Posts Tagged ‘Verdi’

MACBETH di Verdi dalla Staatsoper di Berlino su Arte

giugno 21, 2018

Stasera su Arte, ore 20:15 (canale tedesco), ore 20:55 (canale francese), andrà in onda il Macbeth di Verdi in scena alla Staatsoper di Berlino. Dirige Daniel Barenboim, la regia è di Harry Kupfer. Nei ruoli principali: Placido Domingo, Anna Netrebko, Kwangchul Youn, Fabio Sartori. Una recensione:

http://www.giornaledellamusica.it/recensioni/domingo-netrebko-e-barenboim-trionfano-nel-macbeth

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NORMA dalla Fenice e DON CARLO da Bologna: grande serata in streaming.

giugno 8, 2018

Come ha gentilmente segnalato Pramzan, stasera ci sarà una grande serata lirica in streaming. Dalla Fenice di Venezia la Norma di Bellini con la Devia alle ore 19:00.

https://operavision.eu/en/library/performances/operas/norma

Alle ore 20:00 il Don Carlo di Verdi in diretta dal Comunale di Bologna:

http://www.tcbo.it/eventi/don-carlo-live-streaming/

I due eventi si sovrappongono: è possibile che Operavision mantenga il file per un po’ di tempo, non credo che lo streaming dal Comunale di Bologna invece rimanga in rete.

“Simon Boccanegra” (Firenze,2002) su Rai 5

giugno 3, 2018
Arrigo_Boito_anziano

Arrigo Boito

Il prossimo 10 giugno è il centenario della morte di Arrigo Boito. Per rendergli omaggio Rai 5 trasmetterà nel corso del mese Simon Boccanegra di Verdi, La Gioconda di Ponchielli e Mefistofele di Boito. Si parte oggi con Simon Boccanegra, di cui Boito curò la revisione del libretto di Piave. Viene replicata l’edizione del Maggio Musicale diretta da Claudio Abbado. Il 16 giugno 2002 la seguii in diretta radio, fu il ritorno di Abbado a dirigere un’orchestra italiana.

http://www.giornaledellamusica.it/recensioni/al-maggio-trionfa-abbado

La segnalai già e rimando al post di allora:

https://musicofilia.wordpress.com/2013/06/01/simon-boccanegra-mmf2002-su-rai-5/

I LOMBARDI ALLA PRIMA CROCIATA di Verdi al Teatro Regio di Torino

aprile 29, 2018

I Lombardi alla Prima Crociata, secondo una classifica, sarebbe al 22° posto tra le opere di Verdi più rappresentate al mondo, tra le opere in generale si piazzerebbe oltre 400° posto. Non so quanto sia attendibile questa classifica, comunque di sicuro c’è che al Regio di Torino mancava dalla Stagione 1926/27, praticamente 92 anni: decisamente tanti, direi troppi. Però alla Scala non è che vada molto meglio: dal 1930, con cui inaugurò la Stagione, si giunse al 1984 (ripresa nel 1986), poi nulla. Fu la prima opera verdiana rappresentata negli USA (3 marzo 1847 alla Palmo’s Opera House di New York), ma per la prima al Metropolitan si dovette attendere (se non sbaglio) la Stagione 1993/94 con Pavarotti nel ruolo di Oronte. Non è che discograficamente le cose vadano molto meglio: alla versione Cetra del Cinquantenario verdiano, seguirono le versioni di Gardelli nel 1972 per Philips e del 1983 per Hungaroton, quindi quella di Levine che seguì nel 1996 le recite del Met. Poi qualche “live” come quello del 1969 diretto da Gavazzeni all’Opera di Roma, quello diretto da Eve Queler del 1972 alla Carnegie Hall di New York, quello del Teatro Ponchielli di Cremona del 2001 e quello (sia video che audio) del 2009 del Regio di Parma, cui si aggiunge il video dello spettacolo scaligero del 1984. Insomma la quarta opera di Verdi è quasi una rarità. Ingiustamente, a mio parere. Notevoli e numerose le pagine corali trascinanti, fin dall’inizio dell’opera. Momenti altissimi come la preghiera di Giselda nel primo atto o come la celebre aria di Oronte nel secondo. Per non dire dell’interludio con violino solista del terzo e della scena successiva. Poi il concertato con cui termina il primo atto e il finale del secondo atto, il coro delle vergini del primo atto… Vabbè poi la pagina celeberrima (“O Signore dal tetto natio”)… insomma ce n’è in abbondanza per amare quest’opera, non solo perché anticipa il Verdi successivo, ma anche per se stessa. Bene quindi ha fatto il Regio a riportarla in scena e per me era il titolo più atteso della Stagione.

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Scena dal primo atto © Ramelle e Giannese

L’allestimento è una coproduzione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liège firmata da Stefano Mazzonis di Pralafera. In realtà a Liegi andò in scena Jérusalem (il rifacimento dell’opera in francese con trama un po’ diversa), a Torino l’allestimento è stato riadattato per I Lombardi. Di tale allestimento ho letto giudizi spietati o al limite frasi eufemistiche per non dire male. Mah, il torto sarebbe quello soprattutto di aver rispettato l’epoca in cui è ambientata l’opera, non aver tentato ardite riletture innovative portando il tutto magari nella contemporaneità, insomma non aver seguito la moda ormai imperante nei grandi teatri. Secondo me invece tutto ciò è quasi un merito, non perché io non ami gli spettacoli “innovatori” (quando sono riusciti li adoro), ma perché tentare riletture in un’opera che è ignota ai più sarebbe stato a mio parere negativo. Ho visto molti spettatori che durante lo spettacolo accendevano le torcia dello smartphone per leggere sulla scheda di sala la trama dell’opera a loro sconosciuta, ora sottoporli a una rilettura sarebbe stato uno stupido atto di sadismo. Sì, sembra di ritornare indietro di quasi 50 anni, quando si andava a teatro d’opera pensando agli autori e non ai registi e per ascoltare i cantanti. Secondo alcuni il Regista non ha curato la recitazione dei cantanti e ha lasciato le masse corali a se stesse. Forse, ma una volta scelto di fare uno spettacolo di tradizione che cosa avrebbero dovuto fare cantanti e masse corali? A me comunque lo spettacolo non è spiaciuto, l’ho preferito e di gran lunga a una Turandot incomprensibile, a un Tristano che gridava vendetta al cospetto di Wagner e anche a un Falstaff tutto sommato irrisolto.

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Scena finale © Ramella e Giannese

Tutti concordi invece sulla eccellenza della parte musicale. In primis Michele Mariotti, giovanissimo direttore, sempre più convincente. Ama quest’opera e lo dimostra ampiamente. Direzione elegante che evita la tentazione della eccessiva marzialità di alcuni punti, ma tesa a sottolineare piuttosto i dettagli di una partitura complessa. Poi lo splendido Coro del Regio, istruito da Andrea Secchi, che in quest’opera ha un ruolo importantissimo fin dall’inizio. Tra i cantanti Angela Meade (Giselda) ha una tecnica ottima, emissione sicura, un timbro seducente, perfetta padronanza del registro acuto.

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Angela Meade © Ramella e Giannese

Francesco Meli (Oronte) si conferma sempre più grande interprete: un Oronte eccellente che ha conquistato il pubblico fin dalla celebre romanza (La mia letizia..). Libero da imposizioni registiche ha cantato avanti nel proscenio ben proiettando la voce nella sala (un po’ come si faceva in passato) e le ovazioni non sono mancate.

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Angela Meade e Francesco Meli © Ramella e Giannese

Alex Esposito ha ben interpretato il ruolo di Pagano esprimendone l’intimo rovello, il senso di colpa, la veemenza dell’assassino, la ieraticità dell’eremita. Un interprete completo.

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Alex Esposito a sx nel ruolo dell’Eremita (Pagano) © Ramella e Giannese

Giuseppe Gipali è un ottimo Arvino, notevolissimo il Pirro di Antonio Di Matteo. Il cast è completato da Lavinia Bini (Viclinda), Joshua Sanders (Priore), Alexandra Zabala (Sofia), Giuseppe Capoferri (Acciano). Merita dovuta menzione Stefano Vagnarelli, violino solista nell’interludio.

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Angela Meade e il Coro © Ramella e Giannese

Grandi applausi e successo di pubblico. Dovranno passare altri 90 anni per rivedere I Lombardi? Spero di no. Esecuzioni come questa rendono giustizia a un’opera che merita maggior diffusione.

FALSTAFF di Verdi (Rai,1956) su Rai 5

aprile 28, 2018

Con Falstaff di Verdi si conclude domani l’omaggio che Rai 5 ha tributato a Tullio Serafin. Questo Falstaff è una produzione Rai del 1956: siamo agli albori della TV in Italia. Fu trasmesso il 9 maggio 1956. Protagonista è Giuseppe Taddei, accanto a lui Scipio Colombo, Luigi Alva, Rosanna Carteri, Anna Moffo, Fedora Barbieri, Anna Maria Canali, Renato Ercolani, Franco Calabrese, Mario Carlin. Un cast davvero eccezionale, che testimonia il livello artistico delle produzioni Rai di allora. La regia è di Herbert Graf.

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Pagina del Radiocorriere del 9 maggio 1956 che annuncia il Falstaff 

In versione solo audio fu poi trasmessa varie volte sui programmi Rai.

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Pagine del Radiocorriere che illustrano la trama del Falstaff con immagini tratte dalla produzione in programma in occasione di una riproposta audio.