Posts Tagged ‘Schumann’

Ottavio Dantone dirige Haydn, Mozart e Schumann alla OSN Rai

dicembre 8, 2018

Siamo soliti associare il nome di Ottavio Dantone alla musica antica di cui è grande interprete, come clavicembalista e come direttore d’orchestra, meno al repertorio sinfonico, soprattutto romantico. Dantone è un instancabile studioso della prassi esecutiva, indipendentemente dal periodo. A dimostrazione ha presentato e diretto alla Rai un programma che parte dall’Haydn del 1761 (la Sinfonia Hob.I n.6 Le matin) e passando dal Mozart del 1786 (la Sinfonia KV 504 Praga) giunge allo Schumann del 1850 (la Sinfonia n.3 Renana).

dantone 5

Ottavio Dantone sul podio della OSN Rai

La Sinfonia Hob.I n.6 mostra ancora legami con il “concerto grosso”, sia per la presenza del basso continuo sia per il ruolo concertante di alcuni strumenti (violino, violoncello, fagotto, contrabbasso) sebbene assorbito ormai in una struttura musicale nuova.

dantone 2

Le altre due sinfonie in programma mostrano un Mozart già sinfonista maturo e uno Schumann cui la forma-sonata comincia a stare “un po’ stretta”. Insomma è un breve percorso nella evoluzione di un genere. Dantone in questo caso non ricorre agli strumenti originali: “la musica può essere fatta con qualsiasi strumento, basta riuscire a ragionarci bene e a tirar fuori il linguaggio più coerente ed emozionante. Negli ultimi decenni sono stati condotti studi molto accurati in questo senso; io stesso per vent’anni ho approfondito la retorica, la teoria degli affetti, il rapporto tra parola e musica, l’individuazione e la ricostruzione attraverso il linguaggio musicale di una coerenza di significati e di espressività.” (intervista a Sistema Musica).

dantone 4

In questi casi l’interesse per l’aspetto esecutivo rischia di prevalere su quello interpretativo. Il pezzo più riuscito, secondo me, è stata la Sinfonia di Haydn, forse più consona a Dantone.

dantone 1

Dantone al basso continuo dirige Haydn

Le altre due sono state caratterizzate da una dinamica leggermente spinta verso l’alto (prevalenza di timpano e trombe nella KV 504) e da tempi alquanto stretti (al punto che alle 22:05 era tutto finito, intervallo compreso). Mi ha sorpreso il fatto che in tanto scrupolo filologico l’orchestra fosse sempre schierata secondo l’uso della OSN (con le viole opposte ai violini) e non secondo l’uso classico che oppone i violini primi ai secondi: boh…

orchestra

Applausi finali

Applausi calorosi a Direttore e Orchestra.

(foto di M.Vernetti)

 

Annunci

Gustavo Gimeno e Mario Brunello alla Stagione OSN Rai

aprile 7, 2018
GGi-2

Gustavo Gimeno sul podio della OSN Rai ©M.Vernetti

Di Valencia, poco più che 40enne, Gustavo Gimeno, dopo essere stato percussionista dal 2001 al 2013 della Concertgebouw Orchestra di Amsterdam e aver studiato direzione d’orchestra al Conservatorio di Amsterdam, ha iniziato come assistente alla direzione della Concertgebouw nel 2012/13 per poi debuttare nel 2014 con la stessa Orchestra collaborando con Mariss Jansons. Vanta collaborazioni con Lorin Maazel, con Claudio Abbado e Bernard Haitink. Dal 2015 è direttore principale della Filarmonica del Lussemburgo. È al suo debutto con la OSN Rai.

MBr1

Mario Brunello © M.Vernetti

È invece una presenza abituale a Torino Mario Brunello, che giustamente attira molti fan a ogni suo concerto. Così è stato anche stavolta in cui ha eseguito il Concerto in la minore op.129 di Schumann. Composizione del periodo düsseldorfiano, che gode di una notevole frequenza nelle sale, anche per la non vasta produzione di opere per violoncello e orchestra. Brunello ne ha dato una splendida esecuzione in perfetta sintonia con l’Orchestra.

MBr2

Mario Brunello esegue il Concerto di Schumann ©M.Vernetti

Esecuzione applauditissima: a tante ovazioni Brunello ha concesso un bis bachiano nell’armonizzazione di Schumann accompagnato dall’Orchestra. La serata è iniziata con l’Ouverture Die Zauberarfe di Schubert. Brano conosciuto soprattutto perché posto dall’Autore nelle musiche di scena per Rosamunde. La seconda parte della serata è stata dedicata a Igor Stravinsky (di cui ricorre l’anniversario della morte, ma forse è solo una coincidenza): L’oiseau de feu, di cui è stata eseguita la suite che Stravinsky trasse nel 1945. È la terza delle suite tratte dal balletto, dopo quella del 1911 e quella del 1919 (la più conosciuta ed eseguita). Più che da motivi artistici l’Autore era spinto da motivi “economici” (diritti d’autore) a rivedere queste partiture: la suite del 1945 aggiunge circa 10 minuti di musica a quella del 1919, l’organico è identico, ma l’orchestrazione è leggermente diversa (ma bisogna avere un orecchio attento e allenato per percepirne le differenze). La mia preferita è quella del 1919. Il brano stravinskiano è stato preceduto dal Preludio tratto dalla Suite dall’opera L’invisibile città di Kitezh di Rimsky-Korsakov, a sottolineare i retaggi rimskiani presenti nel balletto di Stravinsky e le inevitabili diversità. Gimeno ha dato delle due composizioni un’esecuzione quanto mai convincente, riscuotendo meritatissimi applausi.

GGi- 1

Gimeno dirige L’uccello di fuoco ©M.Vernetti

Concerto dei Berliner Philharmoniker dalla Waldbühne 2017 in diretta su 3sat

luglio 1, 2017
BPO

©M.Rittershaus

Sarà diretto da Gustavo Dudamel e dedicato al Reno il tradizionale concerto dei Berliner Philharmoniker dalla Waldbühne. È trasmesso in diretta su 3sat e su rbb. In diretta streaming nella Digital Hall per gli abbonati. Il programma comprende la Terza Sinfonia di Schumann e brani dal Ring di Wagner. Inizio alle ore 20:30.

Concerto Albrecht-Lozakovich su Rai 5

giugno 15, 2017
1600x1000-Lozakovich 2017 2

Daniel Lozakovich

In diretta/differita dall’Auditorium Rai stasera alle 21:15 andrà in onda su Rai 5 l’ultimo concerto del Festival di Primavera della OSN Rai. Protagonista Daniel Lozakovich, solista nel Concerto n.1 di Max Bruch. Lozakovich è nato nel 2001 e ha debuttato a soli 8 anni di età, si esibisce nelle maggiori istituzioni e ha già un contratto con la DGG. Un vero prodigio.

albrecht-rai-1

Marc Albtrecht

Dirige Marc Albrecht, che ha un solido legame con la OSN Rai. Apre la serata l’ouverture da Hans Heiling di Marschner e la chiude con la Quarta Sinfonia di Schumann.

Davide Cabassi a Torino per l’Unione Musicale

aprile 10, 2017

dc

Salvo errori, credo che sia la prima volta che Davide Cabassi è ospite dell’Unione Musicale di Torino, anzi direi che la sua presenza a Torino finora si sia limitata a un recital per lo scorso Settembre Musica (in duo con Tatiana Larionova) e al Concerto in sol di Ravel con la Filarmonica di Torino nel giugno di due anni fa. Spero davvero che le istituzioni torinesi lo invitino più spesso e che aumentino le occasioni di vederlo e ascoltarlo dal vivo, poiché a mio giudizio si tratta di uno dei migliori pianisti attualmente in attività. Unisce a una tecnica ineccepibile che gli consente di affrontare qualunque pagina del repertorio pianistico una sensibilità e una maturità di interprete rarissime. Piuttosto che esibire virtuosismi circensi, di cui per altro sarebbe capace, preferisce penetrare nell’intimità del brano eseguito mettendone in luce aspetti nascosti. L’esempio migliore lo si può trovare nel suo Schumann, di cui ha eseguito ieri al Teatro Vittoria Kinderszenen e Carnaval. Schumann è, secondo me, un musicista difficilissimo da interpretare, mette K.O. anche i pianisti più accreditati. Cabassi riesce a cogliere perfettamente le inquietudini dell’animo schumaniano, la sua schizofrenia, ogni “scena” sia dell’op.9 che dell’op.15 aveva la sua giusta caratterizzazione, sia nel tempo che nel suono. Un’esperienza d’ascolto davvero rara. Nella seconda parte del ricco recital ha accostato con estrema intelligenza Dulce refrigerium di Niccolò Castiglioni ai Quadri di un’esposizione di Musorgskij, brani che ha eseguito senza soluzione di continuità, sottolineando come il Choral finale del brano di Castiglioni richiamasse i corali sottesi nella composizione musorgskiana. In quest’ultima Cabassi ha dato mostra del suo virtuosismo composto e mai esibito, la Musica per lui è un fine non un mezzo, come per tutti gli interpreti seri e, direi, davvero grandi.