Posts Tagged ‘Riccardo Chailly’

“Il Trittico” di Puccini su Rai 5

maggio 6, 2017

Domani, 7 maggio 2017, Rai 5 replicherà Il Trittico di Puccini nella edizione andata in scena alla Scala nel 2008 con la regia di Ronconi e la direzione di Chailly. Già trasmesso più volte, rimando a un post dello scorso anno:

https://musicofilia.wordpress.com/2016/02/20/il-trittico-di-puccini-su-rai-5/

Nel corso del mese saranno trasmesse anche La Fanciulla del West e Edgar.

LA GAZZA LADRA di Rossini in diretta tv su Rai 5

aprile 18, 2017
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© Brescia e Amisano

Stasera alle ore 19:55 su Rai 5 in diretta dalla Scala di Milano andrà in onda La gazza ladra di Rossini. L’opera è diretta da Riccardo Chailly, la regia è di Gabriele Salvatores. Nel cast: Rosa Feola, Serena Malfi, Paolo Bordogna, Teresa Iervolino, Edgardo Rocha, Alexa Esposito, Michele Pertusi.

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© Brescia e Amisano

Alla prima ci sono state notevoli contestazioni soprattutto all’indirizzo di Chailly, al punto da trasformarsi in vera e propria bagarre.

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© Brescia e Amisano

Nell’attesa una recensione dello spettacolo:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/milano-teatro-alla-scala-la-gazza-ladra

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La diretta vera e propria è tornata su Rai 5 ed è tornata la Scorzoni con Francesco Antonioni, già presenti nella Manon Lescaut da Torino. Ho avuto la sensazione che le voci fossero un po’ retrocesse nella ripresa audio, con l’orchestra un po’ troppo in primo piano, insomma come nelle riprese “pirata”.
Lo spettacolo mi è piaciuto molto, ottima la regia, ottimo il cast. A me la direzione di Chailly è piaciuta, non comprendo perché sia stato contestato.

I VESPRI SICILIANI di Verdi (Bologna,1986) su Rai 5

aprile 8, 2017

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Continua l’omaggio a Leo Nucci con I Vespri Siciliani. Si tratta di un’edizione andata in scena a Bologna nel febbraio 1986 con la regia di Luca Ronconi e la direzione di Riccardo Chailly. Oltre a Leo Nucci nel ruolo di Monforte, ci sono Veriano Luchetti (Arrigo), Susan Dunn (Elena), Bonaldo Giaiotti (Procida) e in un ruolo minore (Ninetta) una giovanissima e bellissima Anna Caterina Antonacci.

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Decisamente un bel cast. Riporto quanto scrisse Massimo Mila su La Stampa:

Tra le opere meno fortunate di Verdi I vespri siciliani non godono il vantaggio delle cosiddette opere minori, che ogni tanto sono .scoperte, da qualcuno e per alcuni anni vengono salutate come una rivelazione e girano da un teatro all’altro. I vespri siciliani tutti li conoscono, per sentito dire, e le melodie sono diventate popolari attraverso la Sinfonia, questa sì famosissima. Ma ventiquattro rappresentazioni (di cui quattro radiofoniche) nel corso di questo secolo sono una cosa da ridere. E’ la prima opera del nuovo corso che l’arte di Verdi prese dopo la Traviata e non sfugge all’impaccio delle opere prime. Scritta su libretto francese di Scribe, poi tradotto misteriosamente in italiano, soffre pure dell’impossibilità, o perlomeno difficoltà, di ottenere dal celebre uomo di teatro francese gli infiniti aggiustamenti e trasformazioni a cui Verdi sottoponeva i testi del suoi librettisti italiani. Quando si aveva l’onore di un libretto di Scribe, o prendere o lasciare. II libretto non era brutto (tra l’altro Scribe l’aveva già, adoperato, in altro quadro storico, per Il duca d’Alba di Donizettl, ma Verdi non lo sapeva); pero aveva un taglio ridondante in cinque atti con un enorme balletto e innumerevoli cambiamenti di scena. In Italia, la stessa storia Verdi l’avrebbe raccontata in tre atti, con due ore di musica. Sicché accade che l’opera è indubbiamente meno buona di Rigoletto e Traviata e nello stesso tempo è più moderna, corrisponde a una concezione teatrale più avanzata che quella elementare e sommarla degli «anni di galera». La psicologia del personaggi è assai più complessa e fine. Non c’è più tutto il bene da una parte e tutto il male dall’altra come nel teatro del burattini, ma nel personaggio di Monforte, governatore francese a Palermo, che riconosce suo figlio in Arrigo, capo del siciliani in rivolta, si concentra tutto quel nodo di sofferte passioni che Verdi collegava alla figura del padre.-In un certo senso è tipico che nel titolo dell’opera non sta il nome d’un personaggio, bensì quello di un avvenimento storico: perché in realtà nei Vespri non c’è un protagonista, bensì un sistema di rapporti umani tra diverse persone avvicinate dall’amore e dilaniate dalla passione politica. Questa complicata situazione a raggiera Verdi raffronta con una musica di nuova maturità psicologica e drammatica, che divampa in alcune situazioni fondamentali, e langue in certe lungaggini marginali del libretto. Certo, bisogna dire che se c’è una possibilità per I vespri siciliani di ritornare in auge, essa potrebbe partire da questa splendida rappresentazione bolognese, che sotto la guida asciutta, precisa, molto verdiana, di Riccardo Chailly, ha radunato un’eccellente compagnia di interpreti non solo bravi, ma singolarmente adatti al rispettivi personaggi. Magnifica protagonista femminile il soprano Susan Dunn. Non ha molta scena, ma si spiega bene con la purezza della voce, che è limpida eppure profondamente espressiva. Impostasi favorevolmente sin dal suo apparire in scena, ha avuto un trionfo nell’ultimo atto (i cinque atti dell’opera sono stati ridotti a tre, senza balletto, con due intervalli lunghi e due brevi, lasciando giustamente isolato al centro il terzo atto, dove fiammeggia il dramma del riconoscimento e scontro tra padre e figlio). Nel reparto maschile si è fatta valere l’ottima caratterizzazione del personaggi: il baritono Leo Nucci, il tenore Luchetti e il basso Giaiotti sembrano quei cantanti che Verdi si cercava per stamparci addosso i rispettivi personaggi, in questo caso: il governatore Monforte, il giovane siciliano Arrigo e il fanatico Giovanni da Procida, nel quale si riflette l’ombra di Mazzini, perlomeno quale lo vedevano i governi europei dell’epoca e quale è stato immaginato di recente, a proposito delle vicende palestinesi, Tutti sono stati applauditi in scena nelle arie principali e i personaggi minori hanno fatto degnamente corona: Caterina Antonacci, Gian franco Casarini e Sergio Fontana, Sergio Bertocchi, Giuseppe Morresi e Walter Brighi. L’orchestra risponde bene alle sollecitazioni di Chailly e il coro ha tratto profitto dalle istruzioni di Fulvio Angius, maestro il cui merito è ben conosciuto a Torino. E la scena, lo spettacolo? Difficile distinguere tra il merito delle belle scene mediterranee di Pasquale Grossi e l’attesissima regia di Ronconi. Ma anche qui tutto è filato liscio. Movimenti sciolti e credibili delle masse (un po’ meno efficaci quelli del personaggi, tra i quali si distingue Luchetti per animosa partecipazione “personale). Niente carrettini o marchingegni semoventi in scena, salvo la nave che alla fine del second’atto passa davanti alla spiaggia portando la bella gente francese e siciliana col suo madrigaletto mondano. Anche questo particolare, che la Callas aveva inspiegabilmente omesso nello spettacolo di Torino per l’inaugurazione del Regio, Ronconi l’ha puntigliosamente realizzato, comportandosi questa volta da bravo figliolo e da quel grande inventore teatrale che è sempre, sia quando fa le bizzarrie, sia quando riga diritto. Cosi è stato coinvolto anche lui, senz’ombra di dissensi, nelle ovazioni trionfali che hanno sancito il successo dello spettacolo. ©La Stampa

Ronconi in un’intervista lamentava che per esigenze del Teatro Comunale si fossero tagliati i ballabili in quanto viene a mancare “un elemento importante del grand opèra”.

E a quest’opera che ha due passaporti, uno italiano e uno francese, che rappresentata in Francia fa fare bella figura ai francesi, rappresentata in Italia sembra patriottica, finisce per mancare, senza balletto, proprio il suo carattere, senza balletto, proprio del suo carattere francese. Resta alquanto sbilanciata la prevalenza dei cori. Vengono però al pettine i nodi dell’azione”. “I Vespri” vennero scritti per Parigi. Ma la cacciata dei francesi da Palermo è un curioso soggetto per Parigi. Un soggetto retorico. In fondo i personaggi simpatici, i “buoni”, sono quelli francesi o che per successive agnizioni passano dalla parte dei francesi. Gli italiani sono dei guastafeste, fino alla fine. E anche dei guastafeste sleali. Il patriottismo di quest’opera è perciò una convenzione retorica. © La Repubblica

Credo che sia la prima volta che Rai 5 manda in onda questa edizione (in genere trasmette lo spettacolo scaligero diretto da Muti) ed è un’occasione da non perdere.

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Domani intorno alle ore 10:00 con replica martedì pomeriggio.

AIDA di Verdi su Rai 5

marzo 4, 2017

Ma che fine ha fatto il “ciclo” dedicato all’operetta annunciato da Rai 5? Due soli titoli (+ un balletto che nel titolo e nella musica si ispirava al genere)? Quando in un passato più che remoto si annunciava un ciclo dedicato all’operetta la Rai produceva e trasmetteva almeno quattro o cinque titoli. È possibile che nelle teche si conservino i nastri di queste produzioni, perché non riproporle? Mah… comunque domani Aida di Verdi in una replica di cui forse non si sentiva particolare necessità.

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Questa recita del 10 dicembre 2006, che come la locandina annuncia doveva essere ripresa da Raitre, passò alla storia per la scandalosa defezione di Roberto Alagna dopo Celeste Aida.

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Roberto Alagna in Aida ©M.Brescia

Il tenore si adombrò per alcuni buu giunti dal loggione e… tanti saluti. I cantanti si ritrovarono nel proseguimento dell’atto il sostituto (Antonello Palombi) in jeans e camicia. È un peccato che la ripresa tv non testimoni questo evento al completo: sarebbe un documento unico. Non c’era la diretta tv e lo staff dovette faticar parecchio per produrre l’opera al completo (era previsto il DVD per la Decca) facendo ricorso almeno per le parti in cui canta Radames anche ai provini della generale: il risultato quindi risente di tutto ciò.

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Alagna in Aida ©M.Brescia

Anche il perizoma di Roberto Bolle fece un po’ discutere, stavolta pruriginosamente. Si tratta in questo caso di sciocchezze.

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Roberto Bolle in Aida ©M.Brescia

Una Aida kolossal, in cui Zeffirelli ce la mette tutta per soddisfare l’occhio del pubblico.

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Il trionfo ©M.Brescia

Dal punto di vista musicale le donne Ildiko Komlosi (Amneris) e Violeta Urmana (Aida) hanno decisamente la meglio sugli uomini Roberto Alagna (Radames) e Carlo Guelfi (Amonasro).

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Violeta Urmana e Ildiko Komlosi ©M.Brescia

Coreografie ben riuscite.

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Luciana Savignano ©M.Brescia

Segnalo una recensione della serata in oggetto:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/milano-teatro-alla-scala-aida

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Violeta Urmana e Carlo Guelfi ©M.Brescia

Come ho scritto si tratta di una replica. L’opera fu trasmessa in differita ferragostana pomeridiana da Raitre nel 2007 (vista non so da quanti, comunque da me), poi una replica notturna agostana su Raiuno, quindi almeno due repliche su Rai 5. Rimando a uno dei miei post:

https://musicofilia.wordpress.com/2010/09/01/aida-teatro-alla-scala-2006-su-raiuno/

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Scena finale ©M.Brescia

La replica di domani potrebbe beneficiare di una ottimizzazione dello stitico e vetusto nonché inadatto 4:3 letterbox in cui è stata diffusa in un più godibile 16:9. La Rai lo farà? Con poche speranze attendo domani. Rai 5 ore 10:00 circa.
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Ottimizzazione soltanto parziale: chissà perché? Poiché il pregio maggiore di questa Aida è nell’allestimento scenico un 16:9 completo avrebbe giovato.
Dovrebbe essere il primo appuntamento di un “ciclo” dedicato alle ultime opere di Verdi in occasione dei 150 anni della prima rappresentazione del Don Carlos avvenuta l’11 marzo del 1867. E proprio il 12 marzo p.v. sarà trasmesso Don Carlo, però nell’edizione in 4 atti, tranne variazioni di palinsesto.

“Madama Butterfly”(versione 1904) alla Scala di Milano.Regia di Alvis Hermanis, direttore Riccardo Chailly.

dicembre 9, 2016

Premetto che ho visto e ascoltato l’opera in diretta tv, per cui ciò che scrivo è condizionato dalla fruizione televisiva.

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“Un bel dì vedremo” ©Brescia & Amisano

Credo che fosse dal 1983 che la Stagione della Scala non si inaugurava con un’opera di Puccini e ci voleva un fervente pucciniano come Riccardo Chailly per proporre un Sant’Ambrogio con un capolavoro di Puccini. Lo ha fatto portando avanti il progetto artistico filologico di presentare le opere del Lucchese come concepite in origine dall’Autore. Così ecco Madama Butterfly nella versione che il 17 febbraio 1904 fu un insuccesso clamoroso proprio al Teatro alla Scala. Insuccesso dovuto alla claque organizzata dall’editore Sonzogno, rivale di Ricordi, che comunque spinse Puccini ad apportare modifiche all’opera, che già nella seconda versione trionfò a Brescia pochi mesi dopo. Puccini continuò a modificare la Butterfly: quella che tutti ben conosciamo è la quarta versione rappresentata a Parigi nel 1906 e pubblicata nel 1907. L’opera in origine è divisa in due atti, comprende nel primo atto alcune battute di “colore locale”, non proprio politicamente corrette, ci sono battute in più anche nel duetto, nel secondo atto “Scuoti quella fronda…” è un po’ diverso e più esteso, l’interludio è un po’ diverso, manca l’aria di Pinkerton, la figura di Kate ha un ruolo maggiore, Pinkerton offre un risarcimento in denaro (che Butterfly rifiuta), l’aria finale è leggermente diversa e il finale è un po’ più lento. Questo in estrema sintesi. In breve la figura di Pinkerton nella versione originale è più odiosa e antipatica che in quella definitiva e sembrerebbe che la preoccupazione maggiore di Puccini sia stata proprio quella di rendere il protagonista maschile meno abietto, nei limiti del possibile. In compenso la figura di Butterfly giganteggia di più nella prima versione: forse un po’ troppo per l’epoca?

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Duetto del primo atto © Brescia & Amisano

Una didascalia nella diretta tv per tutto spettacolo indicava “prima assoluta mondiale”: non ho capito a che cosa facesse riferimento. Mi è parso anche di aver sentito dire da una conduttrice o da una intervistato che si tratta della prima volta dopo il 17 febbraio 1904: il che è corretto se riferito alla Scala, ma non lo è riferito in generale. Questa versione è frutto dello studio condotto da Julian Smith (come dichiarato dal sottotitolo), direttore d’orchestra britannico specialista di Puccini, che nella sua lunga permanenza alla Welsh National Opera la diresse, ovviamente, e più volte, altre rappresentazioni si ebbero alla North Opera of Britain di Leeds. insomma nell’U.K. questa versione è in repertorio già da tempo e tra le interpreti c’è stata anche la “nostra” Nuccia Focile. Esiste anche una edizione discografica della Naxos che fa riferimento a uno spettacolo della Bremen Oper: dirige Gunter Neuhold e fu registrata tra il 15 e il 19 dicembre 1997 (può essere ascoltata anche su Spotify).

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Comunque al di là di queste precisazioni, il fatto che La Scala inauguri con questa versione è sicuramente un avvenimento. Come ho già scritto “a caldo” lo spettacolo mi è piaciuto. Alvis Hermanis, che altre volte mi aveva lasciato perplessità, stavolta mi ha convinto. È probabile che abbia invece deluso coloro che vanno a teatro ormai per vedere come il regista è riuscito a rovinare un’opera e ne godono, io preferisco invece le regie che rispettano l’autore, gli interpreti e la maggioranza degli spettatori. Questa di Hermanis stavolta è in questo gruppo. Per altro ha anche curato la regia dei cantanti, cosa che molti non fanno. La direzione di Chailly mi è sembrata ottima e, considerata la passione che mette in questo progetto pucciniano, non poteva essere altrimenti.

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“Scuoti quella fronda…” © Brescia & Amisano

Buoni gli interpreti vocali, soprattutto femminili. Maria José Siri è una sensibile Butterfly, Annalisa Stroppa un’ottima Suzuki, notevole anche Nicole Brandolino come Kate. Degli interpreti maschili molto bene Carlos Alvarez come Sharpless e Carlo Bosi come Goro, un po’meno Bryan Hymel nella parte di Pinkerton. Ottimi i comprimari.

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Annalisa Stroppa, Maria José Siri e Carlos Alvarez © Brescia & Amisano

Successo di pubblico, la ripresa tv su Rai 1 purtroppo ha tagliato gli applausi sul più bello per dare spazio alla pubblicità e al TG1. Domani sera, come ha gentilmente segnalato Marco, Rai 5 replicherà lo spettacolo in prima serata: chissà se con i 15 minuti di applausi?

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