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Ran Jia al debutto alla OSN Rai. Dirige Kristjan Järvi.

aprile 13, 2017
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Ran Jia alla OSN Rai © Più Luce

Ran Jia, giovanissima pianista cinese, definita “poetessa del pianoforte”, ha debuttato alla Stagione OSN Rai eseguendo il Concerto n.4 di Rachmaninov, pagina che lei ama particolarmente. «È un concerto sofferto. Rachmaninov ne completò una prima stesura nel 1926, ritenuta da lui stesso tremendamente lunga. Dopo la prima esecuzione a Philadelphia, nel 1927, la critica salutò la partitura come una gemma dello stile tardoromantico creata però nel XX secolo. Il compositore considerò queste parole un insulto e decise di revisionare il pezzo tagliando ben 114 battute e riscrivendo completamente le prime 12 pagine. Questa seconda versione venne pubblicata nel 1928 ma Rachmaninov, non soddisfatto, rimise mano al lavoro arrivando ad una terza versione nel 1941: quella oggi più diffusa. Praticamente un concerto la cui composizione è durata 15 anni!» (Sistema Musica)

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Ran Jia esegue il IV di Rachmaninov © Più Luce

«Al di là delle mirabolanti soluzioni tecniche uscite dall’ingegno di Rachmaninov, egli stesso pianista, il concerto è essenzialmente una grande sfida tra il pianista e l’orchestra che si combatte, o meglio si “concerta”, attraverso complicatissime soluzioni ritmiche affidate ora al solista, ora all’intera orchestra ora a piccoli gruppi strumentali. Il mio lavoro interpretativo si concentra soprattutto sul suono. Per questo, nonostante il concerto preveda una grande orchestra, e tenuto conto del pianismo di Rachmaninov, ho in mente un suono brillante, corposo, resistente ma mai duro. Amo un suono caldo, che avvolga anche lo spettatore seduto nell’ultima poltrona dell’Auditorium» (ibidem)

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Applausi finali © Più Luce

L’esecuzione ha avuto un buon successo e Ran Jia ha concesso un bis schubertiano, come era prevedibile, poiché di Schubert si sta rivelando grandissima interprete. Sul podio Kristjan Järvi, che con l’OSN ha un rapporto di antica data. Ha concluso la serata con la Symphonia Domestica di Richard Strauss. Confesso che non ho mai amato molto questa monumentale composizione che l’Autore dedica al proprio ménage familiare, con un’orchestra mastodontica per circa 45 minuti.

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Esecuzione della Symphonia Domestica © Più Luce

Sinceramente neanche Kristjan Järvi è riuscito a convertirmi. Mi sorge il dubbio che forse anche lui non sia molto convinto ….

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Kristjan Järvi dirige la Symphonia Domestica © più Luce

Juraj Valčuha e Katharina Kammerloher alla Stagione OSN Rai

dicembre 2, 2016
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Juraj Valčuha ©Più Luce

Juraj Valčuha ha diretto il secondo dei due concerti che ha programmato per l’attuale Stagione della OSN Rai proponendo brani del repertorio a lui particolarmente caro: quello della Vienna a cavallo tra Ottocento e Novecento. Un repertorio che negli anni che lo hanno visto direttore principale della OSN ha frequentato con assiduità e in cui ha dato ottime prove. L’occasione è giunta anche dalla prima italiana dei Cinque Lieder op.3 di Anton Webern orchestrati da Michele dall’Ongaro. L’orchestrazione di dall’Ongaro risale a 5 anni fa e fu eseguita a Berlino con Katharina Kammerloher solista nel novembre 2011. La Kammerloher ne è stata sensibile interprete anche a Torino.

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Katharina Kammerloher nei Cinque Lieder op.3 di Webern © Più Luce

Il M° dall’Ongaro, presente in sala, è stato applaudito con gli interpreti. A questa pagina sono stati abbinati i Sette Lieder giovanili per voce e orchestra di Alban Berg, quasi contemporanei nella composizione dei Lieder di Webern. A introdurre la serata Valčuha ha proposto il Kaiser-Walzer di Johan Strauss jr. immagine musicale di quella Vienna asburgica che stava ormai per scomparire e di cui le composizioni di Webern e Berg mostravano già il disfacimento prossimo. Nella seconda parte della serata l’ennesima riproposta di Also sprach Zarathustra op.30 di Richard Strauss. Valčuha ha sempre mostrato una predilezione per Strauss fin dal primo suo concerto alla OSN e forse ha voluto salutare il pubblico col poema sinfonico più popolare, che proprio il 27 novembre ha compiuto 120 anni. La popolarità veramente è, come si sa, dovuta al cinema di Kubrick e limitata ai primi 90 secondi.

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L’incipit di Also sprach Zarathustra © Più Luce

Direttore e Orchestra a lungo applauditi al termine, un po’ un arrivederci a Valčuha con l’augurio di proseguire bene la sua carriera artistica.

“Elektra” di Richard Strauss su Rai 5

marzo 5, 2016

Domani, 6 marzo 2016, con replica martedì, su Rai 5 andrà in onda Elektra di Richard Strauss. In che edizione? Bella domanda! Be’ siamo tornati al Totolirica, gioco senza premi praticato dai redattori del sito ufficiale della rete che suppongono erroneamente affetti da ludopatia i melomani che ne seguono i programmi. Il sito si limita al titolo e tanto basti. Siti non ufficiali segnalano: Teatro alla Scala, traduzione italiana di Franco Serpa, anno 2016. Boh?! Nell’anno in corso non ci sono state edizioni dell’Elektra alla Scala, non mi risulta che l’Elektra sia stata cantata in italiano alla Scala almeno in tempi recenti, l’edizione del 2014 con la regia di Chéreau non mi sembra che abbia goduto di ripresa tv. E allora? Rimane l’edizione del 2005, rappresentata però agli Arcimboldi, che fu ripresa in data 11 maggio 2005 da Raiuno e trasmessa per i nottambuli estivi in pieno agosto con il talk di Gigi Marzullo. Tra l’altro in detta edizione i sottotitoli erano nella traduzione di Franco Serpa… Per di più la regia è di Luca Ronconi e quindi potrebbe essere una coda dell’omaggio al grande Regista… Le tre indicazioni reperite si sono rivelate fuorvianti e il mio impegno investigativo non riesce a dar di più, nell’attesa della soluzione posto la locandina. ovviamente è solo una scommessa:

locandina

Il resto eventualmente a quesito risolto.

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Scommessa vinta!!! Cheering Clapping emoticon (Happy Emoticons). Peccato che non siano previsti premi…. Una bella edizione che finalmente giunge a un orario meno proibitivo.

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Deborah Polaski in Elektra ©M.Brescia

Una recensione dello spettacolo:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/milano-teatro-alla-scala-elektra

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Anne Schwanewilms e Deborah Polaski ©M.Brescia

Truls Mørk interpreta Schumann alla OSN Rai. Juraj Valčuha dirige la Alpensinfonie.

gennaio 15, 2016

Truls Mørk suona Schumann alla OSN Rai ©Più Luce

Truls Mørk torna alla OSN Rai con uno dei capisaldi del non vasto repertorio per violoncello e orchestra: il Concerto in la minore op.129 di Robert Schumann. Pagina alla quale si sente molto legato: «Mio padre – racconta – era un violoncellista, lo suonava con l’orchestra e, ovviamente, lo studiava a casa. Per me poi coincide anche con l’inizio dell’ascolto della musica registrata: quand’ero piccolo non avevamo un giradischi e, quando lo comprammo, l’incisione del Concerto per violoncello nella magnifica esecuzione di Pierre Fournier fu fra le primissime a entrare in casa. Posso davvero dire che questa composizione mi ha letteralmente circondato per anni. Più tardi è stato quello che ho voluto suonare, l’ho eseguito spesso, l’ho registrato tre volte». (intervista a Sistema Musica).

Truls Mørk all’Auditorium Toscanini ©Più Luce

“Il Concerto per violoncello è enigmatico, ma anche tipico del tardo Schumann (che lo scrisse in tre settimane, poco tempo prima del suo crollo psichico); è così complesso, contiene così tanti climi, colori, umori. Ora è malinconico, ora immensamente gioioso, talvolta nervoso, intricato e l’ultimo movimento insiste su un unico inciso con una sorta di fanatismo. Ma è molto ben scritto per lo strumento; difficile da suonare, sì, perché usa interamente il registro disponibile del violoncello, dal grave all’acuto, e a volte prevede salti decisamente scomodi, ma suona meravigliosamente e funziona” (intervista citata).

Esecuzione del Concerto op.129 di Schumann ©Più Luce

Ne ha dato un’interpretazione assorta e dolente, priva di ogni concessione a virtuosismi estranei alla composizione.

Juraj Valcuha ©Più Luce

Nella seconda parte della serata Juraj Valčuha, proseguendo il suo percorso straussiano, ha diretto la Eine Alpensinfonie op.64, che ha appena compiuto 100 anni. Composizione dall’organico mastodontico (125 strumentisti) e di durata generosa (dai 45 ai 58 minuti a seconda delle esecuzioni) ebbe una discreta diffusione agli albori del CD (pare che il CD della Alpensinfonie diretto da Karajan sia stato il primo CD a essere commercializzato) sia perché la lussureggiante orchestrazione ben si prestava a evidenziare le peculiarità del nuovo supporto, sia perché il vinile spezzava la pagina sul più bello (in genere proprio sul culmine di Auf dem Gipfel con un ascolto interruptus frustrante e inappagante) a dimostrazione dei vantaggi del CD.

Esecuzione della Eine Alpensinfonie di Strauss ©Più Luce

La pagina acquistò popolarità e anche in sala da concerto fu più frequente che in passato. In sede Rai a Torino nei 21 anni della OSN ricordo due performance (Inbal nel 1994 e Tate nel 2000), precedentemente ricordo una esecuzione a metà degli anni 70 con Nino Sanzogno che questo brano e questo repertorio amava in modo particolare. La pagina può essere letta anche in senso metaforico come un percorso di vita e di arte dalla nascita al culmine della maturità fino alla morte (da una Nacht all’altra) e poiché l’Autore era incline all’autocelebrazione (Vita d’Eroe e Sinfonia Domestica) non è un azzardo vederla come tale. Valčuha mi sembra preferire invece una lettura descrittiva (stavo per scrivere turistica) con i singoli episodi ben definiti e goduti nell’ambito della natura montana. Lettura forse epidermica, ma in compenso molto più godibile dal pubblico. L’Orchestra ha risposto in modo eccellente, grazie al puntuale lavoro in sede di concertazione.

Orchestra con la macchina del vento ©Più Luce

Nell’organico c’è un po’ di tutto compresa la macchina del vento e la macchina del tuono: manca, per ragioni cronologiche, lo squillo del cell phone cui ha provveduto il pubblico, aggiornando così la composizione . In più un attacco plausorroico ad opera di un esemplare di homo plaudens, involuzione attuale dall’homo sapiens sapiens che si sta diffondendo sempre più nel nostro Paese, ha rovinato il finale

 

Valcuha dirige l’Eine Alpensinfonie © Più Luce

Forse per pura coincidenza Conlon, futuro direttore principale, e Valčuha hanno diretto a distanza molto ravvicinata, quasi a imporre una sorta di confronto. Confronto che si risolve in pareggio (per dirla in termini calcistici) e fa sperare che Valčuha mantenga le relazioni con l’Orchestra, magari con un incarico di “primo direttore ospite” che ne assicuri l’attività.

ELEKTRA di Richard Strauss dal Teatro Comunale di Bologna su Rai 5

novembre 25, 2015

Scena dall’opera © foto Casaluci

Domani, 26 novembre 2015, in prima serata (con repliche sabato, domenica e martedì) su Rai 5 sarà trasmessa Elektra di Richard Strauss nella edizione andata in scena dal 15 al 22 novembre uu.ss. al Teatro Comunale di Bologna. Un avvenimento, almeno a livello locale, poiché era la prima rappresentazione in tedesco dell’opera a Bologna, che inoltre era assente dal 1969 in un allestimento in italiano diretto da un allora 33enne Eliahu Inbal.

Scena dall’opera © foto Casaluci

L’attuale allestimento, coprodotto con La Monnai di Bruxelles e il Liceu di Barcelona, porta la firma di Guy Joosten per la regia (scene e costumi di Patrick Kinmonth). Dirige Lothar Zagrosek.

Foto Schicchi

Lothar Zagrosek © foto Schicchi

Nei ruoli principali: Elena Nebera, Ntascha Petrinsky, Anna Gabler, Thomas Hall, Jan Vacik.

Alcune recensioni dello spettacolo:

http://www.gbopera.it/2015/11/83040/

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/bologna-teatro-comunale-elektra

http://www.giornaledellamusica.it/rol/?id=5113

http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/11/16/news/elektra_la_tragedia_della_ribellione-127492006/

http://www.apemusicale.it/joomla/recensioni/17-opera/opera2015/2162-bologna-elektra-15-11-2015

 

Scena dall’opera © foto Morselli