti: Isolde che spegne la luce di casa (invece che la fiaccola), il duello con i coltelli da tavola tra Tristan e Melot, Tristan che muore sulla tavola da pranzo….

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Verso il finale: arriva Isolde… © Ramella e Giannese

Insomma quanto è bello il Tristano così come lo concepì l’Autore, che cosa deprimente può divenire in mano a registi che pretendono di saperne più di lui. E aggiungerei, come era bello quel Tristano di dieci anni fa che fece torcere il naso a chi non ama gli allestimenti che poco si discostano dal libretto, ma che piacque tanto a me al punto che tornai a vederlo dopo pochi giorni.

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D’accordo, non fa discutere, però…..

Venendo alla parte musicale, inizierei dalla direzione di Gianandrea Noseda. È la prima volta che si accosta al Tristano e lo ha fatto con estremo scrupolo, studiando per mesi la partitura. I risultati hanno premiato tanto impegno. Una bella direzione: forse i  tempi erano spesso veloci, come nell’abitudine del Maestro, ma la concertazione era puntuale e per essere una “prima volta” la lode è meritata. Peter Seiffert, su cui avevo letto riserve alla prima rappresentazione, è stato un ottimo Tristan, sì certo, senile e appesantito dal fisico, ma sfido a trovare oggi un Tristan migliore di lui. Mi ha convinto meno Ricarda Merbeth (Isolde), spesso in difficoltà e forse non aiutata dai tempi di Noseda. Di buon livello la Brangäne di Michelle Breedt. Ottimi Martin Gantner (Kurvenal) e Steven Humes (Marke). Eccellenti i comprimari.

Termino con una nota autobiografica: a datare del 1971 ho visto tutti i Tristano dati al Regio. Nel 1971 ancora al Teatro Nuovo con Ernst Kozub e Ingrid Biøner, diretto da Georg Alexander Albrecht (il papà di Marc Albrecht). Nel 1976 diretto da Peter Maag, con Richard Cassilly, Anna Green, Simon Estes, Siegmund Nimssgern, Beverly Wolff, le scene e i costumi erano di Alberto Burri. Nel 2007 con John Treleaven, Eva Johansson, Kurt Rydl, Albert Dohmen, Lioba Braun, direttore Stefan Anton Reck, regista Stephen Pickover. Ieri questo di cui sopra. Anche se affidarsi alla memoria è sempre un azzardo il migliore direi che fu quello del 1976, se non altro per la direzione del compianto Peter Maag, il peggiore quello adesso in scena, non per la parte musicale, ma per l’allestimento.

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MANON LESCAUT di Puccini dal Teatro Regio di Torino su Rai 5

marzo 14, 2017

locandina

Stasera alle 21:15 in lieve differita su Rai 5 andrà in onda Manon Lescaut di Giacomo Puccini in scena al Teatro Regio di Torino.

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Scena dall’atto I ©Teatro Regio Torino

È la riproposta di un allestimento che fu prodotto nei giorni delle Olimpiadi invernali del 2006 e che allora ebbe la regia di Jean Reno. Lo riprende Vittorio Borrelli. Sul podio stavolta Gianandrea Noseda che la dirige per la prima volta: «Affronto il titolo con molto entusiasmo. È il primo capolavoro di Puccini ed è un’opera giovanile che colpisce per energia e freschezza; una specie di impazienza la percorre da cima a fondo. È una musica cinematografica ante litteram, presenta infatti una drammaturgia musicale basata su primi piani, controcampi, piani sequenza, che apre all’immaginario del teatro musicale soluzioni fino a quel momento inedite».

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Scena dall’atto II ©Teatro Regio Torino

Nei ruoli principali: Maria José Siri, Gregory Kunde, Dalibor Jenis, Carlo Lepore.

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Scena dall’atto III ©Teatro Regio Torino

Le foto sono dello spettacolo del 2006.
Considerato che oggi pomeriggio viene trasmessa la replica di Don Carlo, oggi si rischia su Rai 5 l’overdose lirica. Anzi, aggiungendo la Semiramide trasmessa sabato pomeriggio, l’overdose di Teatro Regio di Torino

La London Symphony Orchestra diretta da Noseda inaugura al Regio di Torino MITO Settembre Musica 2016

settembre 3, 2016
LSO Noseda

La LSO con Gianandrea Noseda sul podio

Con un bel concerto della London Symphony diretta da Gianandrea Noseda, cha da questa stagione è direttore ospite principale e come tale sta dirigendo la tournée dell’Orchestra dal 24 Agosto al prossimo 14 Settembre, è iniziata a Torino la nuova edizione di MITO Settembre Musica. La tournée iniziata a Lubiana ha toccato molte città europee e Torino e Milano sono tra queste, in esse viene eseguita in prima italiana la trascrizione orchestrale di Cinque Preludi dal Secondo libro di Debussy a cura di Nikos Christodoulou. Gli altri due brani, La Mer di Debussy e la Seconda Sinfonia di Rachmaninov, sono in comune con la maggior parte dei concerti proposti in tournée. Christodoulou ha orchestrato tutti i 12 Preludi che nel 2012 sono stati eseguiti ad Atene diretti da lui stesso. A scegliere i Cinque eseguiti a Torino ieri sera (replica a Milano stasera) è stato Noseda. “Trascrivere non è solo trasferire una composizione da una destinazione strumentale a un’altra. È entrare nell’anima di una partitura, intrecciare un dialogo con un autore al di là del tempo. Un’arte affascinante praticata da sempre: Bach trascriveva Vivaldi, Mozart faceva lo stesso con Cimarosa, Brahms con Schubert, Ravel con Musorgskij… Le trascrizioni raccontano un’altra storia della musica.” “Orchestrare i Preludes, cardine del pianismo novecentesco, non è far torto a chi li ha scritti, ma cercare di farli rivivere in uno spazio diverso capace di svilupparne le infinite possibilità. A Debussy sono stato fedele al cento per cento, senza però, mai cercare di imitarlo” (intervista a Christodoulou sul Corriere della Sera del 28 Agosto 2016). A giudicare dai cinque preludi eseguiti il lavoro di Christodoulou è stato molto scrupoloso e diligente e, secondo me, ha riprodotto bene lo stile orchestrale di Debussy. Era presente in sala e ha risposto ai calorosi applausi del pubblico, che ha apprezzato la Composizione. La serata è proseguita con La Mer e terminata con la Seconda Sinfonia di Rachmaninov, che a dispetto dei numerosi detrattori continua ad avere vita particolarmente felice. Noseda che di Rachmaninov è convinto interprete ne ha dato una lettura equilibrata senza forti coinvolgimenti emotivi. Il rapporto che si è instaurato già con la London Symphony mi è parso eccellente, il che dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, che Noseda è davvero uno dei migliori direttori del momento: averlo a Torino come direttore del Regio riempie di orgoglio. A lungo festeggiati Orchestra e, soprattutto, Direttore hanno ancora concesso due bis: il Trepak da Lo Schiaccianoci di Ciaikovski e la Danza Ungherese n.5 di Brahms (a proposito di trascrizioni….): pubblico restio ad andar via, ma Noseda ha fatto cenno che era ora di riposare. È terminato così il primo concerto del MITO, l’unico forse,a mio parere, che possa stare alla pari con le precedenti edizioni del Festival. Quanto seguirà mi pare piuttosto imparentato con le manifestazioni di piazza estive. Si sfruttano le risorse locali. Quindi il tutto diventa in realtà un anticipo delle stagioni che da ottobre a giugno le istituzioni musicali torinesi offrono. Anzi se si confrontano i cartelloni di queste si scopre senza difficoltà che l’offerta nei prossimi mesi è di gran lunga più stimolante e interessante. C’è stato ieri sera un assaggio delle grandi “novità”: la presentazione in quattro minuti (chissà perché non cinque?) di Stefano Catucci (impresa disperata, su cui preferisco non infierire), i sopratitoli con la guida all’ascolto (non è una novità, ma un vezzo del nuovo direttore artistico, che già un paio di lustri fa l’aveva proposto e che evidentemente non aveva avuto un gran riscontro). Per carità, si possono anche aggiungere cose alla precedente conduzione, purché lo si faccia con la dovuta sobrietà, senza presentarle come le novità di cui tutti avevano necessità e senza atteggiamenti messianici che sono completamente fuori luogo.

P.S.: l’unica novità che ho apprezzato molto e che condivido è l’invito al pubblico, già scritto sul programma e ribadito da Stefano Catucci, a spegnere completamente gli smartphone in quanto i display sono fonte di disturbo per chi viene al concerto ad ascoltar la musica. Finalmente! Auspico che l’invito si trasformi in obbligo e che venga adottato da tutte le istituzioni musicali: sono stufo di essere circondato ai concerti da spettatori che consultano Facebook e la posta elettronica.

Concerto … a sorpresa al Teatro Regio di Torino con Noseda,Toradze e la Filarmonica TRT

maggio 17, 2016

Dovrebbe essere la prima volta in Italia che di un concerto sinfonico non venga comunicato il programma e che i brani siano eseguiti rivelandone autori e titoli alla fine Smiley. L’idea è stata di Gianandrea Noseda: «Sarà una specie di gioco di società. E poi, un brano almeno lo dichiareremo: il bis, ovviamente. Insomma, sarà un concerto disegnato per scardinare le certezze del pubblico e le pigre abitudini d’ascolto» . Proporre un’iniziativa del genere predispone, è chiaro, a una fruizione senza preconcetti: non è raro che ci si segga in poltrona, infatti, con una disposizione già assodata nei confronti del brano o dell’autore in locandina, col risultato di farselo piacere o dispiacere in breve, troppo in breve perché l’esecuzione abbia un senso. (Sistema Musica).

Mi pare che l’esperimento abbia funzionato benissimo: la sala era stracolma (quasi sold out), il pubblico era in visibilio (e dopo brani che spesso fanno da “sfollagente”) ed è stata una serata davvero originale e godibilissima. Noseda non è stato solo direttore, ma anche ottimo intrattenitore tra un brano e l’altro (titoli e autori sono stati da lui rivelati, un po’ chiedendo al pubblico, al termine di ciascuno, anziché, come previsto, all’uscita, quando comunque lo stesso è stato consegnato l’elenco). C’era un indizio: Alexander Toradze, mirabolante virtuoso del piano specializzato soprattutto in Prokof’ev e Shostakovich…

La vera sorpresa, sempre che ancora sia tale, è stata in realtà l’eccelso livello raggiunto dall’Orchestra del Regio, in questa occasione nella formazione Filarmonica TRT, impensabile forse alcuni anni fa. È la prova dell’importanza che ha un direttore principale di altissimo livello come Noseda, ormai celebrato a livello internazionale, e del forte legame che si crea tra direttore e orchestrali [dovrebbe servire da lezione ai vertici di un’altra istituzione musicale con sede in città dove proprio l’aspetto “direttori d’orchestra” è stato da un po’ di tempo troppo trascurato, anche se pare che adesso… (visto che siamo in fase di enigmi: indovinare qual è)]. Più che un concerto una vera festa con meritatissime ovazioni per Gianandrea Noseda. Be’ a questo punto … il programma: Sinfonia per strumenti a fiato di Stravinskij, Secondo concerto per piano e orchestra di Shostakovich, Grande fuga op. 133 di Beethoven nella trascrizione per quartetto e orchestra di Meirion Bowen e i Quattro interludi da Intermezzo di Richard Strauss. Il bis, unico brano annunciato dal programma: l’Adagietto dalla Quinta di Mahler. In più Toradze ha eseguito come bis: il Precipitato dalla Settima Sonata di Prokof’ev. Non sono brani di largo consumo e mi sono domandato: dichiarati prima, secondo consuetudine, avrebbero richiamato altrettanto pubblico e suscitato altrettanto entusiasmo?….. Forse no.

Un italiano in America e un americano a Torino…

gennaio 7, 2016

Gianandrea Noseda

Gianandrea Noseda è stato nominato (come aveva già segnalato gentilmente Pramzan) direttore della National Symphony di Washington. Rimarrà comunque direttore musicale al Regio di Torino. Riporto un’intervista di A.Mattioli su La Stampa del 5 gennaio u.s.:

E adesso nascerà un asse musicale fra Torino e Washington. L’eroe dei due mondi è naturalmente Gianandrea Noseda e la notizia che lo riguarda è di quelle ghiotte: il direttore musicale del Regio assumerà la stessa carica alla National Symphony Orchestra, che ha appunto sede nella capitale federale. Contratto con clausole classicamente americane: nella sua prima stagione, la ’16-’17, Noseda sarà direttore «designato», poi direttore musicale dal ’17-’18 almeno fino al ’20-’21, con dodici settimane di presenza a stagione. L’annuncio ufficiale è previsto giovedì. Ma la notizia è stata anticipata dal Washington Post e Noseda la commenta da New York, dove sta dirigendo al Met la prima produzione deiPêcheurs des perles di Bizet vista lì da un secolo a questa parte.

Contento, maestro?
«Molto. Dopo l’esperienza con la Bbc, un’orchestra sinfonica mi mancava: in fin dei conti, sono partito da lì. E poi è importante lavorare sia con un teatro d’opera che con un’orchestra: importante per me e importante per loro».
Per lei, di certo. Per loro, perché?
«Perché spero che si creeranno delle sinergie fra il Regio e la Nso che, non dimentichiamolo, è l’orchestra della capitale, quindi l’orchestra è “nazionale” non solo di nome. L’anno scorso, ho portato con il Regio il nostro Guglielmo Tell in tournée oltreoceano, e con grande successo. I rapporti con il mondo musicale americano sono strategici per un teatro internazionale».
Sinergie possibili o probabili?
«Diciamo auspicabili e, per quel che mi riguarda, anche probabili».
Il timore è che la scoperta dell’America preluda a un suo sganciamento da Torino…
«Per nulla. Il contratto con il Regio è in vigore fino alla stagione ’18-’19 compresa, poi vedremo. Ma il mio incarico a Washington non toglierà nulla a quello a Torino, né per impegno né per presenza. Anzi, credo che sarà galvanizzante».
Da qualche parte, però, il tempo per gli americani dovrà trovarlo.
«Ridurrò la mia attività di direttore ospite, che ho svolto dal 2011 a oggi quando non lavoravo a Torino».
Con i debutti appena celebrati a Salisburgo e con i Berliner, non è un peccato?
«No, anche perché la direzione musicale di Washington dà chiaramente nuovo prestigio. I miei impegni come free lance diminuiranno magari di numero, ma di certo non come qualità».
La bravissima Anne Midgette del «Washington Post» la definisce una «rising star», una stella crescente, fra i direttori. Ma lei non si sente già ampiamente cresciuto?
«Di crescere non si finisce mai. E poi un direttore d’orchestra è misteriosamente considerato una promessa almeno fin verso i 55 anni. Poi diventa di colpo un “vecchio direttore”. Io ne ho 51 e hanno smesso di definirmi un “giovane” soltanto un paio di anni fa».
Chi è il suo predecessore alla Nso?
«Christoph Eschenbach».
Beh, allora lei andrà bene per forza.
«Questo l’ha detto lei. Io trovo che la Nso abbia un potenziale altissimo e molta voglia di crescere, il che mi piace molto: ho sempre scelto dei complessi che abbiano voglia di migliorarsi, di crescere, non che si accontentino di stare seduti sugli allori».
Ma al Regio quando tornerà?
«Intanto andremo insieme a Hong Kong, dove a fine febbraio dirigerò orchestra e coro del teatro nella Messa da Requiem di Verdi e in un programma sinfonico. Poi dal primo di aprile fino a tutto maggio sarò a Torino per la produzione della Donna serpente di Casella, cui tengo moltissimo».
In piazza Castello come l’hanno presa, la nomina a Washington?
«Ovviamente li ho informati e penso che a tutti abbia fatto piacere. Quando uno della famiglia, come dire?, amplia il suo raggio d’azione, gli altri sono contenti».
Proprio tutti?
«Sì, tutti».    © La Stampa/A.Mattioli

James Conlon

James Conlon diverrà direttore principale della OSN Rai, che ha sede a Torino e proprio oggi dirigerà un concerto che prelude al suo futuro incarico. Un’altra intervista a Conlon:

Molti, magari, l’hanno scoperto all’ultimo concerto di Capodanno della Fenice. Di certo, è il direttore che i torinesi ascolteranno di più negli anni a venire. James Conlon, 65 anni, newyorchese con il solito cocktail di ascendenti europei comprensivo degli immancabili bisnonni italiani, sarà dalla prossima stagione il direttore principale dell’Orchestra sinfonica nazionale della Rai.

In questa, si porta avanti con tre programmi, il primo domani e dopo: Varèse, Schreker e laQuinta di Beethoven. Musicista di lunghissimo corso (per dire: il suo debutto all’opera fu propiziato da una segnalazione della Callas), Conlon parla un italiano quasi perfetto ed è uno di quegli stranieri che amano l’Italia più di noi. «Ricordo la prima volta che venni qui, negli Anni Settanta. Fu uno choc, di bellezza e di cultura. Ho amato subito l’Italia e da allora non ho più smesso».
Però in Italia si viene a dirigere l’opera, non la sinfonica. E le orchestre italiane all’estero non hanno esattamente una buona fama.
«Forse, ma non vuol dire che sia meritata. Però se la regola è questa, l’Osn Rai è l’eccezione. Si tratta di un’orchestra sinfonica di prim’ordine e riconosciuta come tale da tutti».
Cosa le piace dell’orchestra?
«Il senso innato del canto che hanno i musicisti italiani. È una cosa che non si impara».
Ma in un’epoca di globalizzazione anche musicale esistono ancora delle caratteristiche nazionali?
«Sì e no. Sì, perché comunque un’identità nazionale continua a esistere ed è qualcosa che va oltre la musica, è un dato culturale e sociale. No, perché ormai tutti ascoltano tutti e le orchestre non stanno più chiuse nelle loro città, senza confronti, come un secolo fa».
Gli Usa sono pieni di direttori italiani, Luisi al Met, Muti a Chicago, adesso Noseda a Washington. Lei invece è l’unico americano in Italia. Perché?
«Posso rispondere per me. La mia esperienza europea è cominciata come un piacere ed è diventata un’esigenza. Del resto, sono stato stabile a Colonia per tredici anni e all’Opéra di Parigi per nove. Per gli artisti americani ignorare l’Europa è un grave errore da tutti i punti di vista: musicale, culturale e anche personale».
Che progetti ha per l’Osn Rai?
«Credo che il compito di un direttore principale sia quello di mettere l’orchestra in condizioni di suonare bene tutto il repertorio, dal barocco alla contemporanea. Con il giusto equilibrio fra pagine e autori celebri e altri meno noti».
Ma i suoi gusti personali li avrà.
«In ogni orchestra dove ho lavorato stabilmente ho sempre diretto un’integrale di Mahler. E non potrei vivere senza Mozart».
Però è un esperto dell’«Entartete Musik», la musica degenerata messa al bando dai nazisti.
«Non mi considero uno specialista. La dirigo, come dirigo tutta la grande musica. Non credo che vada rinchiusa nel ghetto dei festival dedicati o delle rassegne a tema. La si deve eseguire nelle stagioni normali, perché è bella. E perché se non lo facessimo daremmo ragione postuma ai nazisti che la volevano cancellare».
Veniamo a Torino. Tre cose che le piacciono della città.
«Primo: la sua orchestra. Secondo: Torino è di una bellezza elegantissima e sorprendente. Terzo: cibo e vini sono favolosi».
Un politico italiano di cui conosce il nome?
«Ehm… Non seguo la politica. L’unico che mi viene in mente è Berlusconi».

© La Stampa/A.Mattioli

Da parte mia auguri di buon lavoro a entrambi.