Archive for the ‘Rai 5’ Category

“Simon Boccanegra” di Verdi (Firenze,2002) su Rai 5

gennaio 12, 2019

Basta, ormai mi rassegno m1510: quante volte ho scritto che la Rai dovrebbe trasmettere il Simon Boccanegra diretto da Abbado con la regia di Strehler che nel 1978 riprese e diffuse? Ho perso il conto. Niente!! t2625. Continua imperterrita a replicare l’edizione del Maggio Musicale Fiorentino del 2002 e non c’è omaggio o ricorrenza che tenga. Così sarà anche domani.

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Scene dall’opera

Per carità, bella edizione, ma non c’è paragone con l’altra. Tra l’altro è già stata trasmessa pochi mesi fa e credo che ormai la conoscano tutti. Rimando al post che a sua volta rimanda a un altro….:

https://musicofilia.wordpress.com/2018/06/03/simon-boccanegra-firenze2002-su-rai-5/

 

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ROMEO E GIULIETTA di Prokof’ev (Milano,2017) su Rai 5

gennaio 10, 2019

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Stasera in prima serata Rai 5 replicherà Romeo e Giulietta di Prokof’ev nella edizione andata in scena alla Scala nel gennaio 2017 e diffusa in diretta il 15 gennaio 2017 nei cinema e in lieve differita alle 21:15 in tv.

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Roberto Bolle e Misty Copeland © Brescia & Amisano

L’interesse principale è la presenza di Roberto Bolle nel ruolo di Romeo e di Misty Copeland nel ruolo di Giulietta.

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Misty Copeland e Roberto Bolle © Brescia & Amisano

La coreografia è quella di Kenneth MacMillan (ripresa con poche variazioni da Julie Lincoln): è un classico intramontabile e si rivede sempre con immenso piacere.

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Scena finale © Brescia & Amisano

Chi non l’avesse visto non lo perda, chi l’avesse già visto lo riveda: ne vale la pena. Rimando al post del 2017:

https://musicofilia.wordpress.com/2017/01/14/romeo-e-giulietta-di-prokofev-dalla-scala-di-milano-su-rai-5/

COSÌ FAN TUTTE di Mozart (Ferrara,2000) su Rai5

gennaio 5, 2019

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Rai 5 inizia domani con questa replica di Così fan tutte un omaggio a Claudio Abbado a cinque anni dalla morte. Si tratta della edizione rappresentata a Ferrara nel febbraio 2000, trasmessa nell’estate dello stesso anno da Rai2, replicata da Rai 5 nel giugno 2013 (in occasione degli 80 anni del Maestro) e nel gennaio 2014 in occasione della scomparsa. La regia è di Mario Martone. Cantano: Melanie Diener, Anna Caterina Antonacci, Daniela Mazzuccato, Nicola Ulivieri, Charles Workmann, Andrea Concetti.

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Anna Caterina Antonacci e Melanie Diener nel I atto

Una recensione di Paolo Gallarati su La Stampa© del 10/2/2000:

Fedele al suo appuntamento ferrarese con l’opera lirica, Claudio Abbado ha diretto l’altra sera una brillantissima esecuzione di “Così fan tutte” che entra nel suo repertorio dopo quelle delle “Nozze di Figaro” e del “Don Giovanni”. Delle tre opere su testi di Da Ponte, “Così fan tutte” è la più ambigua e sfuggente: la vicenda dei due ufficiali napoletani che si travestono da nobili albanesi per mettere alla prova la fedeltà delle rispettive ragazze e conquistano l’uno la fidanzata dell’altro, non è solo una farsa. La musica di Mozart vi instaura un gioco sottilissimo tra menzogna e verità, tanto da rappresentare una condizione perenne dell’esistenza umana: scoprire il volto dietro la maschera, la verità dei sentimenti dietro l’esteriorità dei comportamenti.
Più che le intermittenze del cuore, l’esecuzione, rigorosamente integrale, di Claudio Abbado punta essenzialmente a sottolineare la vivacità della commedia organizzata dal filosofo Don Alfonso, con la complicità della servetta Despina, per dimostrare ai due ingenui giovanotti la tesi che “così fan tutte”. Il gioco scenico acquista così un mordente esplosivo. Basti sentire con quale chiarezza vengono cantati i recitativi, tanto che quasi nulla del testo di Da Ponte va perduto.
Dal canto suo, la meravigliosa Mahler Chamber Orchestra, dal suono piuttosto secco e nervoso, è tutto un fremito vibrante sottopelle, pazzo divertimento per la messinscena della burla che non è comicità gratuita bensì maliziosa trasgressione, eccitazione, prurito, gusto vorace per l’avventura. Siamo dunque nel Settecento sensista e materialista di Condillac e del Barone d’Holbach, più che in quello sentimentale di Rousseau, rappresentato dalla benevola tolleranza di Don Alfonso verso la “necessità del core”: ma la musica di Mozart sopporta benissimo anche questa visione che va d’accordo con la regia di Mario Martone, ricca di trovate ma un po’ debor dante nei movimenti degli attori che entrano in platea, saltano, si ruzzolano sul palco e sui due letti sempre presenti in scena insieme a sedie, poltrone, paraventi, specchi, comodini. Persino Don Alfonso, per attenersi a questa impostazione, deve ringiovanire: Martone non si preoccupa del fatto che nei “crini già grigi” del “vecchio filosofo” Da Ponte e Mozart ironizzino sulla saccenteria del “secolo filosofico”, mostrandone insieme la saggezza. Trasforma invece Don Alfonso in un ragazzo che contribuisce in modo essenziale alla vivacità, molto napoletana, dell’assieme ma perde di contrasto rispetto a Gugliemo e Ferrando. I quali dovrebbero essere irriconoscibili dalle due ragazze per quasi tutta la vicenda, e invece non si travestono, se non con due baffetti disegnati colla matita: non riesco a capire perché, in una regia così attenta agli effetti teatrali, Martone rinunci alla naturale efficacia comunicativa che possiede il gesto di mascherarsi in scena, e alla fine smascherarsi tra lo stupore generale.
Questo fatto non ha compromesso, comunque, la riuscita dello spettacolo, accolto con applausi grandiosi per Abbado, il regista e gli ottimi cantanti: Daniela Mazzucato, splendida Despina, Melanie Diener e Anna Caterina Antonacci che intrecciano voluttuosamente le voci di Dorabella e Fiordiligi, Nicola Ulivieri, brillante Guglielmo, Andrea Concetti, molto dinamico nella parte di Don Alfonso e Charles Workmann, tenore dalla voce non bellissima ma dotato di gusto e di stile.

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Anna Caterina Antonacci “Smanie implacabili..”

E la recensione di Michelangelo Zurletti su La Repubblica©:

Fin dalle prime battute dell’Ouverture è chiaro che la lettura di Così fan tutte di Abbado è altra cosa rispetto alle solite letture, più o meno belle. Stacco di tempo vertiginoso, strappate violente, suono secco e duro: quell’Ouverture non introduce bellurie e non cerca equilibri, anzi li sconvolge, aspira alla folle journée annunciata dalle Nozze di Figaro: che si può realizzare molto meglio qui con soli sei personaggi e con un libretto straordinario, in un gioco travolgente e festoso di equivoci e paradossi, in una commedia pungente e divertente. Che sia poi anche un lavoro malinconico e perfino amaro lo scopriamo poi, intanto entriamo senza complimenti nel regno della commedia scanzonata.
Le nostre aspettative sono tutte sconvolte: la lettura è una rilettura radicale, scopre e evidenzia timbri che non abbiamo mai notato, contrappunti rimasti da sempre indistinti, riapre tutti i tagli (compresa la terza aria di Ferrando, dalla quale per la verità non traiamo grande giubilo), salva recitativi e arie con naturalezza, nel senso che i recitativi avvicinandosi alle arie assumono e anticipano di queste il ritmo e, nel cembalo, perfino il profilo melodico. Inoltre Abbado adopera il clavicembalo del basso continuo (il bravissimo Enrico Maria Cacciari in coppia col violoncellista Thomas Ruge) con garbo e continui ammicchi, e consente ai cantanti (come già nel “Don Giovanni” di Aix) fioriture gradevoli e stilisticamente appropriate. L’ascolto è un’esperienza: dopo questa edizione Così fan tutte sarà un’altra cosa.
Anche in scena è un’altra cosa. Mario Martone (con scene di Sergio Tramonti, costumi di Vera Marzot) fa qui quello che aveva fatto a Napoli: poche cose, scena fissa, lettini gemelli ma non identici onnipresenti, a dire che i giochi in ogni caso finiscono a letto, travestimenti appena accennati a significare che ciò che conta è ciò che si vuole, che si vede o non si vede ciò che si vuole o non si vuole vedere.
C’è sempre la passerella davanti all’orchestra e la piattaforma aggettante in modo che tutto vada verso il pubblico, favorendo al massimo la comunicazione del testo. C’è in più una vivacità di movimenti che si acuisce con l’impostazione del direttore: se ne avvantaggia la commedia. Movimenti che compongono e scompongono simmetrie in sincrono vivissimo con quelle mozartiane secondo un meccanismo di recitazione tanto oliato da apparire perfettamente naturale.
Di conseguenza è evidente che c’è stato un grandissimo lavoro sugli attori. Don Alfonso può permettersi finalmente di non essere affatto un vecchio ma di essere un altro giovane della combriccola, più agile degli altri, anzi, e per ribadire la sua giovinezza entra e esce dai palchi di proscenio con salti da acrobata. E come sono bravi questi giovani cantanti, come si divertono divertendo noi.
Sono molto bravi anche vocalmente. Se possiamo immaginare una voce più bella di quella dell’americano Charles Workman nel ruolo di Ferrando, è difficile trovarne una altrettanto musicale (la ripresa di “un’ aura amorosa”, grazie anche all’ impalpabile leggerezza di Abbado, è semplicemente magnifica). Stupenda nella sua vocalità germanica Melanie Diener come Fiordiligi, bravissima ancora una volta Anna Caterina Antonacci nel ruolo di Dorabella e travolgente come sempre Daniela Mazzucato come Despina. Nicola Ulivieri è un Guglielmo perfetto e Andrea Concetti un Alfonso di rara finezza. Non possiamo tacere del prezioso contributo della Mahler Chamber Orchestra e del Coro Ferrara Musica, ineccepibili.
Il pubblico è rimasto a lungo perplesso della novità della lettura e ha lasciato passare buona parte del primo atto senza reazioni (non ne ha avute neppure dopo lo stupendo quintetto) e poi ha preso ad applaudire dopo le arie un po’ per volta, ormai rassicurato sull’eccezionalità dell’impresa, per scatenarsi alla fine in un entusiastico applauso.

Concerto Honeck – Carbonare da S.Cecilia su Rai 5

gennaio 3, 2019

Stasera su Rai 5 in prima serata andrà in onda il Concerto eseguito la settimana precedente il Natale all’Auditorium Parco della Musica in Roma con Manfred Honeck sul podio dell’Orchestra di Santa Cecilia e Alessandro Carbonare, primo clarinetto dell’Orchestra, solista nel Concerto n.1 in fa minore op.73 di C.M.von Weber.

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Un momento del Concerto di Weber

La serata si è aperta con l’ouverture da Die Fledermaus di J.Strauss jr. ed è proseguita con l’ouverture da Poeta e Contadino di Suppé, il valzer Hereinspaziert di Zhierer, e una fantasia dall’opera Rusalka di Dvorak elaborata da Honeck.

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Manfred Honeck

Può essere interessante sapere che il programma del Concerto prevedeva in un primo momento due brani di Richard Strauss (suite da Panna Montata e dal Cavaliere della Rosa) sostituiti poiché comportavano un implemento di organico, che la riforma dei contratti a tempo indeterminato ha impedito.

(Foto di Musacchio,Ianniello e Pasqualini)

LE NOZZE DI FIGARO di Mozart (Roma,2018) su Rai 5

dicembre 30, 2018

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Be’ chi non partecipa a cenoni pantagruelici, chi non fa bagni di folla nelle piazze, chi è solo soletto o quasi potrà domani sera iniziare il 2019 sulle note di “Contessa perdono…”, secondo me il più bel momento di tutta l’opera lirica. Sì, perché Rai 5 trasmetterà con inizio alle 21:15 Le nozze di Figaro andate in scena lo scorso mese all’Opera di Roma con la regia di Graham Vick e la direzione di Stefano Montanari.

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L’allestimento è di quelli “che fanno discutere” (è così che si dice?): insomma niente parrucche, crinoline, nei etc., ma un grosso elefante che incombe in una stanza contemporanea a noi.

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“The elephant in the room”, qualcosa di evidente che però non si vuol vedere, secondo un detto inglese. Funzionerà? non tutti sono concordi, ma è così quando l’allestimento “fa discutere”.

https://www.teatroecritica.net/2018/11/le-nozze-d-figaro-di-vick-montanari-unopera-ultramoderna/

https://www.belviveremedia.com/amadeus/amadeus-news/teatro-dellopera-di-roma-le-nozze-di-figaro-firmate-vick

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In ogni caso pronti a stappare e brindare con “Contessa perdono…” che dovrebbe coincidere con la mezzanotte t0335

(foto Y.Kageyama)