GIOVANNA D’ARCO inaugura con successo la Stagione alla Scala

Gli applausi ci sono stati e neanche un buu. Be’ l’opera mancava da 150 anni, la conoscevano in pochi: insomma si andava sul sicuro… Per carità, dal punto di vista musicale gli applausi erano meritatissimi, mi sarei aspettato qualche riserva sullo spettacolo; comunque meglio così. Io non c’ero, per cui ciò che tento di scrivere fa riferimento alla diretta tv…. e siamo alle solite: vabbè ormai sono quasi rassegnato, quando le riprese tv d’opera sono affidate al Centro di Produzione Tv di Milano sono lontane dal mio modo di intendere la regia tv di questo tipo di spettacoli e anche stavolta è andata male. E dire che in Rai il team del Centro di Produzione di Napoli in questo campo, a mio parere, lavora egregiamente (ne è stata esempio tra l’altro anche la Elektra da Bologna trasmessa di recente), perché non affidare tutto a loro?

Riccardo Chailly è un convinto sostenitore di quest’opera che aveva già diretto a Bologna 26 anni fa (esiste il video) e lo ha dimostrato con una direzione davvero esemplare: godeva anche di una Orchestra e di un Coro che in questo repertorio non hanno confronti in nessuna parte del mondo e di un cast vocale stellare. Anna Netrebko, Francesco Meli, Devid Cecconi (che ha sostituito con onore l’indisposto Carlos Alvarez), Dmitry Beloselsky (un lusso per la brevissima parte di Talbot), Michele Mauro. Mi pare (da quello che ho potuto cogliere dall’ascolto) che tutti siano stati al massimo.

Lo spettacolo è stato affidato a Moshe Leiser e Patrice Caurier, registi che già hanno collaborato con Pereira a Zurigo e a Salisburgo. Giudicato incongruente il libretto di Temistocle Solera hanno cercato di renderlo plausibile. “Quando abbiamo ricevuto l’offerta di fare questa regia abbiamo pensato che si trattasse di un regalo avvelenato perché il libretto è davvero molto difficile e problematico. In questo senso il nostro lavoro è stato molto semplice: prendere tutte le incoerenze contenute nel libretto di Temistocle Solera e renderle coerenti”. “Quello che vedrete è quello che passa nella testa di Giovanna D’Arco, nella sua follia. Tutto succede nella sua stanza in pieno Ottocento che nella sua immaginazione diventa un campo di battaglia medioevale. Il suo letto è un elemento centrale, è il simbolo della nevrosi che noi mettiamo in scena, delle voci di angeli e demoni che sente e del tormento tra il desiderio verso re Carlo VII e quello per la purezza impostole da un’educazione che la vuole felice solo dopo la morte”.

Già durante la Sinfonia, nell’Andante pastorale si alza momentaneamente il sipario su una camera da letto, in B/N (così almeno si è vista in tv), un medico scuote la testa (la prognosi dev’essere di un paio di ore di vita (la durata dello spettacolo), una malata giace sul letto e un signore non giovane (il padre) si aggira con aria desolata. Il sipario cala momentaneamente per rialzarsi all’inizio del primo atto in cui la giovane comincia a delirare e nel suo delirio esterna il conflitto tra il desiderio di una vita eroica, che non ha avuto, le pulsioni erotiche (che non ha soddisfatto) e la repressione sessuale che ha subito a causa della presenza ossessiva del padre (‘sti padri verdiani che rompi…. che sono sempre!). Si identifica con Giovanna d’Arco e via dicendo…. sino alla morte in cui il Carlo VII gold plated scompare, il padre si gira di spalle (pentito?) a mo’ di Crocifisso… Questo è quanto mi è parso di capire Smiley dalla mediazione tv. Ciò che non ho capito è se questa rilettura abbia reso coerente la drammaturgia dell’opera in questione. A me è parso proprio di no. C’è poco da fare: si sarebbe dovuto riscrivere ex novo il libretto e a questo punto l’opera. Mission impossible. Meglio lasciare le cose come da drammaturgia originale? non saprei. Farlo oggi in un grande teatro è un azzardo maggiore di qualunque stramberia e chi fa il regista d’opera lo sa, forse anche suo malgrado…

Oltre alla già citata recensione di Amfortas, segnalo la recensione di Ugo Malasoma su OperaClick:

http://www.operaclick.com/recensioni/teatrale/milano-teatro-alla-scala-il-trionfo-di-giovanna-infiamma-la-scala

e riporto l’articolo di Giorgio Pestelli su La Stampa di oggi:

Per aprire la stagione della Scala, Verdi è di precetto; ma questa volta Riccardo Chailly, alla prima inaugurazione come direttore musicale, invece dei soliti Rigoletti, Otelli e Trovatori, ha proposto un’opera poco battuta, quella Giovanna d’Arco che dopo un successo strepitoso nella stessa Scala nel 1845 è poi quasi scomparsa dal repertorio. Quindi un Verdi giovane, quello degli «anni da galera» come diceva lui, delle opere sfornate una via l’altra, alcune delle quali «minori», ma tutt’altro che brutte.
Per altro la storia della mite pastorella che animata da sacro fuoco diventa vergine guerriera e salva la Francia dall’invasione inglese, si presta benissimo all’occasione inaugurale, facendo leva sulla quantità di cori e marce militari che l’attraversano; e ancora di più per l’impegno vocale richiesto alla protagonista, vero cavallo di battaglia per grandi cantanti: e qui la grande cantante, anzi grandissima, c’era, il soprano Anna Netrebko al colmo della sua arte musicale e drammatica.
Di solito, per il giovane Verdi un personaggio è definibile solo dall’azione in cui è coinvolto; Giovanna fa un po’ eccezione per l’attenzione in se stessa che Verdi le dedica, ragazza di campagna, vergine in armi, figlia sottomessa, donna contesa fra amore e missione: di tutte queste sfumature la Netrebko non ne ha mancata una, dominatrice nelle tenere romanze, negli scatti visionari, nell’empito lirico del duetto d’amore con re Carlo.
Come non bastasse, ha fronteggiato anche il carattere che le ha impresso la regìa di Moshe Leiser e Patrice Caurier: quello di una creatura nevrotica che oscilla fra depressione e follìa, in una ambientazione che si svolge al chiuso nelle scene di Christian Fenouillat, in una stanza le cui pareti si animano con il lampeggiare di proiezioni, ombre e con l’irrompere del coro in scene di grande effetto.
Si perdono in questo modo le annotazioni che Verdi dedica al «plein air», ma emerge come dominante il rapporto di Giovanna col padre, uno dei padri più pestiferi della storia dell’opera, vero carnefice della figlia; in scena doveva esserci Carlos Alvarez, ma indisposto è stato sostituito da Devid Cecconi, bravo e coraggioso ma ancora senza una spiccata personalità; nella sua improbabile storia d’amore col re di Francia Giovanna ha un partner di grande fascino in Francesco Meli, voce dolce e melodiosa nel suo temperamento sensibile nei suoi slanci lirici.
La carica positiva che Chailly investe in quest’opera, si è già capita dalla Sinfonia d’apertura, diretta con una cura straodinaria, un amore per i particolari che poi continuerà per tutta l’opera; Chailly insiste a mettere in luce le raffinatezze, con tempi adeguati a farle risaltare, ma non dimentica per questo le costanti del giovane Verdi, l’impeto delle cabalette, il raffronto di contrasti elementari, l’irruzione di trovate armoniche e timbriche. Certo anche lui non può trasformare in oro quello che oro non è (quei demoni infernali che cantano «Vittoria, vittoria, plaudiamo a Satàna»!); ma in generale nella sua direzione sparisce quel «volgare» che scandalizzava i detrattori del primo Verdi, perchè, come si è sentito, il fervore e la genuinità non sono mai di cattivo gusto; e prendono il volo le grandi pagine, che sono molte, e per lo più consistono in grandi momenti di assieme, con il vertice forse nel finale del terzo atto, dove Chailly fa sentire l’intreccio di ogni parte, e ancora più importante il soffio del grande respiro di Verdi: costruzioni grandiose dove si è ammirata la bravura del Coro scaligero istruito da Bruno Casoni; in parti minori Dmitry Beloselskiy e Michele Mauro, essi pure all’altezza dell’occasione. © La Stampa/Giorgio Pestelli

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6 Risposte to “GIOVANNA D’ARCO inaugura con successo la Stagione alla Scala”

  1. GIOVANNA D’ARCO di Verdi in diretta dalla Scala su Rai 5 | Wanderer's Blog Says:

    […] https://musicofilia.wordpress.com/2015/12/08/giovanna-darco-inaugura-con-successo-la-stagione-alla-s… […]

  2. Luca Rossetto Casel Says:

    Credo che quello di Giovanna sia il padre più scemo* dell’intero catalogo genitoriale verdiano. Altro che Pupi Avati.

    Sulla regia televisiva, mah: devo dire che la trovo funzionale ad esprimere quella teatrale. Quest’ultima, dal canto suo, non mi fa impazzire… Preferirei assistere a uno scavo psicologico dei personaggi – per quanto bizzarri possano talvolta essere – condotto sulla base di quanto avviene in partitura. E poi: questa ricerca di originalità attraverso idee che ormai originali non sono più, perché – come la lettura psicanalitica – sfruttate ormai tante volte da essere divenute prevedibili, mi pare tutto sommato fine a sé stessa, più che al servizio del dramma. Nel caso presente, però, ha almeno il pregio di essere costruita in modo coerente.

    *) Mi scuso per la terminologia, ma davvero non mi riesce di trovare una parola più calzante…

  3. Recensione semiseria ed espressa di Giovanna d’Arco al Teatro alla Scala di Milano: allestimento ridicolo e i registi erano due. | Di tanti pulpiti. Says:

    […] Roberto Mastrosimone […]

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    Grazie del commento, caro Luca. Per dare una definizione calzante di Giacomo, padre di Giovanna, bisognerebbe ricorrere al turpiloquio.
    Ciao

  5. LUX Says:

    Scusa Mastro, x 1 volta tanto dissento: nn mi sembra 1 idea brillante, disponendo la RAI a Milano – dove sorge il Teatro alla Scala – di un corposo Centro di Produzione, affidare il lavoro a quello di Napoli…
    Poi IMHO dipende dai gusti. A me le regie della Patrizia Carmine nn dispiacciono: l’ ho persino difesa su Classic Voice quando fu accusata da Barenboim (e da Mattioli) per il Tristano.
    La riuscita di una regia TV dipende tutta dalla bontà della regia teatrale: se la regia è bislacca o addirittura sballata il regista televisivo qualità nn gliela può dare IMHO.
    Elvio Giudici considera un genio il regista televisivo d’ opere Tiziano Mancini.Ma anke lui è discutibile: ad es mi sn visto il DVD della Giovanna d’ Arco di Parma 2008 con la Vassileva e la regia di Lavia ed avrei da ridire sulle riprese dall’ alto: nessuno degli spettatori potrà mai vedere in teatro una sequenza del genere… Forse solo dei macchinisti piazzati sopra il sipario..: quindi a ke pro ? Sarà suggestivo, ma io nn lo trovo appropriato neanke x il balletto.

    Ieri ho visto la Giovanna dal vivo (sia pure da un posto nn ottimale…) e direi ke addirittura la parte visiva risulta meglio in TV! Le idee peregrine dei registi (kissà come mai poi ci si sono messi pure in 2…), per nn dire ridicole, della statuetta della Madonnina e dei diavoli rossi rotolanti colpiscono meno… Mi piace invece la doratura di Meli-Carlo VII (kissà come faceva a cantare con quel maquillage addosso…)
    LUX

  6. Roberto Mastrosimone Says:

    Ovviamente è una questione di gusto personale: d’altronde ho scritto che la regia tv era distante dal mio gusto in fatto di regia tv d’opera. Tu avendo visto lo spettacolo dal vivo puoi dare una valutazione più pertinente. Da ciò che scrivi direi che per la regia teatrale di questa Giovanna bisognerebbe ricorrere alla colorita espressione del Rag.Fantozzi dopo la Corazzata Potemkin…

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