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“Giovanna d’Arco” di Verdi (Milano,2015) su Rai 5

febbraio 2, 2019

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Su Rai 5 inizia da domani un ciclo di opere dirette da Riccardo Chailly al Teatro alla Scala. Si parte con Giovanna d’Arco che inaugurò la Stagione 2015/16. 

locandina

Le opere saranno precedute dalle lezioni introduttive tenute dal Maestro ai giovani universitari.

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Francesco Meli e Anna Netrebko ©Brescia & Amisano

L’opera fu trasmessa in diretta tv e rimando a ciò che scrissi allora:

https://musicofilia.wordpress.com/2015/12/08/giovanna-darco-inaugura-con-successo-la-stagione-alla-scala/

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Scena di insieme ©Brescia & Amisano

Seguiranno nel corso del mese La Fanciulla del West, Don Pasquale, Andrea Chénier. 

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GIOVANNA D’ARCO inaugura con successo la Stagione alla Scala

dicembre 8, 2015

Gli applausi ci sono stati e neanche un buu. Be’ l’opera mancava da 150 anni, la conoscevano in pochi: insomma si andava sul sicuro… Per carità, dal punto di vista musicale gli applausi erano meritatissimi, mi sarei aspettato qualche riserva sullo spettacolo; comunque meglio così. Io non c’ero, per cui ciò che tento di scrivere fa riferimento alla diretta tv…. e siamo alle solite: vabbè ormai sono quasi rassegnato, quando le riprese tv d’opera sono affidate al Centro di Produzione Tv di Milano sono lontane dal mio modo di intendere la regia tv di questo tipo di spettacoli e anche stavolta è andata male. E dire che in Rai il team del Centro di Produzione di Napoli in questo campo, a mio parere, lavora egregiamente (ne è stata esempio tra l’altro anche la Elektra da Bologna trasmessa di recente), perché non affidare tutto a loro?

Riccardo Chailly è un convinto sostenitore di quest’opera che aveva già diretto a Bologna 26 anni fa (esiste il video) e lo ha dimostrato con una direzione davvero esemplare: godeva anche di una Orchestra e di un Coro che in questo repertorio non hanno confronti in nessuna parte del mondo e di un cast vocale stellare. Anna Netrebko, Francesco Meli, Devid Cecconi (che ha sostituito con onore l’indisposto Carlos Alvarez), Dmitry Beloselsky (un lusso per la brevissima parte di Talbot), Michele Mauro. Mi pare (da quello che ho potuto cogliere dall’ascolto) che tutti siano stati al massimo.

Lo spettacolo è stato affidato a Moshe Leiser e Patrice Caurier, registi che già hanno collaborato con Pereira a Zurigo e a Salisburgo. Giudicato incongruente il libretto di Temistocle Solera hanno cercato di renderlo plausibile. “Quando abbiamo ricevuto l’offerta di fare questa regia abbiamo pensato che si trattasse di un regalo avvelenato perché il libretto è davvero molto difficile e problematico. In questo senso il nostro lavoro è stato molto semplice: prendere tutte le incoerenze contenute nel libretto di Temistocle Solera e renderle coerenti”. “Quello che vedrete è quello che passa nella testa di Giovanna D’Arco, nella sua follia. Tutto succede nella sua stanza in pieno Ottocento che nella sua immaginazione diventa un campo di battaglia medioevale. Il suo letto è un elemento centrale, è il simbolo della nevrosi che noi mettiamo in scena, delle voci di angeli e demoni che sente e del tormento tra il desiderio verso re Carlo VII e quello per la purezza impostole da un’educazione che la vuole felice solo dopo la morte”.

Già durante la Sinfonia, nell’Andante pastorale si alza momentaneamente il sipario su una camera da letto, in B/N (così almeno si è vista in tv), un medico scuote la testa (la prognosi dev’essere di un paio di ore di vita (la durata dello spettacolo), una malata giace sul letto e un signore non giovane (il padre) si aggira con aria desolata. Il sipario cala momentaneamente per rialzarsi all’inizio del primo atto in cui la giovane comincia a delirare e nel suo delirio esterna il conflitto tra il desiderio di una vita eroica, che non ha avuto, le pulsioni erotiche (che non ha soddisfatto) e la repressione sessuale che ha subito a causa della presenza ossessiva del padre (‘sti padri verdiani che rompi…. che sono sempre!). Si identifica con Giovanna d’Arco e via dicendo…. sino alla morte in cui il Carlo VII gold plated scompare, il padre si gira di spalle (pentito?) a mo’ di Crocifisso… Questo è quanto mi è parso di capire Smiley dalla mediazione tv. Ciò che non ho capito è se questa rilettura abbia reso coerente la drammaturgia dell’opera in questione. A me è parso proprio di no. C’è poco da fare: si sarebbe dovuto riscrivere ex novo il libretto e a questo punto l’opera. Mission impossible. Meglio lasciare le cose come da drammaturgia originale? non saprei. Farlo oggi in un grande teatro è un azzardo maggiore di qualunque stramberia e chi fa il regista d’opera lo sa, forse anche suo malgrado…

Oltre alla già citata recensione di Amfortas, segnalo la recensione di Ugo Malasoma su OperaClick:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/milano-teatro-alla-scala-il-trionfo-di-giovanna-infiamma-la-scala

e riporto l’articolo di Giorgio Pestelli su La Stampa di oggi:

Per aprire la stagione della Scala, Verdi è di precetto; ma questa volta Riccardo Chailly, alla prima inaugurazione come direttore musicale, invece dei soliti Rigoletti, Otelli e Trovatori, ha proposto un’opera poco battuta, quella Giovanna d’Arco che dopo un successo strepitoso nella stessa Scala nel 1845 è poi quasi scomparsa dal repertorio. Quindi un Verdi giovane, quello degli «anni da galera» come diceva lui, delle opere sfornate una via l’altra, alcune delle quali «minori», ma tutt’altro che brutte.
Per altro la storia della mite pastorella che animata da sacro fuoco diventa vergine guerriera e salva la Francia dall’invasione inglese, si presta benissimo all’occasione inaugurale, facendo leva sulla quantità di cori e marce militari che l’attraversano; e ancora di più per l’impegno vocale richiesto alla protagonista, vero cavallo di battaglia per grandi cantanti: e qui la grande cantante, anzi grandissima, c’era, il soprano Anna Netrebko al colmo della sua arte musicale e drammatica.
Di solito, per il giovane Verdi un personaggio è definibile solo dall’azione in cui è coinvolto; Giovanna fa un po’ eccezione per l’attenzione in se stessa che Verdi le dedica, ragazza di campagna, vergine in armi, figlia sottomessa, donna contesa fra amore e missione: di tutte queste sfumature la Netrebko non ne ha mancata una, dominatrice nelle tenere romanze, negli scatti visionari, nell’empito lirico del duetto d’amore con re Carlo.
Come non bastasse, ha fronteggiato anche il carattere che le ha impresso la regìa di Moshe Leiser e Patrice Caurier: quello di una creatura nevrotica che oscilla fra depressione e follìa, in una ambientazione che si svolge al chiuso nelle scene di Christian Fenouillat, in una stanza le cui pareti si animano con il lampeggiare di proiezioni, ombre e con l’irrompere del coro in scene di grande effetto.
Si perdono in questo modo le annotazioni che Verdi dedica al «plein air», ma emerge come dominante il rapporto di Giovanna col padre, uno dei padri più pestiferi della storia dell’opera, vero carnefice della figlia; in scena doveva esserci Carlos Alvarez, ma indisposto è stato sostituito da Devid Cecconi, bravo e coraggioso ma ancora senza una spiccata personalità; nella sua improbabile storia d’amore col re di Francia Giovanna ha un partner di grande fascino in Francesco Meli, voce dolce e melodiosa nel suo temperamento sensibile nei suoi slanci lirici.
La carica positiva che Chailly investe in quest’opera, si è già capita dalla Sinfonia d’apertura, diretta con una cura straodinaria, un amore per i particolari che poi continuerà per tutta l’opera; Chailly insiste a mettere in luce le raffinatezze, con tempi adeguati a farle risaltare, ma non dimentica per questo le costanti del giovane Verdi, l’impeto delle cabalette, il raffronto di contrasti elementari, l’irruzione di trovate armoniche e timbriche. Certo anche lui non può trasformare in oro quello che oro non è (quei demoni infernali che cantano «Vittoria, vittoria, plaudiamo a Satàna»!); ma in generale nella sua direzione sparisce quel «volgare» che scandalizzava i detrattori del primo Verdi, perchè, come si è sentito, il fervore e la genuinità non sono mai di cattivo gusto; e prendono il volo le grandi pagine, che sono molte, e per lo più consistono in grandi momenti di assieme, con il vertice forse nel finale del terzo atto, dove Chailly fa sentire l’intreccio di ogni parte, e ancora più importante il soffio del grande respiro di Verdi: costruzioni grandiose dove si è ammirata la bravura del Coro scaligero istruito da Bruno Casoni; in parti minori Dmitry Beloselskiy e Michele Mauro, essi pure all’altezza dell’occasione. © La Stampa/Giorgio Pestelli

GIOVANNA D’ARCO di Verdi in diretta dalla Scala su Rai 5

dicembre 6, 2015

Lunedì 7 Dicembre 2015: Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi inaugura la Stagione 2015/16 del Teatro alla Scala. Alle 17:30 diretta su Rai 5 e su RaiHD. Nell’attesa qualche anticipo sulla edizione:

http://video.corriere.it/moshe-leiser-giovanna-d-arco-donna-sacrificale-yihadista/303068b8-9903-11e5-85fc-901829b3a7ed

http://video.corriere.it/riccardo-chailly-giovanna-d-arco-vincere-preconcetto-chi-non-conosce-l-opera-la-qualita/100c5532-9792-11e5-921c-1e256576138f

http://video.corriere.it/francesco-meli-il-mio-carlo-vii-tsunami-continuo-come-carattere/f9e8bc7e-9902-11e5-85fc-901829b3a7ed

http://video.corriere.it/anna-netrebko-onorata-far-parte-storia-scala/5de225c0-984b-11e5-b53f-3b91fd579b33

Il cast:

http://www.teatroallascala.org/it/stagione/2015-2016/opera/giovanna-d-arco-7-dicembre.html

Chi non riuscisse a vedere la diretta, potrà vedere la differita su Arte alle 21:50 (canale tedesco) o alle 22:30 (canale francese).

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Boh! Comincio dalle cose un po’ buffe: sia i titoli di testa che di coda ribadivano “nuova produzione del Teatro alla Scala”: sfido io, dopo 150 anni!!! Smiley. Passo a quelle tristi: la regia tv a cura del Centro di Produzione Rai di Milano era come al solito distante dal mio gusto personale in fatto di riprese televisive d’opera (un po’ di eufemismo non guasta): insomma non mi ha aiutato molto a decriptare uno spettacolo che a me è parso tutto sommato ridicolo (ma forse a teatro mi avrebbe fatto un altro effetto) Smiley. Quelle un po’ più gratificanti: la parte musicale mi è sembrata molto buona; Chailly ce l’ha messa tutta a dimostrare la sua convinzione che si tratta di un Verdi meno conosciuto, ma non minore; la Netrebko è all’altezza del ruolo, Meli si dimostra un ottimo tenore (uno dei migliori, a mio giudizio), a Cecconi va un plauso per la supplenza in extremis risolta più che onorevolmente, Coro e Orchestra come sempre fantastici Smiley. A mezzanotte e 20′ vado a dormire Smiley, non senza aver prima segnalato la recensione dell’amico Amfortas, che come sempre il 7 dicembre batte anche il Frecciarossa 1000 in fatto di velocità Smiley:

https://amfortas.wordpress.com/2015/12/07/recensione-semiseria-ed-espressa-di-giovanna-darco-al-teatro-alla-scala-di-milano-allestimento-ridicolo-e-i-registi-erano-due/

Recensione con cui fondamentalmente concordo. Se riesco a riordinar le idee, forse scriverò qualcosa anch’io… A domani o dopodomani…

Ed eccomi:

https://musicofilia.wordpress.com/2015/12/08/giovanna-darco-inaugura-con-successo-la-stagione-alla-scala/

 

Settimana verdiana su Rai 5

dicembre 3, 2015

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Cara vecchia Lira…: dirà qualche nostalgico. Già… Comunque messe da parte le nostalgie e i ricordi, prepariamoci a una settimana verdiana su Rai 5 a partire da Domenica 6 Dicembre 2015. Sarà trasmessa I due Foscari in una edizione rappresentata agli Arcimboldi nel 2003 con Muti sul podio (replica Martedì pomeriggio). È l’opera che precede cronologicamente la Giovanna d’Arco che inaugura la Stagione della Scala e che sarà trasmessa in diretta Lunedì 7 Dicembre (replica Domenica 13 al mattino e Martedì 15 al pomeriggio). Ma non è finita: Giovedì 10 dicembre in prima serata sarà trasmesso Falstaff nell’edizione andata in scena al Ravenna Festival con Muti sul podio (repliche Sabato 12 intorno a mezzogiorno). Insomma, ce n’è in abbondanza.