Posts Tagged ‘Gregory Kunde’

MANON LESCAUT di Puccini dal Teatro Regio di Torino su Rai 5

marzo 14, 2017

locandina

Stasera alle 21:15 in lieve differita su Rai 5 andrà in onda Manon Lescaut di Giacomo Puccini in scena al Teatro Regio di Torino.

Manon-Lescaut---Atto-I-

Scena dall’atto I ©Teatro Regio Torino

È la riproposta di un allestimento che fu prodotto nei giorni delle Olimpiadi invernali del 2006 e che allora ebbe la regia di Jean Reno. Lo riprende Vittorio Borrelli. Sul podio stavolta Gianandrea Noseda che la dirige per la prima volta: «Affronto il titolo con molto entusiasmo. È il primo capolavoro di Puccini ed è un’opera giovanile che colpisce per energia e freschezza; una specie di impazienza la percorre da cima a fondo. È una musica cinematografica ante litteram, presenta infatti una drammaturgia musicale basata su primi piani, controcampi, piani sequenza, che apre all’immaginario del teatro musicale soluzioni fino a quel momento inedite».

Manon-Lescaut---Atto-II-

Scena dall’atto II ©Teatro Regio Torino

Nei ruoli principali: Maria José Siri, Gregory Kunde, Dalibor Jenis, Carlo Lepore.

Manon-Lescaut---Atto-III-

Scena dall’atto III ©Teatro Regio Torino

Le foto sono dello spettacolo del 2006.
Considerato che oggi pomeriggio viene trasmessa la replica di Don Carlo, oggi si rischia su Rai 5 l’overdose lirica. Anzi, aggiungendo la Semiramide trasmessa sabato pomeriggio, l’overdose di Teatro Regio di Torino

Annunci

OTELLO di Verdi al Teatro Regio di Torino

ottobre 22, 2014

Se escludiamo le due recite-evento del 1997 con Abbado e i Berliner, destinate ai VIP e ai fortunati che riuscirono a trovar posto a 500mila lire d’allora, erano 33 anni che al Regio di Torino non andava in scena l’Otello di Verdi. Vi fa ritorno con una produzione nuova affidata a un under 40 britannico, Walter Sutcliffe, che vanta collaborazioni con David McVicar. Vede nell’opera di Verdi un processo di trasformazione: Otello diviene via via più umano, ma infine non riesce a sfuggire alla sua natura essenzialmente distruttiva. Jago preme sulla sua insicurezza che in effetti è legata a questo processo, poiché proprio in questo farsi più umano e meno soldato, più uomo a tutto tondo, Otello diviene anche più vulnerabile. Jago si insinua in quella vulnerabilità e Otello si difende diventando sempre più distruttivo; in questo è propriamente un personaggio da tragedia classica, perché ha la capacità di evolvere, di trasformarsi e tuttavia viene costantemente tirato indietro, non può sfuggire al suo destino, al suo essere fatto essenzialmente per uccidere. Non vuole sovraccaricare la scena di elementi superflui: In un dramma shakespeariano sono le parole che raccontano la storia e in effetti quanto più si riempie la scena, tanto meno efficace diventa il dramma, come se ciò che sta sul palcoscenico intralciasse le parole e dunque l’azione. Lo spazio scenico viene concepito come una sorta di labirinto:questa è stata per noi la chiave, un ambiente che è propriamente in sé una macchina militare, con la domanda se sia possibile sfuggire a questa macchina. Non si trattava di ricreare il castello di Otello a Cipro, ma neppure di essere moderni a ogni costo e spostare l’ambientazione in Afghanistan; semmai di trovare una collocazione al di fuori del corso storico. Questi gli annunci, ne è comunque sortito uno spettacolo non propriamente bello da vedere (scene di Saverio Santoliquido) con costumi che definire brutti è ancor poco (costumi di Elena Cicorella) e una regia che tutto sommato rientrava nella tradizione, con poche e gratuite varianti: Jago che uccide due musulmani nel coro “Vittoria, vittoria”, Jago che uccide Emilia nel finale (un femminicidio in più) e che rimane ucciso a sua volta. Discutibile l’uso delle luci (luci di Rainer Casper) con quella camera da letto in piena luce nell’ultimo atto. Coreografie con momenti di gusto non eccelso (le movenze copulatorie durante il “Fuoco di gioia”). Insomma se la maggioranza del pubblico rimpiange gli spettacoli di “una volta” forse tutti i torti non ha. Se questo Otello non è bello da vedere è in compenso stupendo da ascoltare.

Gregory Kunde © Ramella e Giannese

Gregory Kunde © Ramella e Giannese

Gregory Kunde, 60 anni già compiuti, dimostra una giovinezza vocale da fare invidia a un trentenne. Avevo già ascoltato il suo Otello verdiano nel video da Palazzo Ducale a Venezia (meraviglioso) e in quell’ultimo atto dall’Opera di Firenze, ma pensavo che la riproduzione non fosse affidabile. Riesce a essere un Otello “completo”, folgorante nell’Esultate!, imperioso in Abbasso le spade!, sensuale nel duetto d’amore, fragile e dolente in Dio mi potevi, tragico e commovente fino alle lacrime in Niun mi tema. Che voce! che fraseggio accuratissimo! che tecnica di canto! Impossibile far di meglio. Non rimpiango gli Heldentenor del passato ormai remoto che al di là degli atletismi vocali finivano poi col dare una interpretazione monocorde e poco articolata, facendo di Otello solo un mostro assatanato.

Erika Grimaldi © Ramella e Giannese

Erika Grimaldi © Ramella e Giannese

Al suo fianco la sensibilissima e toccante Desdemona di Erika Grimaldi. La giovane cantante astigiana dimostra una maturità artistica notevole. Sa rendere alla perfezione l’umanità, lo sgomento del personaggio con un canto pieno di sfumature e un fraseggio ben articolato. Eccellenti i due duetti (soprattutto quello del III atto), meraviglioso il IV atto con la Canzon del salice e l’Ave Maria.

Kunde ed Erika Grimaldi nel IV atto © Ramella e Giannese

Kunde ed Erika Grimaldi nel IV atto © Ramella e Giannese

Jago è Ambrogio Maestri, che sta ormai diventando il baritono verdiano del momento.

Ambrogio Maestri © Ramella e Giannese

Ambrogio Maestri © Ramella e Giannese

Insinuante, diabolico nei duetti con Otello, Roderigo e Cassio. Imponente e quasi violento nel Credo. Non ha il physique du role, con la sua mole monumentale, ma riesce a rendere credibilissimo il personaggio come pochi.

Maestri e Kunde © Ramella e Giannese

Maestri e Kunde © Ramella e Giannese

Non sono da meno i comprimari da Salvatore Cordella (Cassio), a Luca Casalin (Roderigo), da Emilio Marcucci (Montano) a Seung Pil Choi (Lodovico) a Samantha Korbey (Emilia) fino all’Araldo di Lorenzo Battagion.

Finale III atto © Ramella e Giannese

Finale III atto © Ramella e Giannese

Se uno spettacolo d’opera riesce musicalmente il merito è soprattutto del direttore d’orchestra. In questo caso un superlativo Gianandrea Noseda, che ha creato un perfetto e miracoloso equilibrio tra palcoscenico e buca orchestrale. Mai una volta che l’orchestra coprisse i cantanti e nel difficilissimo concertato finale del III atto si riuscivano a cogliere le parole dei singoli personaggi: caso quasi unico!

(Il mio commento fa riferimento alla recita del 21 ottobre 2014)