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TOSCA di Puccini (Milano,2000) su Rai 5

Mag 7, 2016

Domani su Rai 5 andrà in onda Tosca di Puccini nell’allestimento andato in scena alla Scala nel marzo del 2000 con la regia di Luca Ronconi e la direzione di Riccardo Muti.

locandina

Nei ruoli principali Maria Guleghina, Salvatore Licitra, Leo Nucci.

Salvatore Licitra e Maria Guleghina © A.Tamoni

Salvatore Licitra e Maria Guleghina © A.Tamoni

Fu già trasmessa dalla stessa rete nel settembre 2011 per commemorare Salvatore Licitra appena scomparso.

Maria Guleghina (Vissi d'arte...) © A.Tamoni

Maria Guleghina (Vissi d’arte…) © A.Tamoni

Una recensione di Paolo Gallarati sulla Stampa del 12 marzo 2000:

Per la prima volta Riccardo Muti ha diretto «Tosca» alla Scala.
L’attesa era vivissima, ed è stata ripagata da un’esecuzione fortemente caratterizzata.
«Tosca» è divenuta sovente palestra di truculenze ed esagerazioni vocali e strumentali che hanno esaltato, oltre ogni ragionevole misura, la componente verista, indubbiamente presente nella partitura. Ma Puccini non era un volgare esponente della «giovane scuola». L’esecuzione di Muti va in senso esattamente opposto: ripulisce «Tosca» dalle incrostazioni accumutatesi nei tempi e, con un restauro capillare, restituisce alla partitura il suo colore originario. Che è tutto trasparenza, scintillio, mobilità di chiaroscuro.
Bastava ascoltare, ad esempio, il fluire delle arpe in «Recondita armonia» e, in tutto il primo atto, l’acquatico movimento delle voci interne che spinge la partitura di Puccini ai confini con l’impressionismo francese, oppure la profilatura dei ritmi che, nel loro scatto, sembrano presagire «Petrushka»; e poi l’incupimento che avviene con la comparsa di Scarpia, lo slittare dei timbri nell’oscurità del registro profondo, densi e oleosi sotto gli squilli del Te Deum. Insomma, niente verismo, ma la perfetta restituzione di Puccini alla sua dimensione di raffinato musicista internazionale.
Raramente, dunque, la partitura di «Tosca» è apparsa così intensa e squisita, anche se la proposta, avanzata da Fedele d’Amico, di collocarla accanto a «Salome», «Elektra» e «Wozzeck», rimane una provocazione: di Gran-Guignol pur sempre si tratta, anche se rivestito con abiti di Christian Dior.
L’allusione alla modernità era esplicita nello spettacolo, già visto e ammirato anni fa, di Luca Ronconi: le scene sghembe e spiritosamente squinternate di Margerita Palli alludono ad un mondo precario, colto nel momento di un terremoto. Il barocco romano è comunque presente, e rispecchia nei colori, nei riflessi e nelle dorature, i preziosismi timbrici, la sontuosità melodica e il gusto pittoresco che Puccini sparge a piene mani, additando al pubblico, con senso infallibile del successo, come sanno piangere, soffrire, e morire bene i suoi eroi: perfido, dunque, e astuto conoscitore del mercato ma, proprio per questo, modernissimo. Così la fanfara trionfale che commenta il suicidio di Tosca l’altra sera ha chiuso lo spettacolo con l’ultimo, trionfale colpo di scena: e puntuali sono venuti gli applausi, misti a dissensi per i cantanti che erano quasi tutta all’altezza della direzione di Muti.
Maria Guleghina è una Tosca appassionata e intensa, valorizza i propri mezzi vocali con buona tecnica, e solo se pronunciasse meglio le parole potrebbe mettere a frutto l’effetto teatrale di certe famosissime battute affidate da Puccini al puro suono della parola. Buono il tenore Salvatore Licitra che, dopo un inizio un po’ timido, ha cantato molto bene «E lucean le stelle» e il duetto finale, sorretto dall’orchestra che aveva la leggerezza di un tappeto volante. Ma ad un settore dei loggionisti, evidentemente, non è bastato, mentre, stranamente, Leo Nucci è passato quasi indenne attraverso una parte che lo ha visto controllato ed elegante come un ministro, più a suo agio nel firmare passaporti che nell’ordinare torture con il tono minaccioso e crudele che caraterizza, in «Tosca» il capo, perennemente eccitato, della polizia romana. © La Stampa/ P.Gallarati

Leo Nucci © A.Tamoni

Leo Nucci © A.Tamoni

E la recensione di Angelo Foletto su La Repubblica dell’11 marzo 2000:

Un doppio centenario da festeggiare, per questa Tosca, in scena a un secolo quasi esatto dalla prima scaligera diretta da Arturo Toscanini, il 17 marzo 1900. Un secolo non passato invano, a giudicare dalla ricchezza di suono con cui Riccardo Muti ha fatto esplodere il tema di Scarpia che apre solennemente il capolavoro puccininiano. Come era prevedibile i contorni della lettura discografica di sette anni fa vengono rispettati. Ma la spazialità sonora e le dinamiche acustiche dal vivo suggeriscono fin dalle misure d’ avvio un respiro subito ancor più teatrale, scaldato da un’ enfasi drammatica che toglie il fiato. Stringata ma ampia la sigla caratteriale di Scarpia ha dichiarato quale ricchezza di colori e di intenzioni espressive la scrittura pucciniana ha saputo accumulare in questi cento anni di vita e di esecuzioni (128, solo alla Scala), testimoniando la sua natura moderna, più di quanto per troppo tempo le è stato riconosciuto. Del resto, per valutare appieno la vocazione novecentesca di Tosca, bastava il modo con cui Muti ha aizzato gli sghembi disegni del motivo di Angelotti: secco, ben contrastato, netto nell’ intrico di accenti inquieti come fosse un brillante passo stravinskiano. Del resto tutta la sua lettura, trattenuta con tempi mai precipitati ma vivacemente chiaroscurati, capace di soffermarsi sui controcanti strumentali con inedita forza, aveva un passo di straordinaria brillantezza e salda epicità drammatica pur rispettando le celebri oasi liriche. Il primo atto di Tosca, a cui si riferiscono queste note è stato accolto con un calore che meritava un debutto eccellente come quello di Muti. Ma anche l’ altro esordiente, il giovane Salvatore Licitra, Cavaradossi di presenza e voce fresca, ha ben superato l’ esecuzione ardua del “Recondite armonie”, abbandonandosi poi con languore misurato alla sensualità della Tosca di Maria Guleghina. L’ incisività anticha del sagrestano di Alfredo Mariotti, il piglio veemente ma asciutto di Leo Nucci hanno completato, con la sontuosa prestazione del coro, il quadro interpretativo molto promettente dell’ atto iniziale. © La Repubblica/A.Foletto

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L’inaffidabilità del palinsesto di Rai 5 ha avuto l’ennesima conferma. Anziché la prevista Tosca sta andando in onda la replica del Concerto diretto da Claudio Abbado a Ferrara con musiche di Berlioz e Shostakovich: tardivo omaggio a Shakespeare? Intanto clickando su “info” della rete appare TOSCA Smiley

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LA TRAVIATA di Verdi (San Carlo,2012) in streaming su Mymovies Live

ottobre 19, 2015

Stasera alle 21:00 sarà possibile seguire in streaming su www.mymovies.it/live/nuovocinemarepubblica/latraviata 

La Traviata con la regia di Ferzan Ozpetek e la direzione di Michele Mariotti. È lo spettacolo che inaugurò la stagione 2012/13 del San Carlo di Napoli. Interpreti principali: Carmen Giannattasio, Saimir Pirgu, Vladimir Stoyanov.

Momento di scena: festa in casa di Violetta (atto I)

Scena atto I

Se si attiva un profilo unlimited a € 1,99 sarà possibile seguirlo on demand già adesso.

Qualche recensione:

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-12-16/ferzan-ripulisce-traviata-082050.shtml?uuid=AbTCPeCH

http://www.ilcorrieremusicale.it/2012/12/18/ozpetek-e-traviata-incontri-sfumati/

TEATRO SUPERGA: stagione lirica addio!

settembre 10, 2015

Chi ha la bontà e la pazienza di leggermi sa che ho dedicato largo spazio alle stagioni liriche del Teatro Superga di Nichelino (TO). Una vera eccellenza alle porte di Torino, che poteva essere considerata a tutti gli effetti un ulteriore contributo alla ricchezza di quell’offerta musicale torinese che alcuni giudicano “cresciuta a dismisura”. Le misure cominciano forse a ridimensionarsi? La scorsa stagione era la quattordicesima ed è stata … l’ultima Smiley. Otto titoli con 6 opere, un’operetta e un balletto: questa è stata in questi anni l’offerta. Ci sarà invece nel 2015/16 una “Stagione teatrale” con una sola opera (Tosca) e una sola operetta (La Vedova Allegra) insieme a spettacoli di prosa e musical: insomma un notevolissimo ridimensionamento del tutto. Le cause? Non so: è cambiata l’amministrazione comunale, è cambiata la direzione artistica, ma forse vanno individuate altrove. Il bilancio del Comune è piuttosto in cattive condizioni e probabilmente non consentiva il proseguimento di una politica culturale che era davvero un’eccezione? La nuova direzione artistica presenta il tutto come un “cambiamento di rotta” verso linguaggi teatrali innovativi… Insomma una revisione della formula, come quella che si minaccia (non trovo altro termine) per Settembre Musica a Torino. In questa revisione di formula a Nichelino è stata l’opera lirica a farne le spese: veramente un peccato!!! Smiley

Per completezza di informazione aggiungo che le stagioni liriche degli anni passati erano affiancate da una ricca stagione di prosa e ultimamente anche da una stagione concertistica con quattro serate. Smiley

DON GIOVANNI di Mozart (Macerata, 2009) su Rai 5

agosto 10, 2015

Un Don Giovanni all’insegna dell’eros questo con la regia di Pier Luigi Pizzi, rappresentato a Macerata nel luglio 2009 al Teatro Lauro Rossi.

Protagonisti vocali: Ildebrando d’Arcangelo, Andrea Concetti, Mirtó Papatanasiu, Carmela Remigio, Manuela Bisceglie, Enrico Iori, Marlin Miller, William Corrò. Direttore Riccardo Frizza.

Alcune recensioni:

http://www.teatro.it/spettacoli/recensioni/don_giovanni_13774

http://www.forumopera.com/spectacle/sexe-amour-et-volupte

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/macerata-opera-festival-2009-teatro-lauro-rossi-don-giovanni

(Le foto sono di Alfredo Tabocchini)

Giovedì in prima serata, con replica Domenica mattina: per tutti coloro che non sono in vacanza o che essendolo possono dedicare tre ore alla lirica.

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Tre ore ben spese. Conoscevo già questo allestimento, ma non pensavo che sarebbe stato trasmesso da Rai 5, che in genere utilizza materiali Rai. Peccato che sia stato mandato in onda nella settimana di Ferragosto, quando i potenziali ascolti sono al minimo. Una delle migliori regie di Pizzi, a mio parere, con un cast scelto anche in virtù delle potenzialità sceniche e del sex appeal, che sia in uomini che donne è decisamente notevole, con l’ovvia eccezione del Commendatore. Repliche Domenica e Martedì, per chi non fosse riuscito a vederlo o volesse concedersi un replay.

LA CENERENTOLA di Rossini al Teatro Superga di Nichelino (TO) (2014)

dicembre 15, 2014

Prosegue la Stagione lirica al Teatro Superga con La Cenerentola di Rossini. Una bella produzione della compagnia “Fantasia in re” di Reggio Emilia che avevamo già visto al Superga nel marzo 2010 con altro cast vocale. Allestimento molto tradizionale sia nella regia che nelle scene e costumi. D’altronde qui non si vuole stupire nessuno con riletture ardite, le sorprese però possono giungere dal versante musicale. E la vera sorpresa c’è stata, eccome!!! Eccola:

Olesya Chuprinova

Olesya Chuprinova

Olesya Chuprinova, mezzosoprano russo, vincitrice nel 2000 del primo premio al Concorso di Canto Ciaikovskij e nel 2002 del Concorso internazionale di Ekaterinburg, da alcuni anni si sta gradualmente affermando sulle scene liriche. Semplicemente strepitosa nel ruolo di Angelina: voce bellissima, tecnica di canto perfetta, dizione curatissima senza alcuna inflessione, vocalizzi affrontati senza alcuna difficoltà e in modo virtuosistico. Un “Non più mesta” finale tale da fare impallidire le sue colleghe ormai affermatissime e contese da tutti i teatri. Il tutto per altro senza alcuna posa divistica, ma con una semplicità e un pudore disarmanti. Se a ciò si aggiunge la notevole bellezza abbiamo la protagonista perfetta de La Cenerentola. Senza esagerazione, se dovessi indicare oggi la protagonista ideale dell’opera in oggetto non avrei dubbi su Olesya Chuprinova.

Olesya Chuprinova nelle scena finale de La Cenerentola al Superga di Nichelino

Olesya Chuprinova nella scena finale de La Cenerentola al Superga di Nichelino

Non è stato invece una sorpresa il bravissimo Alejandro Escobar nel ruolo di Ramiro. È spesso presente sul palcoscenico del Superga e lo ricordo bene come splendido Werther lo scorso anno. In perfetto stato di grazia è stato un Principe Ramiro da antologia, già dalla prima sortita “Tutto e deserto…” e nel duetto successivo con Angelina, fino all’aria “Sì, ritrovarla io giuro” che ha suscitato meritatissimi applausi a scena aperta.

Alejandro Escobar in "Sì, ritrovarla io giuro"

Alejandro Escobar in “Sì, ritrovarla io giuro”

Conosciuto dal pubblico del Teatro anche Donato Di Gioia che fu un efficace protagonista del Don Giovanni di Mozart nel maggio 2012. Stavolta un simpaticissimo Dandini, mai sopra le righe.

Entrata di Dandini "Come un'ape ne' giorni d'aprile"

Entrata di Dandini “Come un’ape ne’ giorni d’aprile”

La parte di Don Magnifico era affidata a uno specialista del genere buffo come Romano Franceschetto, che è stato all’altezza del suo ruolo. Peccato che come nel 2010 sia stata tagliata anche stavolta l’aria con coro della cantina “Noi don Magnifico…”, forse per esigenze di scena, perché in questa avrebbe fatto sicuramente faville. È stato godibilissimo in “Miei rampolli femminini” e nell’aria d’apertura del secondo atto “Sia qualunque delle figlie…”, nonché nel duetto con Dandini.

Romano Franceschetto con Livia Farnese e Letizia Sperzaga nell'aria "Sia qualunque delle figlie..."

Romano Franceschetto con Livia Farnese e Letizia Sperzaga nell’aria “Sia qualunque delle figlie…”

Daniele Cusari era Alidoro e ha affrontato con onore la difficilissima aria del I atto, suscitando meritati applausi.

Daniele Cusari canta l'aria di Alidoro

Daniele Cusari canta l’aria di Alidoro

Le due sorellastre erano interpretate da Livia Farnese e Letizia Sperzaga che si sono dimostrate perfette nei due ruoli.

Livia Farnese e Letizia Sperzaga con Romano Franceschetto ne La Cenerentola

Livia Farnese e Letizia Sperzaga con Romano Franceschetto ne La Cenerentola

Perché uno spettacolo d’opera funzioni ci vuole una buona regia e tale è stata quella di Pierluigi Cassano, che ha saputo valorizzare in pieno le qualità sceniche dei singoli cantanti. E soprattutto ci vuole un buon direttore d’orchestra. Leonardo Catalanotto è direttore di grande esperienza che ha collaborato con direttori come Zubin Mehta, Lorin Maazel, Lòpez Cobos ricevendone grandi attestati di stima. Averlo a Nichelino, dove aveva già diretto Tosca, è stato un privilegio. E una Cenerentola così ben curata nel canto è anche merito suo.

Leonardo Catalanotto

Ottima come sempre l’Orchestra Cantieri d’Arte, così il Coro Lirico del Piemonte diretto da Sonia Franzese.

Applausi finali

Applausi finali

Calorosi applausi finali a uno spettacolo riuscitissimo. Li avrei voluti ancora più intensi e da standing ovation: una Cenerentola così non è la regola neppure in teatri blasonati con VIP e tanto di parterre du roi. Li aggiungo virtuali con un grazie a tutti gli artisti che l’hanno realizzata.

"Questo è un nodo avviluppato..."

“Questo è un nodo avviluppato…”