Posts Tagged ‘Richard Strauss’

SALOME di Richard Strauss al Regio di Torino

febbraio 27, 2018

C’era una volta il ciclo “Progetto Janácek-Carsen”, annunciato in pompa magna che avrebbe dovuto portare al Regio di Torino le cinque produzioni delle opere del Compositore moravo che il Regista canadese ha realizzato, ma …. dopo il secondo titolo ecco spuntar fuori un “Progetto Richard Strauss-Carsen”, ma non il Rosenkavalier (che al Regio manca da più di un trentennio) bensì la Salome, rappresentata con lo stesso allestimento e lo stesso direttore giusto dieci anni fa: sì, quella con gli horny oldmen a brache calate.

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Danza dei sette veli ©Ramella e Giannese

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Janácek deve essersi rivoltato nella tomba e forse chissà il suo spirito inquieto deve essersi aggirato vendicativo tra le quinte del Regio: fatto sta che alla terza recita di Turandot una testa mozza (non quella di Jochanaan) del peso di Kg. 45 è caduta sul palcoscenico, l’impianto scenico del Teatro è stato sottoposto agli accertamenti per le indagini e la Salome firmata Carsen è saltata, come le teste dei pretendenti di Turandot e quella di Jochanaan. A questo punto il Regio non ha avuto altre alternative che ricorrere a una forma semiscenica affidandosi alla regia di Laurie Feldman. La scheda di sala avverte che “segue fedelmente il libretto e porta in luce gli aspetti essenziali della potente drammaturgia insita nel capolavoro di Strauss, restituendo a pieno tutta la simbologia contenuta nell’opera”. O basta là, ma non è ciò che si dovrebbe sempre fare? e come mai sembra che quasi si scusino per aver seguito “fedelmente” R.Strauss e Oscar Wilde? Lascio la domanda senza risposta…

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Fondale nero, costumi essenziali, gioco di luci (di Andrea Anfossi), minimalismo nei gesti, insomma alla fine ne è sortito uno spettacolo che rendeva molto meglio, a mio parere, la drammaturgia dell’opera. Quasi quasi non tutti i mali vengono per nuocere. Se non ci fossero state altre aspettative si sarebbe tranquillamente potuto spacciare questo allestimento per una rappresentazione “scenica” tout court, visto quel che circola ormai nei teatri d’opera, Regio compreso… Anche alcuni recensori hanno espresso apprezzamenti per questo spettacolo. Ad es. Paolo Gallarati su La Stampa© scrive: “Vista la moda imperante delle regie che scelgono le soluzioni più fantasiose, alimentandosi allegramente dal supemarket delle idee confuse, la concentrazione, seppur parziale, sul testo poetico e musicale di Salome, è parsa una felice novità”. Sante parole! E Giordano Cavagnino:  “Il risultato è stato però sopra anche le più rosee aspettative. Rispetto allo spettacolo originale fin troppo sovraccarico di elementi l’essenzialità dell’esecuzione proposta – scena nera, alcune sedie come unico arredo, costumi neutri, raffinatissimo gioco di luci – riusciva a concentrare con ancor maggior efficacia i gangli drammaturgici della vicenda.” (GBOpera). Anche nel pubblico circolavano consensi e sollievo per lo scampato pericolo di un’altra rappresentazione da decriptare dopo un Tristano con morte sul tavolo da pranzo, una Turandot da sudoku estremo e un Falstaff che si è salvato solo perché almeno era chiaro lo svolgimento della vicenda.

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Questa Salome a me piaciuta molto, anche perché la parte musicale era eccellente. Erika Sunnegårdh è stata una splendida protagonista. Riesce a rendere la sensualità adolescenziale di Salome, lavora sul fraseggio abbandonandosi a un canto di grande dolcezza, la voce non sempre riesce a superare il “muro” orchestrale innalzato da Noseda e talvolta purtroppo ne rimane coperta. Ci riesce benissimo Doris Soffel, che prossima ai 70 anni è un vero fenomeno della natura: un fisico da destare l’invidia di una trentenne e una voce straordinaria, una Erodiade stupefacente. Ottimo l’Erode di Robert Brubaker: una volta tanto un Erode che “canta” piuttosto che impostare una Sprechstimme. Autorevole e carismatico lo Jochanaan di Tommi Hakala, già ascoltato al Regio nel ruolo di Ford. Notevolissimo il Narraboth di Enrico Casari. Ottimi tutti gli altri interpreti.

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Strauss riferendosi alla direzione di Toscanini alla prima scaligera disse che aveva “aveva suonato una sinfonia senza cantanti”, mentre a Torino sotto la sua direzione l’orchestra “aveva accompagnato i cantanti permettendo al pubblico di intendere ogni parola”. Al di là di eventuale polemica, Strauss aveva ben indicato la strada da seguire nella interpretazione delle sue opere: strada che è stata seguita però da non molti, mi vengono in mente Clemens Krauss (la cui Salome, in disco, è a mio parere ineguagliabile) ed Herbert von Karajan. E Noseda come si pone? Certo la tentazione di una partitura come questa è forte per qualsiasi direttore e non cedere è quasi impossibile. Si è notato però una notevole attenzione a non sovrastare molto le voci, anche se il palcoscenico senza scena è stato indubbiamente penalizzante. L’Orchestra del Regio è stata davvero smagliante.

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Il pubblico numeroso presente in sala ha decretato con gli applausi un gran successo allo spettacolo.

 

 

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Primo Novecento musicale alla OSN Rai con Juraj Valčuha

gennaio 13, 2018
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Franz Schreker, Richard Strauss e Dmitri Shostakovich

Dalla Salome di Richard Strauss del 1905 alla Prima Sinfonia di Shostakovich del 1926 trascorrono 21 anni di intense trasformazioni, crollano imperi, nascono nuove realtà, il mondo non sarà più lo stesso. Il nono concerto della Stagione OSN Rai esprime bene questi mutamenti in atto: nessun musicista incarna musicalmente meglio di Richard Strauss quel mondo che crollerà con la fine della Grande Guerra giusto un secolo fa e Shostakovich con la sua I Sinfonia, composta a 19 anni, evidenzia alcuni segnali di una nuova realtà politico culturale. Juraj Valčuha è un fine conoscitore e interprete di questo periodo musicale e nel terzo appuntamento con l’Orchestra di cui è stato per anni direttore principale presenta un programma di notevole interesse che gravita su Richard Strauss, autore per cui ha una forte predilezione. Purtroppo la defezione del previsto soprano Krassimira Stoyanova ha fatto saltare il monologo della Marescialla dal Rosenkavalier, è rimasta la Danza dei sette veli e la scena finale da Salome, interpretata mirabilmente da Manuela Uhl che ha sostituito la collega assente.

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Manuela Uhl

In apertura il Vorspiel zu einem Drama di Franz Schreker, un brano che rielabora il preludio dell’opera Die Gezeichneten, divenendo quasi una sorta di poema sinfonico straussiano. Nonostante si tratti di pagina poco conosciuta di un autore poco noto ha goduto di una discreta attenzione alla Rai di Torino: l’ultima esecuzione risale al 2010 e precedentemente alla Sinfonica di Torino Rai almeno due esecuzioni (1979 e 1989); non saranno tantissime, ma considerando che pagine ben più note non sono mai state eseguite…..

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Nella seconda parte della serata la Prima Sinfonia di Shostakovich, composizione di un Musicista di 19 anni, che attirò l’attenzione anche al di fuori dell’URSS. Accanto alle reminiscenze di Prokof’ev, Stravinskij e Ciaikovskij sono già presenti le caratteristiche dello stile dello Shostakovich maturo. Valčuha ne ha dato un’interpretazione misurata ed equilibrata, ben assecondato da un’orchestra sempre più in forma.

Fabio Luisi e Alexander Melnikov alla Stagione OSN Rai

dicembre 10, 2017
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Fabio Luisi sul podio della OSN Rai © Più Luce

Fabio Luisi ha finalmente debuttato sul podio della OSN Rai. È quasi incredibile che una delle maggiori orchestre italiane abbia finora ignorato un Direttore di tale statura. Luisi diresse l’Orchestra di Rai Torino nel lontano 1992, un quarto di secolo fa, quando era ancora agli inizi della sua attività e quasi sconosciuto, ma con la OSN, nata nel 1994, è un debutto. Viene in compenso accolto con i dovuti onori: il concerto, oltre i due turni di abbonamento, è stato eseguito a Piacenza e oggi sarà eseguito a Brescia, in più Luisi tornerà a giugno per un concerto rossiniano. Speriamo che sia l’inizio di una lunga collaborazione. Il Maestro ha espresso il suo entusiasmo per l’Orchestra, il pubblico è accorso numerosissimo (sabato il sold out!!!) a dimostrazione che i grandi interpreti esercitano il giusto appeal e non c’è bisogno sempre del  Boléro o della Rapsodie in blue per riempire la sala. Luisi ha proposto lo stesso programma eseguito alla Filarmonica della Scala lo scorso febbraio: due poemi sinfonici di Richard Strauss (Don Juan e Ein Heldenleben), autore di cui è notevole interprete fin da quando era a Dresda. Chi frequenta assiduamente la vita musicale torinese forse ricorderà Luisi a capo della Staatskapelle di Dresda dirigere nel settembre 2007 Ein Heldenleben per MITO Settembre Musica, e nell’ottobre 2013 a capo dell’Orchestra dell’Accademia della Scala dirigere il Don Juan proprio all’Auditorium Toscanini per l’Unione Musicale. Insomma sono una costante nella attività artistica del Direttore e l’esecuzione ascoltata con l’OSN è una delle migliori possibili.

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L’OSN in Vita d’eroe ©Più luce

Pubblico entusiasta e lunghe e meritate ovazioni. Tra i due poemi straussiani il Concerto KV 466 di Mozart con Alexander Melnikov al pianoforte.

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Alexander Melnikov esegue Mozart alla Rai ©Più Luce

A Torino avevamo ascoltato Melnikov poche settimane fa al Lingotto con Kurrentzis e MusicAEtena nel Secondo Concerto di Shostakovich: è stata una fortunata coincidenza poterlo nuovamente applaudire in uno dei capolavori della letteratura concertistica. Agli insistenti applausi ha risposto con breve e quasi telegrafico bis: il Prelude n.3 di Chopin.

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Applausi finali ©Più luce

Concerto Fabio Luisi – Alessandro Taverna alla Scala su Rai 5

ottobre 5, 2017
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© Filarmonica della Scala

Risale al febbraio scorso il concerto che andrà in onda stasera su Rai 5 e che vede Fabio Luisi sul podio della Filarmonica della Scala e Alessandro Taverna solista nel Secondo Concerto di Liszt.

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Alessandro Taverna alla Scala ©Filarmonica della Scala

La pagina lisztiana è racchiusa tra due poemi sinfonici di Richard Strauss: Don Juan e Ein Heldenleben.

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Fabio Luisi ©Filarmonica della Scala

Luisi è particolarmente legato a queste composizioni (le riproporrà il prossimo dicembre alla OSN Rai) dagli anni in cui era a capo della Dresden Statskapelle.

Recensioni del concerto:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/milano-teatro-alla-scala-luisi-taverna-e-la-filarmonica-una-serata-deroi

http://www.giornaledellamusica.it/rol/?id=5465

Ran Jia al debutto alla OSN Rai. Dirige Kristjan Järvi.

aprile 13, 2017
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Ran Jia alla OSN Rai © Più Luce

Ran Jia, giovanissima pianista cinese, definita “poetessa del pianoforte”, ha debuttato alla Stagione OSN Rai eseguendo il Concerto n.4 di Rachmaninov, pagina che lei ama particolarmente. «È un concerto sofferto. Rachmaninov ne completò una prima stesura nel 1926, ritenuta da lui stesso tremendamente lunga. Dopo la prima esecuzione a Philadelphia, nel 1927, la critica salutò la partitura come una gemma dello stile tardoromantico creata però nel XX secolo. Il compositore considerò queste parole un insulto e decise di revisionare il pezzo tagliando ben 114 battute e riscrivendo completamente le prime 12 pagine. Questa seconda versione venne pubblicata nel 1928 ma Rachmaninov, non soddisfatto, rimise mano al lavoro arrivando ad una terza versione nel 1941: quella oggi più diffusa. Praticamente un concerto la cui composizione è durata 15 anni!» (Sistema Musica)

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Ran Jia esegue il IV di Rachmaninov © Più Luce

«Al di là delle mirabolanti soluzioni tecniche uscite dall’ingegno di Rachmaninov, egli stesso pianista, il concerto è essenzialmente una grande sfida tra il pianista e l’orchestra che si combatte, o meglio si “concerta”, attraverso complicatissime soluzioni ritmiche affidate ora al solista, ora all’intera orchestra ora a piccoli gruppi strumentali. Il mio lavoro interpretativo si concentra soprattutto sul suono. Per questo, nonostante il concerto preveda una grande orchestra, e tenuto conto del pianismo di Rachmaninov, ho in mente un suono brillante, corposo, resistente ma mai duro. Amo un suono caldo, che avvolga anche lo spettatore seduto nell’ultima poltrona dell’Auditorium» (ibidem)

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Applausi finali © Più Luce

L’esecuzione ha avuto un buon successo e Ran Jia ha concesso un bis schubertiano, come era prevedibile, poiché di Schubert si sta rivelando grandissima interprete. Sul podio Kristjan Järvi, che con l’OSN ha un rapporto di antica data. Ha concluso la serata con la Symphonia Domestica di Richard Strauss. Confesso che non ho mai amato molto questa monumentale composizione che l’Autore dedica al proprio ménage familiare, con un’orchestra mastodontica per circa 45 minuti.

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Esecuzione della Symphonia Domestica © Più Luce

Sinceramente neanche Kristjan Järvi è riuscito a convertirmi. Mi sorge il dubbio che forse anche lui non sia molto convinto ….

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Kristjan Järvi dirige la Symphonia Domestica © più Luce