“Il Barbiere di Siviglia” al Teatro dell’Opera di Roma

È un Barbiere del bicentenario questo dell’Opera di Roma. L’intento celebrativo ha ispirato lo spettacolo di Davide Livermore che ha voluto mettere in scena 200 anni di contrapposizioni tra innovazione e conservazione, tra vecchio e nuovo, tra rivoluzioni e ancien régime, partendo più da Beaumarchais che da non da Rossini. Già dalla Sinfonia dei video mostravano teste di dittatori mozzate dal rasoio di Figaro, mentre un topino (simbolo, secondo Livermore, della destabilizzazione) correva sulla scena, poi in scena compaiono ghigliottine (ne fa spese anche Almaviva) e mimi dalla testa mozzata. Don Bartolo è un vecchio invalido sulla sedia a rotelle e Don Basilio ha una protesi al braccio destro (sono i simboli della conservazione). Un orso nella casa di Bartolo rappresenterebbe anche lui la conservazione (chissà perché?) Lo spettacolo procede quindi con simbologie che sempre fanno riferimento a questa contrapposizione e, a mio parere, appesantiscono e di non poco lo svolgimento. I personaggi sembrano usciti dal cinema di Tim Burton.

barbiere a

L’orso, Chiara Amarù e Florian Sempey nel Barbiere all’Opera di Roma

Nel secondo atto si procede verso i giorni nostri e nel finale siamo in pieno Duemila con tanto Euro…

barbiere b

Se i costumi degli innovatori si aggiornano quelli dei conservatori (Basilio, Bartolo, Ambrogio, Berta) restano più o meno immutati.

Barbiere 3

Boh… Sinceramente questo spettacolo non mi ha convinto e non mi è piaciuto e pare, a giudicare dai buu indirizzati a Livermore, che non sia neppure piaciuto al pubblico presente in sala. Comunque va detto che fare il regista d’opera in una istituzione maggiore non è oggi impresa facile: devono per forza scervellarsi a trovare qualche stramberia per non apparire antiquati e in opere conosciute credo che ormai si sia raschiato il fondo del barile, per cui non si sa più a che cosa ricorrere. Il Barbiere è un’altra cosa? certo, è soprattutto un melodramma buffo e qui mi pare che non si riesca neppure a sorridere, se non quando entra in scena l’orso . Dal punto di vista musicale poco da dire: Renzetti è un ottimo conoscitore di Rossini e lo dimostra ampiamente, buone le performance dei cantanti. Rocha canta pure l’aria finale, di solito tagliata, e la porta a termine onorevolmente. La ripresa audio della Rai, che di solito è ravvicinatissima con microfoni incorporati ai cantanti, stavolta, usando microfoni sul pavimento del palcoscenico, amplificava i calpestii a scapito talvolta delle voci, spesso un po’ in lontananza.

Vorrei anche segnalare il post di Renato Verga, che nel complesso è d’accordo con me:

http://operaincasa.com/2016/02/12/il-barbiere-di-siviglia-3/

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12 Risposte to ““Il Barbiere di Siviglia” al Teatro dell’Opera di Roma”

  1. IL BARBIERE DI SIVIGLIA di Rossini dal Teatro dell’Opera di Roma in diretta su Rai 5 | Wanderer's Blog Says:

    […] https://musicofilia.wordpress.com/2016/02/12/il-barbiere-di-siviglia-al-teatro-dellopera-di-roma/ […]

  2. Franco Masala Says:

    Premesso che ho potuto vedere in tv soltanto il secondo atto e in modo discontinuo, mi pare che LIvermore abbia affastellato qualunque trovata facendo passare in secondo piano la musica che già è un meccanismo perfetto. Per es. la gag di Basilio forse la prima volta fa sorridere, le altre – ogni volta che don apre bocca – sono sorprendenti (e rumorose) come una ripresa di cabaletta non variata … e quindi inutili.
    Il ritmo può apparire anche indiavolato ma certe controscene sono fastidiose: per es. il girare della testa di Bartolo dopo il quintetto Buona sera. Anche qui una volta bene ma repetita non iuvant.
    Nel 2013 Livermore aveva messo in scena a Cagliari I Shardana di Porrino con un ritmo cinematografico continuo ed efficace che suppliva alla carenza drammaturgica dello spartito, ed era andata benissimo.
    Con Rossini trovare qualcosa di nuovo è difficile. Sarà il caso di rimpiangere il fazzolettone rosso e l’ombrello verde da campagna di don Basilio ai bei tempi ? Mah …

  3. libero sarli Says:

    Io ho visto lo spettacolo dal vivo e devo dire che è risultato tutto estremamente fastidioso; soprattutto perchè il tentativo disperato di cercare di decifrare gli infiniti rimandi storici, letterari, simbolice e —chi più ne ha più ne metta..pregiudica l’ascolto della musica; in una partitura di per se’ perfetta anche e soprattutto nell’evocare situazioni divertenti senza dover per forza inventare trovate comiche. Oltretutto quasi sempre forzate e inconcludenti.
    peccato, perchè a rimetterci sono soprattutto i cantanti, ormai obbligati da queste regie impossibili a delle performance estenuanti dal punto di vista “fisico”. Come se non bastasse già la voce a doverli obbligare ad uno sforzo fisico faticoso. Oramai più che cantanti si scritturano atleti-acrobati.. E peccato perche il risultato musicale: sia per la direzione che per le voc iera rispettabilissimo.
    Ridateci le scene di cartapesta se dobbiamo sopportare risultati innovativi di questo genere!!!!

  4. Roberto Mastrosimone Says:

    La ringrazio del commento: la testimonianza di chi ha visto lo spettacolo dal vivo è molto importante perché spesso in tv gli spettacoli non rendono bene l’idea.

  5. Matteo Ventricini Says:

    Sono appena tornato dall’opera e devo dire che riuscirsi a sbarazzare dal classicismo intorno ad un opera così classica non è cosa da poco. Vero certe cose possono risultare bislacche e retoriche (divano e tv), ma ho trovato lo spettacolo molto gradevole e ben eseguito a parte un Conte d’ Almaviva impresentabile. Si prova a rendere pop un classico, non trovo nulla di scabroso in questo, comunque meglio questo che altre prove davvero mal riuscite.

  6. Marilena Says:

    Da profana non ho apprezzato l’allestimento. La mia prima opera al Teatro è stata una delusione immensa, questo non è Rossini io volevo vedere Rossini.
    Non ho la possibilità di andare al teatro, con i prezzi elitari presenti, ma sono sicura che certamente non andrò a vedere la Traviata a Giugno (se questo è quello che ci si deve aspettare).
    “É la visione personale del Barbiere di una determinata persona”, non mi sta bene, rappresentate Rossini così come è stato composto da Rossini.
    Se si vuole innovare perché non trovare ed investire in voci più imponenti e che diano emozioni vere, profonde, quello che deve dare la lirica.
    Tutto troppo freddo, distaccato, impersonale.
    Che delusione, la mia prima opera, prima di comprare il biglietto avrei dovuto chiedere ” ma è di Rossini vero? ”
    Il rimborso no vero?

  7. Roberto Mastrosimone Says:

    Per La Traviata è prevista la regia di Sofia Coppola e i costumi di Valentino. Nomi illustri, ma non nel campo dell’opera. Che cosa ne verrà fuori è difficile da dire. I registi cinematografici, come la Coppola, quando affrontano la lirica sono in genere più “tradizionali” (almeno in base alla mia esperienza), però non si sa mai.

  8. giovanni Says:

    Credo immeritati i commenti negativi poichè l opera di Rossini accetta innovazioni e pensieri moderni come ha sempre fatto il suo autore!!

    Bisogna accettare …”.i topi” ….non fare sempre gli “orsi”……

    dopo duecento anni …..!!

  9. Luisa Says:

    E’ stato mio padre ad introdurmi all’opera e io ho cercato di perpretrare con mia figlia….al giorno d’oggi non così facile farsi seguire…ma al suo desiderio di vedere il barbiere di Siviglia dal vivo non ho saputo tirarmi indietro e ero felice di ripercorrere l’esperienza che era stata mia da ragazza….e invece …che delusione…i comprensibile distacco dall’aspettato e sì che sono aperta a nuove esperienze e incuriosita dalle novità….ma così è fuori da ogni sensata logica….peccato…mi sono dovuta risentire l’opera sul cd per rifarmi della serata e che dire a mia figlia….speriamo bene per la traviata …abbiamo già acquistato i biglietti.Innovazione sì ma non a qualsiasi costo..oltre all’estro del’innovatore andrebbe rispettato il buon gusto di un pubblico pagante che vuole ascoltare eccellente musica interpretata al meglio per trascorrere una serata fuori casa.

  10. massimo lombardi Says:

    Ho visto il Barbiere dal vivo domenica pomeriggio. Sono uscito dal teatro sconfortato. Il primo atto è stato quasi sopportabile, probabilmente perché le trovate sceniche non sono riuscite a distruggere completamente la bellezza delle arie, che una dietro l’altra cantanti decorosi hanno eseguito con relativa compostezza. Poi, con il secondo atto, l’apoteosi del cattivo gusto, dell’inutile, del banale e della sciatteria. La chiusura sul divano pagato a rate davanti la televisione, mangiando panini di mac donald, più che all’opera buffa richiama al teatro dell’assurdo di Pinter.
    Aggiungerei Vergogna! e che non dimenticherò più il nome di Livermore.

  11. Roberto Mastrosimone Says:

    La ringrazio per la testimonianza “dal vivo”: quando si vede uno spettacolo in tv rimane sempre il dubbio che a teatro possa fare un altro effetto.

  12. Noticias de febrero 2016 | Beckmesser Says:

    […] MUSICOFILIA: Tremendo fisco de Davide Livermore en su “Barbero de Sevilla” en Roma […]

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